{"id":5007,"date":"2014-08-28T15:47:51","date_gmt":"2014-08-28T14:47:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/?page_id=5007"},"modified":"2014-09-01T08:38:42","modified_gmt":"2014-09-01T07:38:42","slug":"digressioni-sulla-civilta-i-testi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/?page_id=5007","title":{"rendered":"Digressioni sulla Civilt\u00e0 (i testi)"},"content":{"rendered":"<h2 class=\"sub-title-primary\"><\/h2> <h4><span style=\"color: #c0c0c0;\">Seguite le pagine (numeri in fondo) se volete vedere tutto il testo.<\/span><\/h4>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #ffffff;\">httpv:\/\/www.youtube.com\/watch?v=EdiS1ML-c8g<\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9655.jpg\" rel=\"lightbox[5007]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter  wp-image-5035\" src=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9655.jpg\" alt=\"re_IMG_9655\" width=\"523\" height=\"349\" srcset=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9655.jpg 1166w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9655-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9655-1024x683.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 523px) 100vw, 523px\" \/><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>ore 9:10 all&#8217;esterno di Malga Sass<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Diaolin)<\/strong><\/span><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><strong>Vernuga, Grosio di Valtellina<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: center;\">3 Novembre 1918<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Alla Pregiata attenzione dell\u2019 Egr. Sig. Colonnello Armando Montanari &#8211; Comandante il 138\u00b0 reggimento di fanteria.<\/p>\n<p>Umilmente chiedo scusa se con queste mie righe ruber\u00f2 del tempo prezioso alla signoria vostra oberata dagli impegni del comando.<br \/>\nSono Bazzeghini Caterina, moglie del sergente Bortolo comandante il secondo plotone d\u2019 assalto della quarta compagnia del secondo battaglione.<br \/>\nDi lui non ho nuove dal 16 di Giugno.<br \/>\nAffranta ne chiesi notizia al di lui signor Capitano comandante la compagnia<br \/>\nIl Capitano addolorato mi rispose che il mio sposo guidava l\u2019assalto e fu colpito alla fronte sul monte Montello quel 16 Giugno.<br \/>\nTrovandomi ora sola con due figlie, lo stipendio mio di maestra solo bastante al minuto sostentamento, vorrei poter disporre delle poche propriet\u00e0 che le mie forze non mi concedono di mettere a frutto e le vigenti leggi di dare in affitto.<br \/>\nVorrei pregare la signoria vostra di intercedere presso le competenti autorit\u00e0<br \/>\nperch\u00e9 sia certificata la morte del mio sposo e possa cos\u00ec provvedere agli impegni che la vedovanza mi impone. Al momento egli risulta ancora disperso, ma pi\u00f9 d\u2019uno mi ha scritto di averlo visto morire.<br \/>\nIl cappellano tenente Scocchera mi scrisse righe di conforto e conferm\u00f2 quanto gi\u00e0 scritto dal capitano. Il caporale Giovanni Tomei, di cui mai avevo udito prima, mi scrisse per dirmi che il mio diletto gli aveva salvata la vita. Egli lo vide morire: il petto squarciato da una scheggia di bomba. La prego ancora, con filiale devozione, di provvedere al disbrigo di quei documenti che ancora fossero di competenza della Signoria vostra.<br \/>\nRingraziandola di cuore per quanto Lei vorr\u00e0 operare, devotamente mi firmo<br \/>\nMarta Besio vedova Bazzeghini.<\/p>\n<p><strong>(da I prezzi da pagare di Suchert Daniel di Schuler)<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Dallagiacoma)<\/strong><\/span><br \/>\nA volte scopri che la tua storia potrebbe essere stata diversa se tu fossi riuscito a finire prima la tua guerra. A volte \u00e8 la tua guerra interiore ad alimentare il futuro e ti sembra che senza di essa quella speranza possa sfumare in noia. A volte la storia si sovrappone a te che la vivi per riannodare il tuo cammino ad un filo costantemente teso tra ieri e domani, portandoti a ripercorrere un tempo compagno dei tuoi passi per lunghi anni. Poi, finalmente, il filo si spezza e riesci a comprendere il tuo oggi.<\/p>\n<p><em>Le bandiere che troverete lungo il tragitto le ho messe solo come fonte di riflessione, nessun giudizio pur essendo fondamentalmente delle considerazioni di poche persone oggi presenti. Non vi chiedo di accettarne supinamente il contenuto ma di provare a rianalizzarlo in un contesto personale; alla fine del percorso prima di scendere avremo modo di discutere tutti assieme questo aspetto che potr\u00e0 sicuramente apparire azzardato ma, ripeto, si tratta solo di osservazioni: non sto parlando di destra o di sinistra ma sto parlando dell&#8217;ignavia dell&#8217;uomo nei confronti dell&#8217;uomo stesso.<\/em><\/p>\n<p><em>Andiamo&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Vi prego di non chiacchierare durante il tragitto per fare in modo che il momento sia con noi stessi. Ovviamente questo non vale per i bambini che parteciperanno con i loro tempi e con i loro modi e faranno da corona al nostro percorso.<\/em><\/p>\n<p><em>(Durante il tragitto ogni 100-150 metri Michele Dallagiacoma declamer\u00e0 a caso uno dei pezzi da \u201chttp:\/\/ilfascistainnoi.diaolin.com\u201d anche interrompendo eventuali declamazioni\/letture)<\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Dallagiacoma)<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9487.jpg\" rel=\"lightbox[5007]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-5026\" src=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9487-300x200.jpg\" alt=\"re_IMG_9487\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9487-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9487.jpg 845w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Diaolin)<\/strong><\/span><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\">28 luglio 1914<\/h2>\n<p style=\"text-align: center;\">Ciao mama,<br \/>\n\u00e8 ariv\u00e0 \u2018n pef\u00e8l de carta, na comanda con su \u2018n st\u00e8mpel<br \/>\ncogn\u00f2 n\u00e0r via sui Scarpazi che me ci\u00e0ma la morosa<br \/>\ngh\u2019\u00e8 su scrit che se ref\u00f9do no la me vor\u00e0 pu b\u00e8n<br \/>\ne i podr\u00eca ser\u00e0rme via par sbar\u00e0rme \u2018n de la sch\u00e9na<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">a contartela dal b\u00f2n no me l\u2019\u00e8ra mai \u2018ntai\u00e0da<br \/>\nde sto amor co na fur\u00e8sta che de \u2018n tr\u00e0t la me v\u00f6l mi<br \/>\nma anca al Bepi caret\u00e9r la g\u00e0 scrit, br\u00f9ta put\u00e0na,<br \/>\ncon na storia sqoasi ist\u00e9ssa la v\u00f6l t\u00f6rsel dr\u00e9 anca \u00e9l<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">gia par qo\u00e9l fon la val\u00ecss e on l\u00ec \u2018mpr\u00e8ssa a farla f\u00f6ra<br \/>\nche la s\u00e0pa che noi\u00e0ltri nel bas\u00e0n, l\u2019amor, col c\u00f6r<br \/>\ndighel ti a la m\u00e8 put\u00e0ta che no l\u2019era \u2018mprofumada<br \/>\nma che \u2018l l\u2019\u00e0 portada \u2018n \u00f2m con en st\u00f9zen sota \u2018n bracc<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">ne vedren un de sti d\u00ec, giust el temp de dirghen doi<br \/>\nte saludo, par ent\u00e0nt, d\u00e0ghe \u2018n b\u00e0so al m\u00e8 osel\u00e9t<\/p>\n<p><em>28 luglio 1914<\/em><br \/>\n<em> Ciao, mamma, | \u00e8 arrivato un foglio di carta, un ordine timbrato | devo andare sui Carpazi che mi chiama la morosa | c\u2019\u00e8 scritto sopra che qualora rifiutassi lei non mi amerebbe pi\u00f9 | e sarei incarcerato e fucilato nella schiena | ma per dirla sinceramente non me n\u2019ero mai accorto | di questo amore con una forestiera che ad un tratto vuole me | ma anche a Giuseppe, il carrettiere, gliela ha scritta, brutta puttana | \u00e8 una storia quasi uguale per portarsi via anche lui | quindi faccio la valigia e vado subito a chiarire | che lo sappia che da noi lo baciamo, l\u2019amore, col cuore | dillo tu alla mia fanciulla che non era profumata | ma che l\u2019ha portata un uomo col fucile sotto braccio | ci vedremo uno di questi giorni, giusto il tempo di dirgliene quattro | ti saluto, per il momento, dai un bacio al mio uccellino<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\">Ripartiamo e poi seconda fermata dove legger\u00f2 un pezzo dalle lettere di <strong>Daniel Suchert di Schuler<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Dallagiacoma)<\/strong><\/span><\/p>\n<p><!--nextpage--><\/p>\n<p><em>Otto mesi: Era il lavoro degli scalpellini che si svolgeva all\u2019aperto ed era stagionale; li occupava dalla primavera fino al tardo autunno. Un poco come i lavoratori delle nostre cave di porfido di Albiano.<\/em><br \/>\n<em> Finch\u00e9 saranno aperte!<\/em><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\">I<\/h2>\n<p style=\"text-align: center;\">La montagna non voleva finire.<br \/>\nPasso dopo passo nella neve<br \/>\nper risparmiare il postale<br \/>\ncon due ricambi nello zaino,<br \/>\nle bocciarde e gli scalpelli,<br \/>\npane e salame,<br \/>\nformaggio e vino.<br \/>\nOtto mesi tra gli zucchini;<br \/>\na casa Marta e due bambine.<br \/>\nNon cerco la fortuna;<br \/>\nsolo di tirare un altro anno.<br \/>\nNotte stai lontana,<br \/>\ncon i polmoni pieni di polvere,<br \/>\na trent\u2019anni si \u00e8 gi\u00e0 mezzo vecchi.<br \/>\nNotte stai lontana:<br \/>\nal passo e al pane fammi arrivare.<\/p>\n<p><strong>(da I prezzi da pagare di Suchert Daniel di Schuler)<\/strong><br \/>\n<span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Dallagiacoma)<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9485.jpg\" rel=\"lightbox[5007]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-5027\" src=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9485-200x300.jpg\" alt=\"re_IMG_9485\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9485-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9485.jpg 564w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Terza fermata siamo arrivati ai Pradi da le Fior: lasciamo che il didgeridoo accompagni la nostra fermata al bivio per salire fino al margine del bosco: si aprono gli orizzonti e possiamo finalmente comprendere il percorso silenzioso che abbiamo seguito finora. Ci fermiamo per dieci minuti o finch\u00e9 l&#8217;amico <strong>Robert<\/strong> si fermer\u00e0 poi proseguo io con una mia poesia prima di incamminarci nuovamente verso la sosta.<br \/>\n<span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong> (Diaolin)<\/strong><\/span><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\">la colpa<\/h2>\n<p style=\"text-align: center;\">l&#8217;\u00e0i vista mi, dalb\u00f2n l&#8217;\u00e0i vista coi m\u00e8 \u00f2ci<br \/>\nl&#8217;\u00e8 sta&#8217; na st\u00e9la che la usm\u00e0va dr\u00e9 la luna<br \/>\na sconfion\u00e0r qoel brigol\u00e0r de p\u00e9s &#8216;n te &#8216;l ciel<br \/>\nfin dr\u00e9 da &#8216;l mont &#8216;n do che &#8216;l tendeva &#8216;n redes\u00e8l<br \/>\nel le \u00e0 ciapade tute, &#8216;ns\u00e8ma, e s&#8217;\u00e8 fat n\u00f2t<br \/>\nle se \u00e8 lag\u00e0de t\u00f6r par giro da na f\u00e0da<br \/>\nche la ga &#8216;l mus che cambia c\u00ecfe d\u00ec par d\u00ec<br \/>\nfas\u00e8ndo creder che fus colpa de &#8216;n sol c\u00e9p<br \/>\nma tut de &#8216;n trat el sbr\u00f2ca &#8216;n sgi\u00e0nz de ist\u00e0 bro\u00e8nta<br \/>\ne &#8216;n te &#8216;n sfiant\u00f9gem tut bol\u00ecfe a scarmen\u00f3n<br \/>\nf\u00f2rsi stan\u00f2t se \u00e8 delibr\u00e0 valguni<br \/>\ne &#8216;l ciel l&#8217;\u00e8 a str\u00ecse istess a i scuri de preson<\/p>\n<p><em>la colpa<\/em><br \/>\n<em> l&#8217;ho vista io, davvero l&#8217;ho vista, con i miei occhi | \u00e8 stata una stella che pedinava la luna | a strattonare quel brulichio di pesci nel cielo | fin dietro al monte dove era tesa una rete | le ha prese tutte, insieme, e s&#8217;\u00e8 fatto buio | si son lasciate prendere in giro da una fata | col viso che cambia aspetto giorno per giorno | facendo credere che la colpa sia del sole fiacco | improvvisamente esce un caldo raggio d&#8217;estate | ed in un lampo una fontana di lucciole sparpagliate | forse stanotte qualcuno si \u00e8 liberato | e il cielo \u00e8 a strisce come le imposte di una prigione<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Dallagiacoma)<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Diaolin)<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Proseguiamo ora verso il limitare del bosco dove, con gli amici Mauro, Lina, Robert, Antonio e quanti altri vorranno dire la loro, racconteremo una storia che potrebbe essere accaduta proprio domani.