negra…

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l’èi trasparènta, ‘n de le nòt senza la luna,
postàda lì a ‘l murét ‘n lònga  ‘l stradon
l’èi lì, tute le sere co le calze da la festa
e la sò pèl color pù font de nòt

vegnùda ‘n di de aotùn par far fortuna
l’èi desmontada a sbalz, da presonéra,
da ‘n camion de becàri, bòna gènt,
e via che nàre, a sgoi sui ‘nsògni söi,
scampando ‘n mèz i campi e s’ciopetade

ma subit gh’è parèst che ‘l Paradìss
el fùss stà sol bosìe a tirar el fià
vis’ciada anca da qoéi che i ghe da ‘n baso
e tut l’è slöz de dent ‘n de ‘l cör scavezz

i gà contà de gènt  ‘n de bei palazi
‘mpienidi dent de musiche e luméte
ma lì va dent sol èscort pituràde
con el tacuìn davèrt entrà le gambe
par pò empienir giornài de ròbe onte

l’èi mèstega  e su l’or, chi èl che la véde?
no la gà nianca ‘n zio sule Caréghe
l’èi sol negra e putana, qoela lì!
e pò la fa brut veder för de gésia

Giuliano

negra

è trasparente nella notte senza luna | appoggiata ad un muretto lungo lo stradone | è li tutte le sere con le calze della festa | e la sua pelle colore profondo della notte | arrivata un giorno d’autunno per fare fortuna | è scesa con un salto, da prigioniera, | da un camion di macellai, buona gente | fuggendo velocemente volando sui desideri | scappando attraverso i campi e le pallottole | ma subito il Paradiso le è sembrato | che fosse solo una bugia per sopravvivere | violentata anche da quelli che le danno un bacio | e poi  è tutto sporco dentro al cuore spezzato | le hanno raccontato di gente in bei palazzi | riempiti di musica e di luci | ma lì entrano solo  escort truccate | con un portafoglio aperto tra le gambe | per poi riempire giornali di porcherie | è mesta ed è sull’orlo, chi le fa caso? | non ha neanche uno zio sulla Cadrega | è solo negra e puttana, quella li! | e non è decoroso incontrarla fuori dalla chiesa

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12 commenti su “negra…

  1. Una umana carezza a chi si confonde con la notte subendo i suprusi di coloro che si celano dietro l’ipocrisia.
    Sto imparando quanto la forma dialettale sia più immediata ed espressiva della traduzione in italiano: quel “e pò la fa brut veder for de gésia” rendo molto meglio l’idea…. al punto che sembra di udurli parlottar tra loro quei bigotti scandalizzati…
    Un saluto.

  2. una lacrima densa, spessa quasi resina..
    che vorrebbe essere fiume caldo..
    bellissima..
    ….ci torno.
    …sono veramente belli questi versi,
    hanno dentro un cuore
    battono insieme con il cuore
    con l’ultima stella
    la più lontana
    di questo genere umano.

    avevo scritto così ieri sera, e quando l’ho letta senza la musica e la tua voce mi ha lasciato un groppo in gola..
    Resta questa sensazione struggente di partecipazione umana al destino di una donna …

    “vegnùda ‘n di de aotùn par far fortuna”

    “l’èi trasparènta, ‘n de le nòt senza la luna,
    postàda lì a ‘l murét ’n lònga ’l stradon
    l’èi lì, tute le sere co le calze da la festa
    e la sò pèl color pù font de nòt”

    hai regalato una musica intensa di parole
    restituendole un posto un luogo nel tuo cuore
    la tua voce, la tua musica cara
    la tua “ànema”….

    come fece De Andrè con la sua Marinella…

    Ciao poeta dei canti…un canto e un bacio, il mio patto
    mai dimenticato.

    http://www.youtube.com/watch?v=-WEe3CvycK0

  3. Cruda come una bistecca appena scottata. Grondante sangue ma tenerissima.
    Secondo me la migliore che ho incontrato finora, anche perchè la tua non comune capacità di sposare retorica e semplicità qui ha trovato uno sbocco preciso.
    Propri brào!!

  4. E’ molto bella … ma lascia un senso di vuoto … quel vuoto che deve far pensare …
    Il “nulla” dove la parola “persona” non si capisce più cos’è!!!
    “E’ tutto sporco dentro al cuore spezzato!”
    … e non è decoroso averla fuori dalla chiesa … di quale chiesa parli?
    Di quella chiesa ricoperta d’oro e di ametiste!!!
    Perchè è quella la chiesa che oggi vedo…

  5. Molto bella ed intensa.
    Poi, il contrasto tra la “tradizione paesana” che mi da’ il dialetto trentino, con questo dramma moderno che è rappresentato dalla prostituzione, la politica ed una chiesa forse troppo insensibile, da’ il tutto un sapore agrodolce alla poesia.
    Stupenda nella sua amarezza. La musica in sottofondo, come sempre, la ciliegia sulla torta…

  6. Sulle rocce delle nostre montagne gli antichi hanno lasciato il ritratto del Diaolin. E’ l’orante; lo sciamano che a braccia levate danza i solstizi nelle incisioni del neolitico: l’uomo di fede. Fede nella parola, antica e levigata dalle bocche di generazioni come ciotolo di fiume, e fede nella poesia: fede nel verso che ancora conta; che non fugge dal mondo, ma lo rappresenta. La fede nell’uomo di chi fa poesia d’impegno civile perche crede che l’impegno possa cambiare il mondo.
    Che non tutto sia perduto.

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