Digressioni sulla Civiltà (i testi)

(Diaolin)
Ho conosciuto Mauro ad un Salotto dell’amica Irene Dolzani che si è tenuto a Valmorel, località dove Dino Buzzati ha ambientato il suo “Miracolo”. Il suo Rossa Terra è stato una specie di amore al primo ascolto:  subito dopo aver sentito la lettura gli ho detto “Caro Mauro, il prossimo anno facciamo una cosa insieme in montagna con questa incredibile storia”

 

(Mauro Tonino)

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Letture dal libro ROSSA TERRA

In navigazione

Filippo disarmò la randa per rendere più dolce l’abbrivio, così da poter gustare il pranzo senza i patemi di un’attenta navigazione. Lì, soli in mezzo al mare, senza barche in vista per miglia, a Filippo pareva di essersi estraniato dal mondo, di vivere dei momenti in un altro contesto, in un’altra dimensione. La pastasciutta preparata dal nonno era sublime, impeccabile nella cottura, come nel condimento, ricetta originale, misto di carne simile a gulasch.Fece i complimenti a Marino, questi sorrise, poi lanciò l’amo
“Nonno, non sei più ritornato nella tua terra?”
“No” disse Marino abbassando lo sguardo.
“Ti manca?” chiese timidamente Filippo, aspettandosi una risposta liquidatoria.
Marino invece rispose con garbo
“Sì, mi manca, sogno a volte quei luoghi, sogno mio padre, la mamma, la nonna, e sento ancora il profumo delle pinete, l’aroma di resina, e l’odore acre di un cespuglio del quale non ricordo più il nome, tutte fragranze che si espandevano nei prati e nei boschi a primavera. A volte riemergono dal fondo dello scrigno dei ricordi le immagini dell’abbeveratoio per buoi e capre, la piazza, la chiesa e la canonica, luoghi, dove si consumò una un’immane tragedia, della quale fui inerme spettatore, e che forse ti narrerò … .”.
“Vorresti tornarci?”
“No” fu la risposta.
Dal tono determinato, quel rifiuto assumeva quasi l’espressione di una sentenza definitiva. Filippo insistette
“Parlarne ti fa soffrire nonno?”
“Sì” rispose Marino sempre con lo sguardo abbassato, poi posò la forchetta con gli spaghetti avvolti intorno, e si accarezzò i capelli. Con l’ardore e l’ostinazione giovanile, Filippo proseguì, ormai il colloquio stava entrando nella loro carne. Entrambi si guardarono negli occhi, il sole di mezzogiorno, la brezza, il lieve ondeggiare della barca, erano ora sensazioni così lontane da quell’anziano e da quell’uomo ancora acerbo. Erano lì, soli, messi a nudo l’uno di fronte all’altro, davanti al proprio passato e al proprio futuro. Filippo si accorse di aver azzardato, la direzione intrapresa portava ad un bivio, il viaggio avrebbe potuto concludersi in quel momento e invertire la rotta per rientrare sicuri in porto, oppure proseguire fin chissà dove, scoprendo inevitabilmente se stessi.

(Dallagiacoma)

30 secondi di pausa

(Mauro Tonino)

 

La matrigna

La cena si consumò in silenzio.
Filippo aveva adottato una strategia attendista con il nonno, il viaggio era ancora lungo e sentiva che il tempo avrebbe giocato a suo favore se avesse lasciato a Marino i tempi giusti per aprirsi. Dopo cena Filippo avvertì il nonno dell’intenzione di scendere di nuovo a terra, si sarebbe aspettato qualche osservazione o divieto, invece la risposta fu un laconico
“Ve ben, ma non allontanarti troppo e soprattutto non far tardi”.
Dopo essersi fatto un giro nel centro storico, osservato le antiche mura, e buttato l’occhio dentro i negozietti pieni di cose multicolori, controllò l’ora e decise di rientrare. Dal molo intravvedeva in fondo la barca ormeggiata, allineata in mezzo ad una moltitudine di natanti, quella sarebbe stata per lui casa, rifugio e oracolo per diversi giorni. In quell’area poco illuminata si stagliava la brace rossa della sigaretta che identificava la posizione di Marino sulla barca. Avvicinandosi gli occhi si abituarono alla semi oscurità, così intravide il vecchio marinaio seduto a poppa con lo sguardo rivolto verso il mare. Filippo risalì commentando la breve escursione a terra
“E’ carina Cittanova d’Istria”.
“Sì, lo so”.
Azzardò una domanda
“Perché gli hanno cambiato il nome?”
“I vincitori di una guerra riscrivono sempre la storia” .
Filippo non riuscì a comprendere completamente cosa volesse dire il nonno, ma riteneva che per ora quella risposta dovesse bastare. Cercò allora di dirottare la conversazione su altro, sperando che questo potesse far sciogliere il mutismo nel quale si era racchiuso Marino, dopotutto si era impegnato solennemente a parlargli del proprio vissuto.

(Dallagiacoma)

 

A questo punto interviene Robert Mitterrutzner con il didgeridoo che smetterà dopo che Lina avrà ripreso il racconto

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6 risposte a “Digressioni sulla Civiltà (i testi)”

  1. Da Facebook:

    Suchert Daniel Di Schuler

    La montagna è una cattedrale.
    Una cattedrale gotica, che porta il cielo in terra ed innalza l’uomo ed i suoi pensieri al cielo.

    Una via crucis laica,
    è quel che ha organizzato Giuliano. Un’operazione tanto necessaria quanto contraria allo spirito dei tempi: nell’età del multi-tasking, dell’intrattenimento continuo, del rifiuto della riflessione mascherato da fuga dalla noia, condividere testi come “nuclei di pensiero” quindi mettere ognuno – tutti nella condizione di dovervi meditare sopra. Ognuno perché di ognuno è la fatica della salita. Tutti perché collettiva, comune (e anche questo quanto è opposto alla ferocia imperante dell’individualismo di massa) è la volontà di portare a termine il cammino. E, come in una via cruscis, c’è anche il sacro. Quello che ci scopriamo dentro: quello che avvertiamo ineffabile, proprio in cima ai monti o in mezzo al mare, al confine tra noi e l’immenso; tra noi e l’eterno. Una passeggiata in montagna e qualche poesia. Un happening e un momento di Resistenza.

  2. Commentare…difficile qui da te, caro amico, lasciare un commento. I tuoi pensieri, le tue poesie mi lasciano, mi regalano delle sensazioni che sono un po’ come i sapori, non riesci a descriverli ma li ricordi a lungo e ti fanno sentire a casa oppure viaggiare con il pensiero.
    Spero tanto, un giorno, di poter passeggiare e condividere pensieri insieme.
    Un abbraccio.
    Mìgola

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