<\/em><br \/>\n<em> Vogliamo essere liberi e finalmente cercheremo di esserlo ripercorrendo il nostro ieri.<\/em><br \/>\n<em> Appena arrivati inizia Robert e io legger\u00f2 le due lettere di Daniel inframezzate da Dallagiacoma poi proseguir\u00e0 Mauro (Robert suona flauto o didgeridoo quando vuole).<\/em><br \/>\n<em> Susch: Era poco pi\u00f9 di un villaggio all\u2019inizio del \u2018900 e conta anche oggi poco pi\u00f9 di 200 abitanti. Si trova sulla sponda sinistra dell\u2019Inn ad una quota di 1. 438 m ed \u00e8 completamente circondato da montagne. Il punto pi\u00f9 elevato del suo territorio comunale \u00e8 il Piz Linard che raggiunge i 3.411 m di quota. La cava di granito era, allora, l\u2019unica sua attivit\u00e0 economica di rilievo.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\">II<\/h2>\n<p style=\"text-align: center;\">Susch, Giugno 1914<br \/>\nLa pietra \u00e8 cattiva<br \/>\ne poca \u00e8 la paga.<br \/>\nSei giorni a cavare<br \/>\ne poi uno a dormire,<br \/>\nma si fatica la spesa<br \/>\ne poco resta per casa.<br \/>\nRinunci al vino,<br \/>\nal mezzo toscano,<br \/>\nma il soldo non basta.<br \/>\n\u00c8 pietra dura<br \/>\nche non si lascia tagliare<br \/>\ned io passo il tempo a pensare<br \/>\nalla stagione che \u00e8 troppo breve;<br \/>\nalla stagione che sembra non finire,<br \/>\nmentre Marta aspetta<br \/>\ncon il sorriso allegro,<br \/>\nuna figlia in braccio<br \/>\ne l\u2019altra per mano.<\/p>\n<p><strong>(da I prezzi da pagare di Suchert Daniel di Schuler)<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Dallagiacoma)<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Diaolin)<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Comincia la guerra anche per il nostro amico Bortolo e la sua battaglia interiore si infervora e le domande lo attanagliano.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\">V<\/h2>\n<p style=\"text-align: center;\">Alla mia classe \u00e8 arrivata la cartolina.<br \/>\nI miei paesani vanno alla guerra<br \/>\ne io sono qui che non so cosa fare.<br \/>\nStare in Svizzera ad aspettare?<br \/>\nTutti dicono che dura poco,<br \/>\nun paio di settimane e poi e poi \u00e8 finita.<br \/>\nE allora tanto vale andare:<br \/>\nche non si dica che \u00e8 mancato il coraggio.<br \/>\nMetto gi\u00f9 gli scalpelli,<br \/>\nriempio lo zaino,<br \/>\ntorno a casa e poi via soldato.<br \/>\nMarta sar\u00e0 in chiesa a pregare<br \/>\nche quello stupido se ne resti l\u00e0;<br \/>\nche non venga a farsi ammazzare<br \/>\nLe guerre durano sempre due settimane,<br \/>\ndicono i signori che non le fanno;<br \/>\nnon son loro a star via per anni.<br \/>\nBasta ricordarsi Adua e la Libia<br \/>\nche morti alle famiglie ne hanno portati<br \/>\ne medaglie e discorsi e bei monumenti.<br \/>\nE gloria e lustro alla bandiera<br \/>\nche la mattina ti tocca insegnarli a scuola,<br \/>\nma pane no e neanche lavoro:<br \/>\nsolo tasse per pagare i cannoni.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>(da I prezzi da pagare di Suchert Daniel di Schuler)<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Dallagiacoma)<\/strong><\/span><!--nextpage--><\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Diaolin)<\/strong><\/span><br \/>\n<em>Ho conosciuto Mauro ad un Salotto dell&#8217;amica<strong> Irene Dolzani<\/strong> che si \u00e8 tenuto a <strong>Valmorel<\/strong>, localit\u00e0 dove <strong>Dino Buzzati<\/strong> ha ambientato il suo \u201cMiracolo\u201d. Il suo <strong>Rossa Terra<\/strong> \u00e8 stato una specie di amore al primo ascolto:\u00a0 subito dopo aver sentito la lettura gli ho detto \u201cCaro Mauro, il prossimo anno facciamo una cosa insieme in montagna con questa incredibile storia\u201d<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Mauro Tonino)<\/strong><\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9563.jpg\" rel=\"lightbox[5007]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-5028\" src=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9563-300x200.jpg\" alt=\"re_IMG_9563\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9563-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9563.jpg 845w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>Letture dal libro ROSSA TERRA<\/strong><\/span><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\">In navigazione<\/h2>\n<p>Filippo disarm\u00f2 la randa per rendere pi\u00f9 dolce l\u2019abbrivio, cos\u00ec da poter gustare il pranzo senza i patemi di un\u2019attenta navigazione. L\u00ec, soli in mezzo al mare, senza barche in vista per miglia, a Filippo pareva di essersi estraniato dal mondo, di vivere dei momenti in un altro contesto, in un&#8217;altra dimensione. La pastasciutta preparata dal nonno era sublime, impeccabile nella cottura, come nel condimento, ricetta originale, misto di carne simile a gulasch.Fece i complimenti a Marino, questi sorrise, poi lanci\u00f2 l\u2019amo<br \/>\n&#8220;Nonno, non sei pi\u00f9 ritornato nella tua terra?&#8221;<br \/>\n&#8220;No&#8221; disse Marino abbassando lo sguardo.<br \/>\n&#8220;Ti manca?&#8221; chiese timidamente Filippo, aspettandosi una risposta liquidatoria.<br \/>\nMarino invece rispose con garbo<br \/>\n&#8220;S\u00ec, mi manca, sogno a volte quei luoghi, sogno mio padre, la mamma, la nonna, e sento ancora il profumo delle pinete, l\u2019aroma di resina, e l\u2019odore acre di un cespuglio del quale non ricordo pi\u00f9 il nome, tutte fragranze che si espandevano nei prati e nei boschi a primavera. A volte riemergono dal fondo dello scrigno dei ricordi le immagini dell&#8217;abbeveratoio per buoi e capre, la piazza, la chiesa e la canonica, luoghi, dove si consum\u00f2 una un&#8217;immane tragedia, della quale fui inerme spettatore, e che forse ti narrer\u00f2 \u2026 .&#8221;.<br \/>\n&#8220;Vorresti tornarci?&#8221;<br \/>\n&#8220;No&#8221; fu la risposta.<br \/>\nDal tono determinato, quel rifiuto assumeva quasi l\u2019espressione di una sentenza definitiva. Filippo insistette<br \/>\n&#8220;Parlarne ti fa soffrire nonno?&#8221;<br \/>\n&#8220;S\u00ec&#8221; rispose Marino sempre con lo sguardo abbassato, poi pos\u00f2 la forchetta con gli spaghetti avvolti intorno, e si accarezz\u00f2 i capelli. Con l\u2019ardore e l\u2019ostinazione giovanile, Filippo prosegu\u00ec, ormai il colloquio stava entrando nella loro carne. Entrambi si guardarono negli occhi, il sole di mezzogiorno, la brezza, il lieve ondeggiare della barca, erano ora sensazioni cos\u00ec lontane da quell\u2019anziano e da quell\u2019uomo ancora acerbo. Erano l\u00ec, soli, messi a nudo l\u2019uno di fronte all\u2019altro, davanti al proprio passato e al proprio futuro. Filippo si accorse di aver azzardato, la direzione intrapresa portava ad un bivio, il viaggio avrebbe potuto concludersi in quel momento e invertire la rotta per rientrare sicuri in porto, oppure proseguire fin chiss\u00e0 dove, scoprendo inevitabilmente se stessi.<\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Dallagiacoma)<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><em>30 secondi di pausa<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Mauro Tonino)<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\">La matrigna<\/h2>\n<p>La cena si consum\u00f2 in silenzio.<br \/>\nFilippo aveva adottato una strategia attendista con il nonno, il viaggio era ancora lungo e sentiva che il tempo avrebbe giocato a suo favore se avesse lasciato a Marino i tempi giusti per aprirsi. Dopo cena Filippo avvert\u00ec il nonno dell\u2019intenzione di scendere di nuovo a terra, si sarebbe aspettato qualche osservazione o divieto, invece la risposta fu un laconico<br \/>\n&#8220;Ve ben, ma non allontanarti troppo e soprattutto non far tardi&#8221;.<br \/>\nDopo essersi fatto un giro nel centro storico, osservato le antiche mura, e buttato l\u2019occhio dentro i negozietti pieni di cose multicolori, controll\u00f2 l\u2019ora e decise di rientrare. Dal molo intravvedeva in fondo la barca ormeggiata, allineata in mezzo ad una moltitudine di natanti, quella sarebbe stata per lui casa, rifugio e oracolo per diversi giorni. In quell\u2019area poco illuminata si stagliava la brace rossa della sigaretta che identificava la posizione di Marino sulla barca. Avvicinandosi gli occhi si abituarono alla semi oscurit\u00e0, cos\u00ec intravide il vecchio marinaio seduto a poppa con lo sguardo rivolto verso il mare. Filippo risal\u00ec commentando la breve escursione a terra<br \/>\n&#8220;E\u2019 carina Cittanova d\u2019Istria&#8221;.<br \/>\n&#8220;S\u00ec, lo so&#8221;.<br \/>\nAzzard\u00f2 una domanda<br \/>\n&#8220;Perch\u00e9 gli hanno cambiato il nome?&#8221;<br \/>\n&#8220;I vincitori di una guerra riscrivono sempre la storia&#8221; .<br \/>\nFilippo non riusc\u00ec a comprendere completamente cosa volesse dire il nonno, ma riteneva che per ora quella risposta dovesse bastare. Cerc\u00f2 allora di dirottare la conversazione su altro, sperando che questo potesse far sciogliere il mutismo nel quale si era racchiuso Marino, dopotutto si era impegnato solennemente a parlargli del proprio vissuto.<\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Dallagiacoma)<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><span style=\"color: #c0c0c0;\">A questo punto interviene <strong>Robert Mitterrutzner<\/strong> con il didgeridoo che smetter\u00e0 dopo che <strong>Lina<\/strong> avr\u00e0 ripreso il racconto<\/span><!--nextpage--><\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Lina Morselli)<\/strong><\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9575.jpg\" rel=\"lightbox[5007]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-5029\" src=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9575-300x200.jpg\" alt=\"re_IMG_9575\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9575-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9575-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9575.jpg 1166w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\">BAINSIZZA<\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Caporetto oggi si chiama Kobarid, \u00e8 in Slovenia, per gli italiani \u00e8 ancora sinonimo di disfatta, gli sloveni ne parlano come di un miracolo.<br \/>\nLa cittadina di Kobarid \u00e8 ordinata, pulita, un misto architettonico fra tradizione strettamente autoctona e prolungamento dell\u2019Austria, nelle forme, nei colori, negli ammiccamenti a un passato tanto recente quanto remoto.