marìse!

      2205.mp3

che maravéa!
gatar che ‘n de i me’ ‘nsògni,
a ‘ndromenzàrme nòt che ‘ncor sfalìva,
gh’è ‘n putelòt che giùga
a na matéria de stiàni.
Gatada pròpi lìve arènt al fòss
zercando ‘n mèz ai sassi,
qoei bèi tondi e piciolìni,
parché ghe ‘n stéss arqoànti ‘nmèz al pugn
e pò, na man dré schena e sgoèlt de òcio,
tirarnen prima un, po’ doi, po’ trèi
e ciapàrli tuti
fintànt che no i và ‘n tèra a scarmenon.
E ‘l rider dei putati ‘l desfa ‘l veder.
Marìse! I giuga ai pìti
e un son mi

Giuliano

meraviglia!

che meraviglia! | trovare che dentro ai miei sogni, | ad addormentare notti che ancora sfavillano, | c’è un ragazzino che gioca | ad un giochetto di una volta. | Trovato proprio lì vicino al fosso | cercando in mezzo ai sassi | quelli belli, rotondi e piccolini, |  affinche ce ne stiano diversi in mezzo al pugno | e poi, una mano dietro la schiena coll’occhio rapido | tirarne prima uno, poi due, poi tre | prendendoli tutti | fino a che non cadono sparpagliandosi per terra. | Ed il riso dei bambini poi mi sveglia | Meraviglia! Giocano ai “piti” | ed uno sono io

I “piti”, un gioco eseguito con cinque sassolini lisci e rotondi
di misura adatta: si gareggia in precisione ed agilità nel lanciarli
in aria e ripigliarli.

Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons

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4 commenti su “marìse!

  1. l segreto dei cinque sogni
    che abili mani
    giocano in un volo
    senza trattenerli
    a seguire in sequenza
    l’uno, poi l’altro
    e un’altro ancora,
    e poi di nuovo insieme
    per essere giocati in un altro volo
    La sapienza dei bambini
    che se non è perduta
    è un gioco che ti resta dentro
    come possibilità, come un segreto.

    Mi piace molto ascoltarla questa tua poesia
    quasi di più che leggerla..
    Hai fuso la voce naturale e spontanea
    intima,senza nessuna costruzione recitativa
    suoni che che hanno dentro
    la tua “ànema” …stupita
    di trovarsi con un segreto.
    La musica è giusto sottofondo
    che fa pensare a quel ridere schietto
    dei “putati” che hanno scoperto
    la meraviglia di far volare e giocare i sogni.

    Un bacio per ogni tuo canto.

  2. da noi, a Belluno si chiamava “al zogo dei saset” e li andavamo a scegliere sul greto del Piave…l’osso di pesca per me non era ideale perchè pizzicava le mani specialmente quando alla fine li avevi tutti e cinque in mano…grazie del ricordoooo!!

  3. Ricordo questo gioco che prevedeva l’utilizzo dei noccioli di pesca o anche piccoli sassi. Qui viene fuori il ricordo, l’innocenza, il piacere del ricordo, l’ingenuita’ raccontati da quella tua voce che, per sua dote naturale, gia’ comprende tutto questo.

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