<br \/>\nIl Museo della Guerra \u00e8 molto bello, sia per la sua ubicazione in un\u2019antica casa riadattata con rispetto e cura, sia per la passione con la quale \u00e8 stato allestito e viene tutt\u2019ora condotto. Nel museo di Kobarid si entra quasi con baldanza, con la giusta curiosit\u00e0 storico-turistica che prevede una guida in mano con un dito fermo a fare da segnalibro per la meta successiva, nella convinzione che la visita durer\u00e0 quanto basta per consentire altre scoperte, prima della sera. Ma ben presto il passo rallenta, la voce cala d\u2019intensit\u00e0, fino a raggiungere il silenzio, e tra i visitatori, pochi o tanti che siano, l\u2019emozione si taglia col coltello. Nelle grandi stanze \u00e8 esposto tutto ci\u00f2 che la Grande Guerra ha significato, nell\u2019orrore della distruzione come nelle tecniche belliche che poi verranno perfezionate nel corso della storia, fino ai nostri giorni: equipaggiamenti, armi, gas, abiti, ospedali da campo, dotazioni varie \u2026 E foto, moltissime fotografie, straordinarie; allora i fotografi erano i benvenuti fra i soldati, come i giornalisti, e non tutti venivano manipolati da una propaganda che presentava la guerra come \u201cbella, eroica, vitale\u201d. Qui ci sono anche fotografie che rendono omaggio solo al vero, che non camuffano il reale, nemmeno quando ritraggono gruppi di uomini insieme, col bicchiere alzato, neppure quando mostrano i nemici. Gi\u00e0, i nemici: qui scompaiono, la testimonianza museale \u00e8 un abbraccio che non si ferma davanti a bandiere o mostrine, qui la guerra \u00e8 di tutti e per tutti e finalmente ci si sente uguali, nell\u2019impotente vergogna di quella violenza insensata, che nessuno ha avuto la forza di evitare. Pi\u00f9 di una volta torno sui miei passi, a rileggere le didascalie accanto ad oggetti e fotografie, e sono queste ultime che mi affascinano di pi\u00f9, prime fra tutte quelle che mostrano resti di paesi, di strade, occupate solo da truppe, perch\u00e9 i civili erano sfollati altrove. Sopra una casa c\u2019\u00e8 l\u2019insegna \u201cKavarna\u201d e sotto il cartello \u201cCaff\u00e8\u201d e realizzo: qui gli invasori erano gli italiani.<br \/>\nAllora riguardo tutti i soldati ritratti, nella speranza di riconoscere mio nonno, Fermo Giuseppe Ongari, partito nel 1916, a 23 anni, e arrivato fin da queste parti, fino all\u2019Altopiano della Bainsizza, alla cui estremit\u00e0 c\u2019\u00e8 Kobarid. Mio nonno non compare nelle foto, ma io me lo rivedo: un giovanotto con due mani sproporzionate al resto del corpo agile ma piccolo, perch\u00e9 non pu\u00f2 essere grande e grosso chi ha cominciato a lavorare in campagna a 7 anni. Fermo Giuseppe aveva anche i baffi, scuri come i capelli e gli occhi, e cantava da tenore con una voce bellissima. Il canto e la musica erano la sua passione, ma questo non gli ha impedito di diventare un bravissimo agricoltore, specializzato in ortaggi. Da suo padre, di cui parlava pochissimo, aveva imparato a governare le bestie, a coltivare meloni, a preparare il terreno giusto per asparagi e fragole. A Fermo Giuseppe piaceva lavorare la terra, anche se qualche volta gli ho sentito dire che sarebbe stato meglio andare a scuola, ma lui era stato fortunato perch\u00e9 aveva fatto fino alla seconda elementare e sapeva leggere e scrivere. Neppure di sua madre parlava molto. Una volta sola mi aveva detto che ricordava forse l\u2019unica raccomandazione che madre e padre gli facevano in continuazione: mai fare del male, a nessuno, per nessun motivo, non fare del male agli altri.<br \/>\nCon quelle parole nelle orecchie, Fermo Giuseppe bambino teneva la cavezza delle bestie che tiravano l\u2019aratro mentre il resto del mondo ancora dormiva. Con quelle parole, \u201cnon fare del male\u201d, Fermo Giuseppe andava col fratello al coro della domenica in chiesa, lui a cantare e il fratello a suonare il violino, un fratello amatissimo, e geniale: sordastro, analfabeta, suonava il violino magistralmente, in paese c\u2019era chi sosteneva che dovesse andare al conservatorio, ma avrebbe dovuto almeno prendere la licenza elementare. Fermo Giuseppe l\u2019ha accompagnato anche l\u2019ultima volta, al cimitero, per colpa della tubercolosi, e ha conservato il violino per tutta la vita, pur perdendo l\u2019archetto in chiss\u00e0 quale trasloco.<br \/>\n\u201cNon far male a nessuno\u201d risuonava sempre dentro di lui, mentre diserbava, concimava, mungeva, si faceva crescere i calli nelle mani e gli si ingrossavano le unghie, mentre con gli altri fratelli pi\u00f9 grandi metteva via centesimo su centesimo per comprarsi un po\u2019 di vacche da latte, poche all\u2019inizio, ma se tutto fosse andato bene si poteva riempire la stalla e poi comprare anche un po\u2019 di terra, e salutare il padrone e alzare la testa.<br \/>\n\u201cNon far male a nessuno, mai\u201d, risuonava nelle orecchie di Fermo Giuseppe mentre il treno lo portava oltre il Piave, strizzato in una divisa che gli legava i movimenti e con la quale addosso non sarebbe stato possibile neanche segare l\u2019erba medica col ferro. Non so dove sia stata la sua prima destinazione, ma di certo ben presto \u00e8 arrivato in trincea, in prima linea, un fantaccino come tanti, che parlava solo dialetto, carne da cannone.<br \/>\n<span style=\"color: #808080;\">pausa<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #c0c0c0;\">(<strong>Dallagiacoma<\/strong>)<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9577.jpg\" rel=\"lightbox[5007]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-5052\" src=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9577-300x200.jpg\" alt=\"re_IMG_9577\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9577-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9577-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9577.jpg 1166w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #808080;\"> pausa<\/span><br \/>\nA noi nipoti giovani e teneri, che lo ascoltavamo durante i pranzi nella grande cucina disturbata solo dal ronzio di uno dei primi frigoriferi del boom economico, anni dopo, raccontava che era brutto stare in trincea, usava solo queste semplici parole, e solo ora mi rendo conto della loro forza tragica. Forse perch\u00e9 solo oggi ci sono stata dentro a una trincea, proprio a Kobarid, dove una lunga trincea dell\u2019esercito italiano \u00e8 stata perfettamente ricostruita e la si pu\u00f2 precorrere, anche nelle tante e lunghe diramazioni che partono dal tracciato principale. Prima dell\u2019ingresso nella trincea di quella che per noi resta Caporetto, un coro sloveno aveva cantato alcuni canti di guerra, con l\u2019accompagnamento di una chitarra e di una fisarmonica. A mio nonno sarebbero piaciute quelle voci limpide, quelle parole difficili e lontane che nessuno di noi ha sentito il bisogno di tradurre, perch\u00e9 era chiarissimo cosa stavano dicendo, tutti noi abbiamo capito che si parlava di madri, di fratelli, di spose e fidanzate, dei profumi delle proprie terre.<br \/>\nRisentivo la voce di mio nonno Fermo Giuseppe, che vangando nell\u2019orto di casa mia, gi\u00e0 anziano ma ancora pieno di vigore, canticchiava spesso una canzonetta breve ma intensa, di quelle che nessun coro degli alpini metter\u00e0 mai in repertorio<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>\u201cIl general Cadorna<\/strong><br \/>\n<strong> ha scritto alla regina:<\/strong><br \/>\n<strong> se vuoi veder Trieste<\/strong><br \/>\n<strong> la vedi in cartolina<\/strong><br \/>\n<strong> Bim Bum Bom,<\/strong><br \/>\n<strong> la Nina a cul buson\u201d.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #808080;\"><em>(ndr. magistralmente cantata da Lina)<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">E poi via, dentro alla trincea, con mio nonno dietro, e le sue parole di sempre \u201cNon fare mai male a nessuno\u201d.<br \/>\nLa trincea \u00e8 il luogo per eccellenza in cui organizzare una mattanza: stretta, profonda, soffocata, impone il camminamento, impossibile la corsa, scura, persino le feritoie non servono a filtrare la luce. Adesso attraverso quelle fessure lunghe e strette si intravede la montagna verde, qualche foglia si intrufola dentro. La natura \u00e8 sempre stata l\u00ec, a scandire le stagioni, a cambiare la faccia al cielo, alla terra, a segnare cocciutamente un tempo che agli uomini, in trincea, era vietato. Fermo Giuseppe alzava gli occhi, aguzzava la vista, e vedeva pezzi di azzurro e di verde, terre fertili e gentili ridotte a poltiglia, casolari sparsi con stalle vuote, e lui, al posto della vanga, stringeva un fucile. Mi aveva raccontato che lui lo teneva stretto s\u00ec, il fucile, ma non era n\u00e9 bravo n\u00e9 svelto a caricarlo.<br \/>\nHo fatto tre assalti, sai, per tre volte sono uscito dalla trincea, ma io sparavo a caso, sparavo in aria.<br \/>\nMa nonno, non si pu\u00f2! Se tutti avessero fatto cos\u00ec, gli austriaci vi avrebbero ammazzati tutti.<br \/>\nLo so, ma io non riuscivo a pensare di uccidere qualcuno, non volevo, non ce la facevo. Come potevo uccidere uno che neanche conoscevo? Cosa mi aveva fatto a me? Mia madre mi diceva sempre di non fare mai male a nessuno, e io non riuscivo a mirare agli uomini.<br \/>\nL\u00ec, dentro la trincea, pagherei una cifra per sapere chi era l\u2019ufficiale che dava ordini a mio nonno, e vorrei stringergli la mano, offrirgli un caff\u00e8 e parlare con quell\u2019uomo che ha capito il dramma, che non ha applicato la legge marziale per il fante Fermo Giuseppe Ongari. Forse veniva dalle stesse campagne, forse era un socialista non interventista, forse pi\u00f9 semplicemente un uomo che cercava disperatamente di restare tale. Oggi diremmo che riusciva a non perdere la tenerezza. Pagherei una cifra, mentre un po\u2019 di sole filtra tra le feritoie, per sapere quale dialogo c\u2019era stato fra i due, in quale pezzo di trincea si era deciso il destino di mio nonno.<br \/>\nL\u2019ufficiale lo aveva ripreso, duramente, certo, ma gli aveva offerto un\u2019alternativa, che avrebbe accontentato anche il comando, se avesse saputo, rischiosa quanto basta, ma forse l\u2019unica possibile: lo spediva nelle retrovie, a fare da becchino ai morti di spagnola. O i morti li seppelliva, o li faceva sparando. Fermo Giuseppe ha preferito seppellirli, rischiando di ammalarsi e di morire di febbre, ha caricato carretti di poveri giovani ridotti pelle e ossa e li ha rivoltati in fosse comuni, conservando le piastrine di ognuno di loro. Il giovane Fermo Giuseppe era forte, e forse fortunato, e la spagnola non l\u2019ha presa, ma con la morte ci ha parlato a lungo, l\u2019ha conosciuta cos\u00ec da vicino da sentire famigliarit\u00e0 con i suoi volti. Brutta la morte, anche quella per spagnola, ma neppure quella volta \u00e8 venuta meno la profonda bont\u00e0 di Fermo Giuseppe, che raccontava: \u201cQuello era un lavoro che andava fatto, qualcuno doveva pur farlo, ed era toccato a me\u201d.<br \/>\nIl mio percorso nella trincea di Caporetto continua, \u00e8 lungo, pi\u00f9 lungo del previsto. Ad un certo punto si perdono le coordinate, la terra sotto i piedi comincia a dirti qualcosa, come i muri che sfiorano le spalle: se ascolti bene e se guardi con gli occhi socchiusi, sotto le scarpe si attacca il fango, dai muri comincia a gocciolare umidit\u00e0, e arriva anche un odore che non sai decifrare subito, ma che associ al marcio, all\u2019urina, all\u2019acidulo di materiale organico in decomposizione. Mi accorgo di essere stanca di camminare l\u00ec in mezzo, voglio uscire, voglio che il cielo si apra, quella striscia di azzurro sopra di me la sento come un tappo e mi sale il magone, temo di non riuscire a controllarlo, le note lunghe di quei canti disperati, sentiti prima di questo percorso, mi risuonano nelle orecchie, sono il linguaggio universale del dolore, che a tutte le latitudini e in tutti i tempi si esprime con un lamento e ti pervade l\u2019anima.<br \/>\nCammino in mezzo alla disperazione, ed \u00e8 peggio che vederla in fotografia, peggio che immaginarla tra le mazze ferrate ancora scure di sangue che ho visto nel museo. L\u2019unica consolazione \u00e8 la presenza di altri, seppur distanziati davanti e dietro di me, dei quali sento i passi, ma non le voci, perch\u00e9 anche qui, dopo i primi minuti, tutti hanno smesso di parlare, e il nostro silenzio \u00e8 rotto solo dal respiro affannoso di qualcuno che comincia ad avvertire pi\u00f9 di altri la fatica di quelle salite brevi ma ripide, che ti colgono all\u2019improvviso, e che non puoi aggirare.<br \/>\nDoveva essere cos\u00ec anche per quella povera gente mandata al massacro, per mesi, per anni. Doveva essere cos\u00ec anche per mio nonno Fermo Giuseppe, richiamato dalle retrovie, perch\u00e9 la mattanza stava funzionando alla grande, la gente moriva in prima linea, e i morti andavano rimpiazzati dai vivi, per farne altri morti. Ed eccolo, Fermo Giuseppe, spedito sulla Bainsizza, magari proprio nella trincea che sto percorrendo io, imprigionato in una terra ostile, lui, che con la terra invece era abituato a parlarci, che la conosceva e la trattava come una persona, lui, che di terra aveva vissuto e voleva continuare a vivere, lui, che la terra l\u2019amava. Me lo vedo, appoggiato a un fucile, a guardarsi intorno smarrito, a rischiare la salute mentale.<br \/>\nMio nonno Fermo Giuseppe non ha mai parlato degli altri, nessuno di noi nipoti ricorda la citazione di nomi e cognomi, il racconto di amicizie di guerra. C\u2019erano diversi dialetti da superare, e non c\u2019era per tutti l\u2019italiano ad unificare i pensieri. Mi sforzo di ricordare, mentre mi arrampico su una ripida scaletta di pochi gradini molto alti, scavati nella terra e tenuti compatti da assi di legno, e mi sovviene un\u2019altra scarna ed essenziale informazione: mio nonno aveva condiviso una parte di vita di trincea con dei sardi, che lui chiamava \u201csardagnoli\u201d. Gli erano rimasti impressi perch\u00e9 bevevano pi\u00f9 degli altri e stava partendo a raccontare di acquavite e qualche altro liquore, forse cognac, che si beveva l\u00e0, dentro l\u2019inferno, ma lui non si era mai ubriacato, non gli piaceva tanto quella roba di cui invece molti si riempivano. Mia nonna quella volta gli aveva impedito di andare avanti, con una delle sue occhiate taglienti, e l\u2019ubbidiente marito si era davvero fermato. Allora ero troppo piccola, non capivo, andavo a scuola, s\u00ec, ero gi\u00e0 pi\u00f9 acculturata di loro, ma ben lontana dalla loro saggezza e dal loro buon senso: quella vita non si poteva raccontare a una bambina di otto anni, meglio aspettare, o forse, meglio dimenticare.<br \/>\nAnche il prezioso e perfetto restauro della trincea di Kobarid ha una fine e il ritorno in superficie, all\u2019aria aperta, \u00e8 un sollievo per tutti. Il bosco intorno ha ripreso vigore, il sole scalda la pelle, in fondo si vede la vallata con case e strade, ma per tutti, me compresa, il panorama \u00e8 come una tela dipinta, sotto la quale, grattando solo un po\u2019, emerge un altro disegno. Lo stesso disegno a due colori che deve aver visto mio nonno Fermo Giuseppe il giorno in cui ha deciso di non starci pi\u00f9, di non poterne pi\u00f9, di non voler pi\u00f9 obbedire agli ordini, che lui di guerra non ne volevo pi\u00f9 vedere e fare. All\u2019ordine di scagliarsi all\u2019attacco lui ha pure risposto, \u00e8 uscito s\u00ec, di corsa, con un balzo, dalla trincea, di certo col fucile in mano e l\u2019elmo in testa, ma la corsa, quella volta, l\u2019ha diretta lui, verso la sua meta: un grosso albero frondoso, di sicuro adocchiato da giorni da una delle feritoie. Qualcuno l\u2019ha visto arrampicarsi come un gatto fin quasi alla cima dell\u2019albero? Qualcuno sapeva del suo folle progetto? Un ufficiale si \u00e8 girato ancora dall\u2019altra parte fingendo di non vederlo? Non lo so. Mi piace pensare che l\u2019albero fosse un platano, perch\u00e9 di platani era pieno il pezzo di pianura in cui era nato Fermo Giuseppe, un po\u2019 dovunque i platani segnavano i corsi d\u2019acqua, le strade, o davano ombra alle corti sparse nelle campagne. I platani avevano assistito alla sua vita scandita dalle stagioni, mille volte aveva accarezzato il loro tronco liscio e possente alla fine di un\u2019aratura o di una semina, e mi pare giusto pensare che ad un platano si debba la salvezza della sua vita. Tre giorni Fermo Giuseppe \u00e8 rimasto tra le fronde del platano, tre giorni e tre notti, senza mettere un piede a terra, senza sporgersi oltre il fitto del fogliame, mentre assalti e silenzi si susseguivano, ma la trincea restava sempre l\u00ec, troppo vicina per provare a scendere e correre, l\u2019avrebbero visto, e sarebbe stata davvero la fine. Meglio stare l\u00ec, meglio morire di fame e di sete che tornare l\u00e0 dentro, che sentirsi stordire da chiss\u00e0 quale alcool, meglio restare coperto dalle foglie, aspettare la neve, sentirsi gelare, finire come gli uccelli in inverno, meglio cos\u00ec, meglio \u201cnon fare mai male a nessuno\u201d. Se \u00e8 vero che la guerra rende possibili comportamenti impensabili in tempi di pace, \u00e8 altrettanto vero che l\u00ec, quella volta, sulla Bainsizza stravolta, mio nonno Fermo Giuseppe ha scoperto di possedere una lucidit\u00e0 e una cocciutaggine insospettabili, credo che lui stesso, dopo, durante la sua vita, ne sia stato meravigliato e pi\u00f9 volte si sia domandato come fosse stato possibile, da parte sua, un simile atto. La pi\u00f9 dura dev\u2019essere stata la fame, sul platano non c\u2019erano frutti e lui non aveva scorte di viveri con s\u00e9. Una sola volta, dopo anni, ha raccontato che frugando in tasca aveva scoperto di possedere alcuni chicchi di pepe, chiss\u00e0 come finiti nella sua giubba. In quei tre giorni centellinava granelli di pepe, e tale era la sua convinzione che quello fosse comunque un cibo, che riusciva a farselo bastare, gli sembrava che dopo aver rotto tra i denti una pallina di pepe davvero lo stomaco lavorasse e un po\u2019 di energia restasse dentro di lui. Intanto la storia andava avanti e gli assalti si susseguivano. Fermo Giuseppe non lo sapeva certo, ma dall\u2019altra trincea sparavano austriaci e prussiani, arrivati a dare man forte nella conquista di quell\u2019altipiano decisivo. Ed eccoli spuntare i tedeschi, i prussiani, fino al suo platano, n\u00e9 angeli n\u00e9 fantasmi, n\u00e9 nemici n\u00e9 compatrioti: uomini, in divisa, ma uomini, quelli che lui non voleva uccidere, quelli su cui lui non voleva mirare. E Fermo Giuseppe, \u00e8 sceso dal platano, con le mani alzate, verso un altro destino incerto. Nessuno dei terribili nemici arm\u00f2 il fucile, nessuno lo picchi\u00f2 in testa col calcio dell\u2019arma, forse qualche spinta, di certo una rapida perquisizione, alcune frasi col tono di un ordine in quella lingua dura, ma s\u00ec, era andata: basta guerra, era prigioniero. Scendo per il breve pendio che riporta me e il mio gruppo verso l\u2019imboccatura della vallata, attraverso una radura verdissima, con migliaia di piccoli fiori fucsia. Il grande prato \u00e8 ben curato, qualcuno qui, in questa fetta di Slovenia che prima era italiana, sa che i tagli periodici devono comunque consentire alla flora spontanea di crescere e moltiplicarsi. E\u2019 quasi tangibile il rispetto per la natura e la storia, l\u2019equilibrio che deve permettere ad entrambe di sostenersi a vicenda. Credo che questo sia lo spirito che ha portato alla conservazione e alla ricostruzione fedele della trincea di Caporetto, alla bellezza composta del Museo della Grande Guerra, alla civilt\u00e0 con cui tutto viene offerto al visitatore, chiunque lui sia. Non c\u2019\u00e8 il compiacimento dei vincitori, n\u00e9 si sente il peso della sconfitta dei vinti. Dovunque, qui, echeggia il pensiero che ha guidato mio nonno Fermo Giuseppe a salvarsi la vita: \u201cNon fare male a nessuno, mai\u201d. Io credo che Fermo Giuseppe abbia vissuto la sua esperienza straordinaria senza rendersi conto del peso della sua scelta: lui, semplicemente, non ne poteva pi\u00f9, quello sforzo era superiore a quelli che aveva sempre fatto, quella fatica non riusciva a reggerla, non per paura, n\u00e9 per codardia, ma perch\u00e9 davvero dentro di lui non era capace di viverla. Io, bambina, mi chiedevo cosa sarebbe successo se tutti, proprio tutti avessero fatto come lui e oggi la risposta \u00e8 molto chiara: la guerra sarebbe finita, anzi, non sarebbe neppure cominciata. Utopia, certo, ma anche la pi\u00f9 folle delle fantasie pu\u00f2 soffiare una scheggia della sua forza in qualche lobo cerebrale, e l\u00ec pu\u00f2 crescere, o restare a guardare. Mio nonno Fermo Giuseppe quella follia se l\u2019\u00e8 tenuta dentro da quando aveva sette anni, e ciondolava di sonno in mezzo ai campi, in compagnia del cavallo da tiro, mentre ancora era notte: \u201cNon fare male a nessuno, mai\u201d, e l\u2019ha portata con s\u00e9 per tutta la vita, la frase il seme e lui il buon terreno per farlo germogliare. Nessuno \u00e8 morto per mano sua, mio nonno Fermo Giuseppe, contadino ignorante, fantaccino fatto e finito per morire in guerra, ha usato la sua profonda bont\u00e0 per opporsi a quel mostro, ha alzato le mani per arrendersi alla vita e per beffare la morte. Mio nonno Fermo Giuseppe, nato il 16 maggio 1894 e morto per broncopolmonite il 19 dicembre del 1972, lui, soldato semplice, ha vinto la Prima Guerra Mondiale, su un platano frondoso, mangiando pepe, sull\u2019altipiano della Bainsizza.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Qualcuno l\u2019ha visto arrampicarsi come un gatto fin quasi alla cima dell\u2019albero?<\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Dallagiacoma)<\/strong><\/span><\/p>\n<p><!--nextpage--><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Stefano Fait)<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9583.jpg\" rel=\"lightbox[5007]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-5030\" src=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9583-200x300.jpg\" alt=\"re_IMG_9583\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9583-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9583-683x1024.jpg 683w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9583.jpg 778w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\">La leggenda del Grande inquisitore<\/h2>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>F. M. Dostoevskij, I fratelli Karam\u00e0zov .<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Nel romanzo \u00e8 Iv\u00e0n Karamazov che narra al fratello Ali\u00f2scia la leggenda.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201c\u2026Essi finiranno per deporre la loro libert\u00e0 ai nostri piedi e per dirci: \u201cRiduceteci piuttosto in schiavit\u00f9 ma sfamateci!\u201d. Comprenderanno infine essi stessi che libert\u00e0 e pane terreno a discrezione per tutti sono fra loro inconciliabili, giacch\u00e9 mai, mai essi sapranno ripartirlo fra loro! Si convinceranno pure che non potranno mai nemmeno esser liberi, perch\u00e9 sono deboli, viziosi, inetti e ribelli\u2026A noi sono cari anche i deboli. Essi sono viziosi e ribelli, ma finiranno per diventar docili. Essi ci ammireranno e ci terranno in conto di dei per avere acconsentito, mettendoci alla loro testa, ad assumerci il carico di quella libert\u00e0 che li aveva sbigottiti e a dominare su loro, tanta paura avranno infine di esser liberi! Ma noi diremo che obbediamo a Te e che dominiamo in nome Tuo. Li inganneremo di nuovo, perch\u00e9 allora non Ti lasceremo pi\u00f9 avvicinare a noi. E in quest\u2019inganno star\u00e0 la nostra sofferenza, poich\u00e9 saremo costretti a mentire. Ecco ci\u00f2 che significa quella domanda che Ti fu fatta nel deserto, ed ecco ci\u00f2 che Tu ricusasti in nome della libert\u00e0, da Te collocata pi\u00f9 in alto di tutto.<\/p>\n<p>In quella domanda tuttavia si racchiudeva un grande segreto di questo mondo. Acconsentendo al miracolo dei pani, Tu avresti dato una risposta all\u2019universale ed eterna ansia umana, dell\u2019uomo singolo come dell\u2019intera umanit\u00e0: \u201cDavanti a chi inchinarsi?\u201d. Non c\u2019\u00e8 per l\u2019uomo rimasto libero pi\u00f9 assidua e pi\u00f9 tormentosa cura di quella di cercare un essere dinanzi a cui inchinarsi. Ma l\u2019uomo cerca di inchinarsi a ci\u00f2 che gi\u00e0 \u00e8 incontestabile, tanto incontestabile, che tutti gli uomini ad un tempo siano disposti a venerarlo universalmente. Perch\u00e9 la preoccupazione di queste misere creature non \u00e8 soltanto di trovare un essere a cui questo o quell\u2019uomo si inchini, ma di trovarne uno tale che tutti credano in lui e lo adorino, e precisamente tutti insieme. E questo bisogno di comunione nell\u2019adorazione \u00e8 anche il pi\u00f9 grande tormento di ogni singolo, come dell\u2019intera umanit\u00e0, fin dal principio dei secoli. \u00c8 per ottenere quest\u2019adorazione universale che si sono con la spada sterminati a vicenda. Essi hanno creato degli dei e si sono sfidati l\u2019un l\u2019altro: \u201cAbbandonate i vostri dei e venite ad adorare i nostri, se no guai a voi e ai vostri dei!\u201d. E cos\u00ec sar\u00e0 fino alla fine del mondo, anche quando gli dei saranno scomparsi dalla terra: non importa, cadranno allora in ginocchio davanti agli idoli.<br \/>\n[\u2026].<br \/>\nCi sono sulla terra tre forze, tre sole forze capaci di vincere e conquistare per sempre la coscienza di questi deboli ribelli, per la felicit\u00e0 loro; queste forze sono: il miracolo, il mistero e l\u2019autorit\u00e0. Tu respingesti la prima, la seconda e la terza e desti cos\u00ec l\u2019esempio\u2026.[Ma] siccome l\u2019uomo non ha la forza di rinunziare al miracolo, cos\u00ec si creer\u00e0 dei nuovi miracoli, suoi propri, e si inchiner\u00e0 al prodigio di un mago, ai sortilegi di una fattucchiera, fosse egli anche cento volte ribelle, eretico ed ateo\u201d.<br \/>\n[\u2026].<br \/>\nAbbiamo corretto l\u2019opera Tua e l\u2019abbiamo fondata sul miracolo, sul mistero e sull\u2019autorit\u00e0. E gli uomini si sono rallegrati di essere nuovamente condotti come un gregge e di vedersi infine tolto dal cuore un dono cos\u00ec terribile, che aveva loro procurato tanti tormenti\u2026.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\">La leggenda del re Pescatore<\/h2>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Terry Gilliam<\/strong><\/p>\n<p><strong>Parry (Robin Williams) e Jack (Jeff Bridges)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Scusami se mi prendo la libert\u00e0, ma&#8230; Tu non mi sembri per niente un cuorcontento. La conosci la storia del Re Pescatore? Comincia col re da ragazzo, che doveva passare la notte nella foresta per dimostrare il suo coraggio e diventare re. E mentre passa la notte da solo \u00e8 visitato da una visione sacra: nel fuoco del bivacco gli appare il Santo Graal, simbolo della grazia divina. E una voce dice al ragazzo: &#8220;Tu custodirai il Graal, onde possa guarire i cuori degli uomini&#8221;. Ma il ragazzo, accecato dalla visione di una vita piena di potere, di gloria, di bellezza, in uno stato di completo stupore, si sent\u00ec per un attimo non un ragazzo, ma onnipotente come Dio: allung\u00f2 la mano per prendere il Graal, e il Graal svan\u00ec lasciandogli la mano tremendamente ustionata dal fuoco. E mentre il ragazzo cresceva la ferita si approfondiva, finch\u00e9 un giorno per lui la vita non ebbe pi\u00f9 scopo. Non aveva pi\u00f9 fede in nessuno, neanche in se stesso. Non poteva amare, n\u00e9 sentirsi amato. Era ammalato di troppa esperienza, e cominci\u00f2 a morire. Un giorno un giullare entr\u00f2 al castello e trov\u00f2 il re da solo. Ed essendo un semplice di spirito, egli non vide il re: vide solo un uomo solo e sofferente. E chiese al re: &#8220;Che ti addolora, amico?&#8221;. E il re gli rispose: &#8220;Ho sete, e vorrei un po&#8217; d&#8217;acqua per rinfrescarmi la gola&#8221;. Allora il giullare prese una tazza che era accanto al letto, la riemp\u00ec d&#8217;acqua e la porse al re. Ed il re, cominciando a bere, si rese conto che la piaga si era rimarginata: si guard\u00f2 le mani e vide che c&#8217;era il Santo Graal, quello che aveva cercato per tutta la vita. Si volse al giullare e chiese stupito: &#8220;Come hai potuto tu trovare ci\u00f2 che i miei valorosi cavalieri mai hanno trovato?&#8221;. E il giullare rispose: &#8220;Io non lo so: sapevo solo che avevi sete&#8221;.<\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Dallagiacoma)<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><!--nextpage--><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Mauro Tonino)<\/strong><\/span><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\">Venti di guerra<\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Pass\u00f2 ancora qualche minuto e lontano all&#8217;imboccatura della baia apparve Marino, Filippo rilev\u00f2 che le sue bracciate erano vigorose come all&#8217;andata. Arrivato sotto bordo, come un prestigiatore che fa uscire un coniglio dal cilindro, estrasse una magnifica stella marina e la porse in visione a Filippo, inginocchiato a poppa. Il ragazzo se la rimir\u00f2 tra le mani per alcuni secondi, poi Marino la chiese indietro, ricevutala, la lasci\u00f2 inabissarsi delicatamente in acqua.<br \/>\n&#8220;Perch\u00e9 l&#8217;hai gettata via?&#8221; chiese stupito Filippo.<br \/>\n&#8220;Non l&#8217;ho gettata via, l&#8217;ho riposta in acqua, gli animali si possono ammirare, e credo che abbiamo gi\u00e0 creato sufficiente disturbo a questa splendida stella marina&#8221;.<br \/>\n&#8220;Gli animali e le piante si uccidono o si estirpano non per piacere, ma per bisogno, per nutrirsi o per difendersi&#8221;.<br \/>\n&#8220;S\u00ec, hai ragione&#8221; dovette ammettere Filippo dopo una breve riflessione.<br \/>\nMiglio dopo miglio, quel viaggio per mare stava diventando per Filippo un affascinante percorso di conoscenza, sia dei propri mezzi, che della vera natura del nonno. Il ragazzo pose la scaletta fuori bordo per agevolare la risalita. Marino, grondante, sal\u00ec sul ponte e inizi\u00f2 ad asciugarsi. Filippo silente lo osservava, notando che nonostante l&#8217;et\u00e0, l&#8217;anziano istriano conservava un fisico di tutto rispetto, asciutto, senza un filo di grasso e le nervature tutte evidenti, trasmetteva la sensazione di possedere ancora forza.<br \/>\n&#8220;Dove eravamo rimasti?&#8221; disse Marino, mentre stava asciugandosi i capelli.<br \/>\n&#8220;All&#8217;8 settembre 1943!&#8221; rispose pronto Filippo.<br \/>\n&#8220;Noto che stai attento!&#8221;<br \/>\ndisse sorridendo, ma dopo essersi messo l&#8217;asciugamano sulle spalle, si sedette sul pulpito.<br \/>\nA quel punto il sorriso scomparve per lasciar spazio di nuovo al racconto.<br \/>\n&#8220;Il simbolo della nostra terra \u00e8 una capretta, un&#8217;immagine quasi emblematica, e profetica della fine!&#8221;<br \/>\n&#8220;Che cosa vuoi dire?&#8221; chiese Filippo.<br \/>\n&#8220;Che come lupi famelici, in un diabolico gioco di tutti contro tutti, titini, tedeschi, cetnici e ustascia, si avventarono su quella capretta inerme, per smembrarla, dilaniarla e ucciderla. Pochi giorni dopo l&#8217;8 settembre, come le orde barbariche ai tempi di Roma, i partigiani scesero in Istria, e, in quei terribili giorni provammo l&#8217;assaggio di quello che poi con precisione scientifica fecero in seguito gli uomini del Maresciallo jugoslavo quando presero definitivo possesso della nostra terra. Il nostro esercito era allo sbando, il Re lontano e in fuga verso il sud dell&#8217;Italia. Eravamo alla merc\u00e9 di tutti, difesi solo da quelli che storica- mente passarono per cattivi, ma che in quella situazione difesero l&#8217;italianit\u00e0 in Istria&#8221;.<br \/>\n&#8220;Perch\u00e9 cattivi? E chi erano questi?&#8221; sovrappose con foga le domande Filippo.<br \/>\n&#8220;In una guerra \u00e8 difficile classificare precisamente i buoni o i cattivi, e di solito chi vince colloca i perdenti tra i cattivi&#8221;<br \/>\nDopo una pausa prosegu\u00ec:<br \/>\n&#8220;Erano soldati italiani, i ragazzi della Decima Mas, che con coraggio cercarono di difendere l&#8217;italianit\u00e0 e la nostra terra dall&#8217;invasione, ma era come tentare di fermare il diluvio universale. In quei pochi mesi accadde di tutto, era iniziato il tempo del terrore, e con esso i primi massicci \u201cinfoibamenti\u201d&#8221;.<br \/>\n&#8220;Infoibamenti? E cio\u00e8?&#8221; chiese serio il ragazzo.<br \/>\n&#8220;Ancora oggi si parla poco di queste cose, quasi che le vicende della nostra terra, dovessero rimanere seppellite per sempre nell&#8217;oblio, cancellate, come mai esistite. Quando dopo pochi mesi i tedeschi si ripresero con poca fatica l&#8217;Istria, era autunno, e la popolazione li accolse quasi come liberatori, ma ci sbagliammo, anche loro avevano in progetto di annettersi la nostra terra nel \u201cAdriatisches Kunsterland\u201d, cos\u00ec a quel punto fummo abbandonati da Dio e dagli uomini al nostro destino&#8221;.<\/p>\n<p>Scese il silenzio, Marino doveva scegliere le giuste parole per illustrare al ragazzo i fatti storici pi\u00f9 drammatici.<br \/>\nGuard\u00f2 negli occhi il nipote e riprese la narrazione.<br \/>\n&#8220;Filippo, se tu prendessi ora un vocabolario in mano e cercassi la parola \u201cfoiba\u201d, troveresti questa dizione \u201ccavit\u00e0 carsica\u201d, ma le foibe furono il sepolcro per tantissimi di noi&#8221;.<br \/>\nMarino si alz\u00f2 in piedi a scrutare l&#8217;orizzonte e continu\u00f2 osservando<br \/>\n&#8220;Sar\u00e0 il caso di procedere con ordine, &#8211; poi abbassando gli occhi disse &#8211; purtroppo ci ritorneremo pi\u00f9 avanti su questo&#8221;.<br \/>\nPrese una bottiglia di acqua e bevve.<br \/>\nDopo essersi asciugato con il palmo della mano, prosegu\u00ec.<br \/>\nAnche Nazario era in mezzo al caos, e fece quello che tantissimi militari allo sbando fecero. Gett\u00f2 la divisa e ritorn\u00f2 a casa. Lo vidi arrivare a piedi in abiti borghesi, con una striminzita valigia, non era il guerriero con la divisa fiammante che ricordavo, ma averlo vicino a me era come toccare il cielo con un dito, pap\u00e0 accanto a me! Nonostante l&#8217;Europa in quei momenti fosse a ferro e fuoco, per me quel periodo fu bellissimo, ma come tutte le cose belle, anche questa dur\u00f2 poco. Vedevo per\u00f2 mio padre sempre pi\u00f9 preoccupato, e ne aveva ben ragione. Infatti, un giorno sal\u00ec fin su da noi un&#8217;auto, che si ferm\u00f2 proprio davanti a casa nostra. Quell&#8217;auto, come quella che accompagn\u00f2 la mamma nell&#8217;ultimo viaggio, non era portatrice di buone notizie. Scesero tre uomini in divisa, quello che dal ruolo pareva il capo, era per un ragazzino come me, un essere enorme, forse alto quasi due metri e vestito di nero. Ricordo che sulla divisa e sulla visiera campeggiavano due teschi, che in controluce luccicavano come brillanti. Quell&#8217;omone aveva uno sguardo che incuteva paura, e, l&#8217;aspetto, come potrai capire tra poco, confermava pure la sua natura. Cercavano pap\u00e0, lui usc\u00ec in cortile, e vedendoli s\u00ec accigli\u00f2. Il capo del gruppo parl\u00f2, con tono secco, duro \u201c Nazario, rimettiti la divisa! \u201d. Nazario, con tono gentile ma deciso, argoment\u00f2 dicendo che non avrebbe pi\u00f9 rivestito la divisa, che ormai era tutto finito, e che voleva rimanere a casa con la sua famiglia. Le miti parole di mio padre sortirono un effetto contrario rispetto a quello sperato. Il capo s\u2019irrigid\u00ec e alzando la voce disse \u201cSei un traditore!\u201d, poi le sue parole resero ancor pi\u00f9 drammatica la situazione \u201cSe resterai qui, comunque sarai preso dai tedeschi\u201d disse glaciale e per dare maggiore enfasi all&#8217;ordine termin\u00f2 serio \u201c Se non rivesti la divisa, ti ammazzo qui, sul muro del tugurio di Candusio, davanti a tuo figlio\u201d indicando il muro a secco dietro di loro. Io ero terrorizzato, in quel preciso istante percepivo la tragicit\u00e0 della guerra. Iniziai a piangere aggrappandomi ai pantaloni di mio padre. Quell&#8217;uomo imponente avanz\u00f2 una borsa verso pap\u00e0, lui la prese. Tutti entrammo nell&#8217;angusta cucina, mentre Nazario sal\u00ec al piano superiore per vestirsi. \u201cLei\u201d, fino a quel momento era rimasta in silenzio, quasi a rendersi invisibile, dall&#8217;angolo della cucina mi guard\u00f2 e disse \u201c Marino, restemo de novo da soli.\u201d, ma il suo tono questa volta non trasudava odio, ma preoccupazione. Io mi rivolsi al capo chiedendo \u201cLo portate a Cittanova?\u201d, ero ansioso di sapere il destino di mio padre.<br \/>\n\u201cNon lo so, non ci sono ancora direttive.\u201d rispose con aria marziale. Nazario poco dopo scese vestito in divisa, i tre lo presero e uscirono, io lo seguii, poi al momento della partenza, mio padre mi baci\u00f2. Io non smettevo di piangere. Pap\u00e0, come per giustificarsi, mi disse con infinita dolcezza<br \/>\n\u201c Pensavo che saremmo rimasti finalmente insieme.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #808080;\">30 secondi di pausa<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Dallagiacoma)<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #808080;\">30 secondi di pausa<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #c0c0c0;\"> <em> Qui interviene <strong>Roberto Maestri<\/strong> con La pelle di Malaparte<\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Roberto Maestri)<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9612.jpg\" rel=\"lightbox[5007]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-5031\" src=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9612-300x200.jpg\" alt=\"re_IMG_9612\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9612-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9612-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9612.jpg 1166w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\">La pelle<\/h2>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Curzio Malaparte,\u00a0 Edizioni Vallecchi<\/strong><\/p>\n<p>\u00abL&#8217;esercito americano\u00bb disse il Principe di Candia \u00abha lo stesso odore dolce e tiepido delle donne bionde\u00bb.<br \/>\n\u00abVery kind of you\u00bb disse il Colonnello Jack Hamilton.<br \/>\n\u00ab\u00c8 uno splendido esercito. \u00c8 un onore e un piacere, per noi, essere stati vinti da un esercito simile\u00bb.<br \/>\n\u00abSiete davvero molto gentile\u00bb disse jack sorridendo.<br \/>\n\u00abSiete sbarcati in Italia con molta cortesia\u00bb disse il Marchese Antonino Nunziante \u00abprima di entrare in casa nostra avete bussato alla porta, come fanno tutte le persone bene educate. Se non aveste bussato, non vi avremmo aperto\u00bb.<br \/>\n\u00abA dire il vero, abbiamo bussato un po&#8217; troppo forte\u00bb disse Jack \u00abcos\u00ec forte che tutta la casa \u00e8 crollata\u00bb.<br \/>\n\u00abQuesto non \u00e8 che un trascurabile particolare\u00bb disse il Principe di Candia \u00abl&#8217;importante \u00e8 che abbiate bussato. Spero che non vi lagnerete del modo col quale vi abbiamo accolti\u00bb.<br \/>\n\u00abNon avremmo potuto desiderare ospiti pi\u00f9 cortesi\u00bb disse jack \u00abnon ci rimane che chiedervi scusa di aver vinto la guerra\u00bb.<br \/>\n\u00abSono certo che finirete per chiederci scusa\u00bb disse il Principe di Candia con quella sua aria innocente e ironica di vecchio signore napoletano.<br \/>\n\u00abNon siamo i soli a dovervi chiedere scusa\u00bb disse jack \u00abanche gli inglesi hanno vinto la guerra: ma non vi chiederanno mai scusa\u00bb.<br \/>\n\u00abSe gli inglesi\u00bb disse il Barone Romano Avezzana, che era stato Ambasciatore a Parigi e a Washington ed era rimasto fedele alle grandi tradizioni della diplomazia europea \u00absi aspettano che noi chiediamo scusa a loro di aver perso la guerra, si sbagliano. La politica italiana \u00e8 basata sul principio fondamentale che c&#8217;\u00e8 sempre qualcun altro che perde la guerra per conto dell&#8217;Italia\u00bb.<br \/>\n\u00abSarei curioso di sapere\u00bb disse Jack ridendo \u00abchi ha perso, questa volta, la guerra per conto vostro\u00bb.<br \/>\n\u00abI russi, naturalmente\u00bb rispose il Principe di Candia.<br \/>\n\u00abI russi?\u00bb esclam\u00f2 Jack profondamente meravigliato. \u00abE perch\u00e9?\u00bb<br \/>\n\u00abQualche giorno fa\u00bb rispose il Principe di Candia \u00abero a pranzo dal Conte Sforza. C&#8217;era anche il Vice Commissario sovietico per gli Esteri, Wishinski. A un certo punto Wishinski raccont\u00f2 di aver domandato a un ragazzo napoletano se sapeva chi avrebbe vinto la guerra\u00bb.<br \/>\n\u00abGli inglesi e gli italiani\u00bb, aveva risposto il ragazzo. \u00abE perch\u00e9?\u00bb \u00abPerch\u00e9 gli inglesi sono cugini degli americani, e gli italiani son cugini dei francesi\u00bb. \u00abE dei russi, che ne pensi? Credi che vinceranno la guerra anche loro?\u00bb aveva domandato Wishinski al ragazzo. \u00abEh no, i russi la perderanno\u00bb aveva risposto il ragazzo. \u00abE perch\u00e9?\u00bb \u00abPerch\u00e9 i russi, poveretti, son cugini dei tedeschi\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Dallagiacoma)<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #808080;\"> 30 secondi di pausa<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><!--nextpage--><\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Antonio Della Rocca)<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9615.jpg\" rel=\"lightbox[5007]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-5032\" src=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9615-300x200.jpg\" alt=\"re_IMG_9615\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9615-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9615-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9615.jpg 1166w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Non riesco a mettere tutto il testo letto da Antonio ma almeno la canzone ed un paio di cartoline le voglio mettere lo stesso per il significato profondo&#8230;<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/Cartolina-n.-1-6.8.1915-prof.-Ettore-Gregoretti1.jpg\" rel=\"lightbox[5007]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5056\" src=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/Cartolina-n.-1-6.8.1915-prof.-Ettore-Gregoretti1.jpg\" alt=\"Cartolina n. 1 6.8.1915 prof. Ettore Gregoretti\" width=\"408\" height=\"584\" srcset=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/Cartolina-n.-1-6.8.1915-prof.-Ettore-Gregoretti1.jpg 408w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/Cartolina-n.-1-6.8.1915-prof.-Ettore-Gregoretti1-209x300.jpg 209w\" sizes=\"(max-width: 408px) 100vw, 408px\" \/><\/a><\/h2>\n<h2 style=\"text-align: center;\">LAVEZZARI Giuseppe Giulio<\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Nato a Vigevano il 12 maggio 1849 milita nei garibaldini nella III Guerra d\u2019Indipendenza ed \u00e8 presente alla battaglia di Bezzecca dove viene ferito da un colpo di baionetta. Terminata l\u2019avventura militare per la quale era stato decorato, emigra dapprima in Francia dove gestisce un piccolo albergo e poi a Londra dove contrae matrimonio ed ha un figlio. Ormai anziano, ma sempre attivo apprende, a Londra, dove si occupava della vendita di giocattoli, dell\u2019entrata in guerra dell\u2019Italia e parte immediatamente per arruolarsi all\u2019et\u00e0 di 66 anni. Dapprima \u00e8 accolto con una certa incredulit\u00e0, poi vista la sua tenacia e i suoi trascorsi (si era presentato all\u2019ufficio reclutamento in camicia rossa e decorazioni guadagnate sul campo) viene arruolato nel 35\u00b0 fanteria. Impiegato, sempre come volontario, per il rischioso incarico di recidere i reticolati, il 15 luglio 1915 fece parte di un attacco a un fortino nemico sul monte Podgora. Al comando di attacco balz\u00f2 fuori per primo dalla trincea incitando i compagni a seguirlo e, sbottonando la giubba grigioverde, mostr\u00f2 al nemico la camicia rossa che indossava sotto. Essendo alla testa della prima ondata d\u2019assalto, il fuoco nemico si concentr\u00f2 su di lui e cadde, pi\u00f9 volte colpito, urlando ai compagni il grido di \u201cavanti Savoia\u201d. Per l\u2019intenso fuoco dell\u2019artiglieria nemica non fu possibile ricuperarne il corpo, per diversi giorni, dalle postazioni italiane, fu visibile la sua camicia rossa.<\/em><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><\/h2>\n<h2 style=\"text-align: center;\">La canzone di Lavezzari<\/h2>\n<p style=\"text-align: center;\">Il 24 maggio,<br \/>\nla notte della guerra,<br \/>\nGiuseppe Garibaldi<br \/>\nusc\u00ec di sottoterra.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">E and\u00f2 da Lavezzari,<br \/>\nche si beveva il vino;<br \/>\ngli disse: \u00abLavezzari,<br \/>\nvecchio garibaldino,<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Lavezzari, vecchio fante,<br \/>\n\u00e8 scoppiata un&#8217;altra guerra,<br \/>\nma io non posso andarci:<br \/>\nperch\u00e9 sono sottoterra.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Camerata di Bezzecca,<br \/>\nmio vecchio portabandiera,<br \/>\nva&#8217; te sul Podgora,<br \/>\ne porta la mia bandiera!\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">E allora Lavezzari<br \/>\nsenza il becco di un quattrino<br \/>\n&#8211; non aveva che la camicia<br \/>\ne due soldi per il vino \u2013<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">si prese la camicia,<br \/>\ndimentic\u00f2 gli affanni,<br \/>\ne sal\u00ec nella tradotta<br \/>\ncome uno di vent&#8217;anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">E il 19 luglio<br \/>\narriv\u00f2 sulla trincera,<br \/>\nsi lev\u00f2 la giubba verde,<br \/>\nmostr\u00f2 la sua bandiera.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">E disse ai volontari<br \/>\nromagnoli e triestini:<br \/>\n\u00abavanti alla baionetta,<br \/>\ne fate i garibaldini!\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">E in testa a tutti i fanti<br \/>\nusc\u00ec dalla trincera<br \/>\ncon la camicia rossa<br \/>\nche era la sua bandiera.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">E i fanti della Giulia,<br \/>\ndi Romagna e del Trentino<br \/>\nlo seguirono all&#8217;assalto,<br \/>\ne occuparono il fortino.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Ma lui non era pago,<br \/>\noltrepass\u00f2 il fortino,<br \/>\ne mosse verso il Peuma<br \/>\ne il Monte Sabotino.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Quattro portaferiti,<br \/>\npassata la bufera,<br \/>\nuscirono a cercare<br \/>\nil corpo e la bandiera.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Finalmente con la luna,<br \/>\nche usc\u00ec dal Sabotino,<br \/>\nessi videro tra i massi,<br \/>\nil vecchio garibaldino.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Egli stava sull&#8217;attenti<br \/>\ndavanti al Generale,<br \/>\nche gli appuntava al braccio<br \/>\ni galloni da caporale.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">E i morti dell&#8217;Isonzo,<br \/>\nfanti, honved, graniciari,<br \/>\npresentavano le armi<br \/>\nal vecchio Lavezzari.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Garibaldi di\u00e9 il piedarme,<br \/>\nlo baci\u00f2 due volte in fronte,<br \/>\npoi sparirono con la luna<br \/>\nche discese dietro il monte.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Giulio Camber Barni<\/strong><\/p>\n<p><!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/Cartolina-n.-4-18.8.1915-Einjaehriger-Freiwilliger-Hektor-Gregoretti.jpg\" rel=\"lightbox[5007]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5059\" src=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/Cartolina-n.-4-18.8.1915-Einjaehriger-Freiwilliger-Hektor-Gregoretti.jpg\" alt=\"Cartolina n. 4 18.8.1915 Einjaehriger Freiwilliger Hektor Gregoretti\" width=\"585\" height=\"805\" srcset=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/Cartolina-n.-4-18.8.1915-Einjaehriger-Freiwilliger-Hektor-Gregoretti.jpg 585w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/Cartolina-n.-4-18.8.1915-Einjaehriger-Freiwilliger-Hektor-Gregoretti-218x300.jpg 218w\" sizes=\"(max-width: 585px) 100vw, 585px\" \/><\/a><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><\/h2>\n<h2 style=\"text-align: center;\">la buffa<\/h2>\n<p align=\"center\">Il general Mangino<br \/>\nchiam\u00f2 la truppa nera<br \/>\nma i morti della &#8220;Bressa&#8221;<br \/>\ngan\u2019 salvaro la trincea<\/p>\n<p align=\"center\">Bim, bum, bom,<br \/>\nal rombo del cannon<\/p>\n<p align=\"center\">La fanteria l\u2019\u00e8 buffa<br \/>\nl\u2019\u00e8 bassa di statura<br \/>\nma quando va all\u2019assalto<br \/>\nanche i honved gan\u2019paura<\/p>\n<p align=\"center\">Bim, bum, bom,<br \/>\nal rombo del cannon<\/p>\n<p align=\"center\">Non sono bersagliere<br \/>\nnon son neppure alpin<br \/>\nson come il Re d\u2019Italia<br \/>\nio sono fantaccin<\/p>\n<p align=\"center\">Bim, bum, bom<br \/>\nal rombo del cannon<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><b>MYOSOTIS<\/b><\/h2>\n<p style=\"text-align: center;\">A Kolovrat<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">in questo bel giorno di sole<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">i nontiscordardime<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">hanno il color blu<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">degli occhi delle ragazze.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Ma nei prati<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">ne vedo alcuni<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di un vago color rosa<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">e mi domando<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">se si non tratti di una traccia<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">del sangue<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">versato cent\u2019anni fa<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">nella Grande Guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8212;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">In Kolovrat<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">on a nice, sunny day<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">forget-me-nots<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">are of the same blue<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">of girls\u2019 eyes.<br \/>\nBut on the meadows<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">I can see some of them<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span lang=\"en-GB\">being of a tone of rose <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">and I ask myself<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">if it isn\u2019t a trace<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">of the blood<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">shed a century ago<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">in the Big War.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8212;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00c0 Kolovrat<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dans une belle journ\u00e9e ensoleill\u00e9e<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">les myosotis<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">ont la m\u00eame couleur bleu<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">des yeux des filles.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Mais dans les pr\u00e9s<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">j\u2019en vois quelqu\u2019un<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">qui est d\u2019une couleur rose<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">et je me demande<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">s\u2019il ne s\u2019agit pas d\u2019une trace<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">du sang<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">vers\u00e9 il y a cent ans<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">dans la Grande Guerre.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Caporetto\/Kobarid 10.5.2014 Antonio G. Della Rocca<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><em>Qui interviene di nuovo <strong>Robert Mitterrutzner<\/strong> col didgeridoo<\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9490.jpg\" rel=\"lightbox[5007]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5057\" src=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9490.jpg\" alt=\"re_IMG_9490\" width=\"564\" height=\"845\" srcset=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9490.jpg 564w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9490-200x300.jpg 200w\" sizes=\"(max-width: 564px) 100vw, 564px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><!--nextpage--><\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Mauro Tonino)<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9567.jpg\" rel=\"lightbox[5007]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-5038\" src=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9567-200x300.jpg\" alt=\"re_IMG_9567\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9567-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9567.jpg 564w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\">Il rastrellamento<\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Marino con aria stanca riprese la narrazione dal punto esatto, dove aveva interrotto. Il gracchiare dell\u2019altoparlante scandiva l\u2019ordine perentorio per tutti gli uomini di \u201cconsegnarsi immediatamente ai tedeschi e assembrarsi davanti alla chiesa\u201d, mentre donne e bambini di \u201crimanere chiusi in casa\u201d.<br \/>\nNazario usci dal cespuglio e si diresse verso la chiesa. Io, d\u2019importante a questo mondo, avevo solo lui, cos\u00ec lo seguii. Davanti alla chiesa erano state gi\u00e0 radunate quaranta o cinquanta persone, pap\u00e0 fu messo insieme con loro. Sopra di loro, a ogni finestra della sacrestia c&#8217;era un soldato tedesco armato che controllava la piazza. Fui allontanato contro la mia volont\u00e0, non volevo abbandonare Nazario, cos\u00ec senza essere notato mi buttai gi\u00f9 nel fosso, proprio dietro la casa di Candusio, pronto a correre verso mio padre qualora fosse stato preso. Io stavo accovacciato nel fosso, con la sola punta del naso fuori, seminascosto tra l&#8217;erba, da l\u00ec potevo osservare tutta la scena, la distanza che mi separava dall&#8217;area teatro dei fatti che ora andr\u00f2 a narrare, era circa cinquanta metri. In mezzo a tutti quegli uomini lo squadrista dirigeva con piglio autoritario tutte le operazioni. Quell&#8217;uomo, ora era stato assurto al ruolo di supremo giudice per dispensare vita o morte a persone che aveva visto nascere, crescere, invecchiare, e delle quali, in un paese piccolo come Villanova, conosceva tutto. Dal fosso, potevo sentire distintamente i colloqui tra le sventurate vittime e i carnefici. Quando mio padre venne scartato, tirai un sospiro di sollievo, ma rimasi accovacciato immobile nel fosso, attento a quanto accadeva. La scelta degli uomini da sacrificare spett\u00f2 al nostro compaesano, operazione che effettu\u00f2 con puntiglio e diligenza. Doveva scegliere diciannove martiri, e cos\u00ec fece. Distinzioni di et\u00e0, di vissuto, di ceto, non valsero a nulla. Il fato, seguendo un misterioso disegno, aveva gi\u00e0 scelto, in tal contesto pure un giovane militare appena giunto in licenza a casa, incontr\u00f2 il destino lontano dal fronte, proprio nella terra che gli aveva dato i natali, e l\u00ec, ancora con la divisa addosso, fu raggruppato come un agnello sacrificale, agli altri diciotto martiri. A un certo punto si rivolse verso Elio, uno dei tre fratelli di \u201cLei\u201d, dicendogli \u201c Fiozzo mio se in tre, uno dei voi tre devi andar! \u201d<br \/>\nElio era poco pi\u00f9 che ragazzo, e a quella sentenza di morte rispose \u201c: Santolo mi no iero mai partigian! \u201d Un duro \u201cRauss!\u201d dell&#8217;interprete tedesco spense le tenui speranze del giovane. Lo portarono dietro la chiesa, e l\u00ec inizi\u00f2 la mattanza. Li fucilavano tre per volta. Sentivo un tedesco urlare \u201c avanti, avanti! \u201d e poi i colpi. Il mitra tedesco, appoggiato su le assi del portone ormai scardinato e dissestato, vomitava implacabile terrore e morte. Un compaesano, credo fosse Pio, cerc\u00f2 di fuggire in mezzo ai meleti ma loro, freddi e spietati, lo mitragliarono alla schiena, quasi come in una caccia alla lepre. Tutti quegli uomini trovarono la morte l\u00ec, su quel prato dietro la chiesa. Anche il nostro vicino di casa cadde insieme agli altri compaesani. Gli angeli della morte, non paghi, poich\u00e9 nessuno doveva sopravvivere, finirono tutti a uno a uno con un colpo di pistola alla testa. Ricordo ancora l\u2019immagine di quella pistola luccicante tra le mani del tedesco, e al botto di ogni colpo sparato, io sobbalzavo cercando di appiattirmi sempre pi\u00f9 nel fosso. Conclusa la mattanza, i soldati salirono sui camion e se ne andarono via. Il quadro era desolante, dal mio nascondiglio immaginavo quegli uomini che fino a pochi attimi prima erano persone vitali, allegre, nel pieno della vita, ora il soffio implacabile e malvagio della morte le aveva portate via per sempre. C&#8217;erano solo corpi inanimati, quei poveri compaesani vittime innocenti di quella follia collettiva che assume il nome di guerra, e che io conoscevo uno per uno, con loro ci avevo parlato, scherzato, ora erano l\u00ec immobili. Tutto divenne immobile in quella quiete mortale. Solo dopo mezzora, dopo essersi accertate che i soldati non c\u2019erano pi\u00f9, timidamente le donne iniziarono a uscire dalle case. E di l\u00ec a poco i pianti e le urla di disperazione saturarono l\u2019ambiente, come lugubri e funerei canti accompagnatori delle anime di quegli sventurati verso ultimo viaggio. Uscirono poi anche gli uomini sopravvissuti, tutti davanti a quei poveri corpi, immobili e silenti a guardare quelle membra martoriate, icone e immagini della morte che li aveva appena lambiti, ma alla fine lasciati in vita a testimoniare lo scempio perpetrato contro civili inermi. L&#8217;umana pietas prese il sopravvento, cos\u00ec gli uomini superstiti presero a scavare per dare una minima sepoltura agli amici, parenti, vicini di casa. C\u2019era poca terra, quasi che quel luogo non volesse ricevere il sangue degli innocenti. Dovettero allora ricorrere all\u2019esplosivo di mina per sventrare le rocce e creare un giaciglio nella terra per quei diciannove figli. Ricordo ancora i corpi avvolti in un lenzuolo, ultimo sudario prima di esser sotterrati e un foglio di carta appuntato sopra con il nome inciso. Conclusa quella modesta cerimonia funebre, mio padre mi prese in braccio e mi riport\u00f2 a casa. Paradossalmente, nonostante la tragicit\u00e0 del momento io ero contento, felice del fatto che mio padre si era salvato, ma alla luce di quello che accadde poi, gli avrei augurato di diventare il ventesimo martire, per non patire le pene dell&#8217;inferno in terra, viste le torture e sofferenze perpetrate poi sul suo povero corpo per giorni e giorni dagli implacabili carnefici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Dallagiacoma)<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #808080;\"><em>30 secondi di pausa e mi accompagna il didgeridoo<\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9569.jpg\" rel=\"lightbox[5007]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-5039\" src=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9569-200x300.jpg\" alt=\"re_IMG_9569\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9569-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9569-683x1024.jpg 683w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9569.jpg 778w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Diaolin)<\/strong><\/span><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\">p\u00f6ra m\u00f2rt\u2026<\/h2>\n<p style=\"text-align: center;\">p\u00f6ra m\u00f2rt<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">la t\u00f6l dr\u00e9 tut le mes\u00e8rie<br \/>\ne ogni rat\u00e0ra \u2018n te \u2018l pros\u00e0ch<br \/>\ndele volte f\u00f2rsi \u2018l par la te tamp\u00ecnia<br \/>\ndessigu\u00e0l, da lumaci\u00e0ra, strozeg\u00e0ndose<br \/>\ndr\u00e9 a i \u00e0rfi de le g\u00e8nt, a b\u00f2taciuch,<br \/>\np\u00f6ra m\u00f2rt<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">la c\u00f2n t\u00f6rse dr\u00e9 qoei b\u00f2ni<br \/>\ncome qoei che i ghe fa \u2018l v\u00e8rs<br \/>\nno la l\u00e9dra \u2018l camp da \u2018l erba<br \/>\nla \u2018mpien\u00ecss \u2018l ben\u00e8l de \u00e0neme<br \/>\ne dele volte resta \u2018n b\u00f9ss<br \/>\np\u00f6ra m\u00f2rt<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">vor\u00eca dirghe: l\u00e0ghei chi<br \/>\ntuti qo\u00e9i che i fa del mal<br \/>\nche ghe r\u00e8stia \u2018l desideri<br \/>\nde ru\u00e0rla la s\u00f2 storia<br \/>\nsenza che \u2018l suz\u00e9dia mai<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>povera morte<\/em><\/p>\n<p>povera morte | si porta dietro tutte le miserie | e ogni carabattola nello zaino | alle volte sembra quasi che ti insegua | mano a mano, come lumaca, trascinandosi | dietro il respiro della gente, casualmente, | povera morte | deve portarsi dietro quelli buoni | come quelli che la canzonano | non ripulisce il campo dall\u2019erba | lei riempie il cesto di anime | e alle volte lascia un vuoto | povera morte | vorrei dirle: lasciali qui | tutti quelli che fanno del male | ch\u00e9 resti loro il desiderio | di finirla, quella storia, | senza che accada mai<\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Dallagiacoma)<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><!--nextpage--><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Mauro Tonino)<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9601.jpg\" rel=\"lightbox[5007]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-5040\" src=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9601-300x200.jpg\" alt=\"re_IMG_9601\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9601-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9601-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9601.jpg 1166w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><\/h2>\n<h2 style=\"text-align: center;\">La foiba di Vines<\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Con cautela Luciano s\u2019inoltr\u00f2 per una ventina di metri tra le sterpaglie fino a fermarsi, si volse lentamente indicando con il braccio teso la foiba. Il sole ormai radente, e prossimo e morire, tagliava come un rasoio le ombre, e impietosamente colpiva direttamente gli occhi di quell&#8217;improbabile terzetto. Erano arrivati alla foiba quasi a tempo scaduto, ancora pochi minuti e sarebbe stato impossibile inoltrarsi in quella boscaglia incolta. Nazario li aveva presi per mano e portati proprio l\u00ec, a rendergli omaggio in un ultimo saluto liberatore, affinch\u00e9 da quel momento la sua anima potesse librarsi e finalmente raggiungere un luogo sereno.<br \/>\nOra, davanti a loro si stagliava la foiba di Vines, quasi semisconosciuta nelle citazione storiche dei libri di maniera, ma tristemente famosa tra gli esuli. Marino e Filippo si avvicinarono con prudenza ai bordi, rovi e sterpi facevano da cornice fin sul bordo, in mezzo si stagliava la forra. Pareva che quel buco nero, del quale non s\u2019intravvedeva la fine, inghiottisse pure la luce, e la sensazione trasmessa era quella di due enormi fauci, ancora l\u00ec ad attendere l&#8217;arrivo dei predestinati al sacrificio. La foiba era delimitata con un cavo metallico, che fungeva da simbolico parapetto, mentre in parte, stesa sopra dei rovi, messa l\u00ec come un sudario a testimoniare il sacrificio, c&#8217;era una bandiera italiana, martoriata anch&#8217;essa dalle intemperie, ma ben di pi\u00f9 dagli eventi bellici, che la violarono a pi\u00f9 riprese. Quel pezzo di stoffa, messo l\u00ec da qualche animo pietoso, ma che non vuol dimenticare, fu il simbolo e la croce, sotto la quale, come i martiri, furono immolati tanti uomini e donne, rei di essere solamente italiani. Quel luogo non aveva nulla di umano, e a conferma di quanto la natura stessa riverberava, Luciano con voce bassa e roca parl\u00f2<br \/>\n&#8220;E&#8217; molto profonda, dicono pi\u00f9 di cento metri&#8221;.<br \/>\nCadde di nuovo il silenzio, sempre poi rotto dalle parole di Luciano che come un tragico corrispondente di guerra narra i drammatici eventi che i suoi occhi hanno visto e fissato nei ricordi in modo indelebile<br \/>\n&#8220;Vidi arrivare gi\u00f9 un gruppo, c&#8217;erano diciassette sventurati, legati cinque a cinque, che vennero fatti incamminare, verso qui&#8221;.<br \/>\nLuciano interruppe il racconto, tutti e tre gli uomini avevano lo sguardo fisso verso quell&#8217;inghiottitoio nero. Passarono alcuni minuti in silenzio, Filippo volse lo sguardo verso il nonno, in quel momento non rivedeva l&#8217;uomo vigoroso con la schiena dritta che aveva sempre intravisto, davanti a lui osservava una persona invecchiata, curva, il viso bianco di un candore quasi innaturale, e i muscoli del viso tesi.<br \/>\nLuciano riprese a fatica l&#8217;illustrazione della tragica testimonianza<br \/>\n&#8220;Non ebbi il coraggio di venire fin qui in quei giorni&#8221;<br \/>\npoi, girando il capo e indicando con la mano la casa da dove erano venuti, disse<br \/>\n&#8220;Da l\u00e0, ancora dopo diversi giorni, si sentiva provenire dei lamenti dalla foiba&#8221;.<br \/>\nAbbass\u00f2 lo sguardo, e con un tono di voce greve prosegu\u00ec la tragica cronaca<br \/>\n&#8220;L&#8217;umana perversione non ha limiti, a quegli uomini torturati nell&#8217;animo e nel corpo, veniva fatta balenare l&#8217;illusione di avere salva la vita se avessero saltato indenni la foiba, ma per quei pochi che riuscivano a farlo, li aspettava un colpo di fucile alla schiena. Per gli altri invece, legati l&#8217;un l&#8217;altro col filo di ferro in una tragica catena umana, spettava una sorte ancor peggiore, colpito il primo con un colpo di pistola alla nuca, questi trascinava con s\u00e9 i vivi nell&#8217;orrido. In quei lunghissimi giorni di follia, la foiba non risparmiava nessuno, se essere italiano, era diventato un sicuro titolo per scendere negli inferi attraverso quelle terribili forre, l&#8217;angelo nero con la falce colpiva per vendetta anche chi, pur non soggetto alla \u201cpulizia etnica\u201d, aveva in passato avuto a che dire, anche per futili motivi, con qualcuno dei carnefici, generosi dispensatori di morte&#8221;.<br \/>\nQuelle pesanti e tragiche parole imposero il silenzio, poi, dopo aver preso fiato e coraggio, Luciano complet\u00f2 la narrazione<br \/>\n&#8220;Dopo poco tempo vennero qua con un camion pieno di calce e la versarono dentro&#8221;.<br \/>\nUna folata di vento mosse la vegetazione, quasi a terminare l&#8217;orazione funebre, muovendo legger-mente la bandiera, quasi che questa fosse viva. Marino si sporse, Filippo lo osserv\u00f2, nelle mani del nonno apparve come per incanto il mazzo di garofani bianchi acquistato a Cittanova, ma del quale il ragazzo non si era accorto che fosse stato portato appresso.<br \/>\nMarino lanci\u00f2 con decisione il mazzo di fiori.<br \/>\nIl fascio di garofani descrisse in aria un bell&#8217;arco, osservato da tutti e tre gli uomini, per poi scendere gi\u00f9 nel mezzo del buco nero. Marino non possedeva la matematica certezza che Nazario riposasse proprio l\u00ec, ma quel gesto avrebbe simbolicamente espanso l&#8217;ultimo saluto a suo padre in qualunque luogo questi giacesse.<br \/>\nRestarono immobili in silenzio per diversi minuti, poi Marino si mosse, sporgendosi leggermente oltre, quasi a voler richiamare lo spirito di suo padre. Poi si raddrizz\u00f2, rigido, fermo, in un simbolico saluto.<br \/>\nIl tempo pareva essersi fermato, solo il vento muovendo leggermente i capelli dell&#8217;anziano, confermava che tutto era vivo.<\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\">pausa di 1 minuto<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Dallagiacoma)<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><em>Mia breve considerazione su questo evento e poi lascio andare avanti Mauro a raccontare l&#8217;epilogo della storia<\/em><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #c0c0c0;\"> <em> (ma quando finir\u00e0 questa guerra interiore?)<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\">\u00a0<strong>(Mauro Tonino)<\/strong><\/span><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\">Ritorno a casa<\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La barca, nonostante l\u2019ancoraggio disposto da Marino, a dir suo sicuro, inizi\u00f2 soffrire le raffiche che stavano aumentando d\u2019intensit\u00e0, tanto che inizi\u00f2 a muoversi. Sul momento Filippo non diede peso alla cosa, ritenendola un fatto normale, e gli ci volle un po&#8217; per capire che il vento stava invece sospingendo la barca verso dei galleggianti, che non erano altro dei bidoni posti l\u00ec, contro ogni buon gusto, solo per raccogliere i mitili. Sull\u2019altro lato della barca, con le gambe fuori bordo, Marino era intento in ben altre faccende, concentrato nel cercare di far abboccare un pesce che pareva riottoso a farsi mettere in padella.<br \/>\n&#8220;Nonno, la barca va alla deriva&#8221;.<br \/>\n&#8220;Impossibile!&#8221; fu la lapidaria risposta.<br \/>\n&#8220;Guarda!&#8221; ribad\u00ec con insistenza Filippo, quasi urlando.<br \/>\nLa determinazione del ragazzo sort\u00ec l\u2019effetto di catturare l\u2019attenzione del comandante. Con solo colpo d\u2019occhio, Marino intu\u00ec il pericolo<br \/>\n&#8220;Porco mondo, le pedocere !!&#8221;<br \/>\nCon inaspettata agilit\u00e0 risal\u00ec e come un fulmine si diresse ai comandi, cercando di accendere il motore. Questa volta, come se un folletto dispettoso ci avesse messo le mani, ostinatamente si rifiutava di ripartire. Ormai la collisione era inevitabile, infatti, Filippo aggrappato a una sartia, attendeva il botto, mentre Marino si accaniva sul motore che non dava alcun segno di vita. Sent\u00ec quasi in contemporanea, il botto e il motore che si accendeva e dopo qualche secondo si spegneva con un rumore sordo. Marino riprov\u00f2 pi\u00f9 volte ma il motore pareva defunto. A quel punto il comandante osserv\u00f2 la situazione stimando i danni, e solennemente, ma con anche un po\u2019 di vergogna, si pronunci\u00f2<br \/>\n&#8220;Ci siamo impigliati nelle pedocere, l\u2019elica si \u00e8 avvolta nel cavo che le tiene ancorate al fondo!&#8221;<br \/>\ne dopo una pausa, proffer\u00ec, ma con minore enfasi<br \/>\n&#8220;Che figura di merda, proprio davanti a casa!&#8221;<br \/>\n&#8220;E adesso che facciamo nonno?&#8221;.<br \/>\n&#8220;Nulla!&#8221; rispose sconfortato Marino.<br \/>\n&#8220;Come nulla!&#8221;.<br \/>\n&#8220;Noi non possiamo fare nulla, dobbiamo chiamare tuo padre, che venga ad aiutarci&#8221;.<br \/>\n&#8220;Va bene, dammi il cellulare che lo chiamo io&#8221;<br \/>\ndisse Filippo, gi\u00e0 pi\u00f9 tranquillo.<br \/>\n&#8220;Non ho il cellulare con me, l&#8217;ho lasciato a casa&#8221;<br \/>\nrispose sconfortato l&#8217;anziano marinaio.<br \/>\n&#8220;E adesso cosa facciamo?&#8221; chiese preoccupato il ragazzo.<\/p>\n<p>&#8220;Aspettiamo, aspettiamo che passi qualcuno, mica sparo un razzo per far accorrere quelli della Capitaneria di Porto o li chiamo alla radio, cos\u00ec domani ci troveremo dipinti sul Il Piccolo, no no, questo mai, aspettiamo!&#8221;.<br \/>\nDopo aver esternato il proprio pensiero, Marino si sedette sconfortato nel pozzetto.<br \/>\nFilippo lo raggiunse, si sedette vicino<br \/>\n&#8220;Va bene nonno, aspetteremo&#8221;.<br \/>\nIl vento intanto era salito ancora d\u2019intensit\u00e0, portando aria fredda, mentre il mare sollecitato dalle raffiche improvvise, stava montando.<br \/>\n&#8220;Con questo tempo vedrai che tra poco qualche barca rientrer\u00e0&#8221;.<br \/>\n&#8220;Si nonno, lo penso anch\u2019io&#8221;<br \/>\nrispose Filippo, replicando al nonno, giusto per tranquillizzare lui, giovane mozzo, l&#8217;esperto marinaio.<br \/>\n&#8220;Nonno, in questi giorni sono stato bene con te&#8221;.<br \/>\n&#8220;Anch\u2019io&#8221; rispose l&#8217;anziano arruffando i capelli al ragazzo.<br \/>\n&#8220;Grazie di avermi fatto partecipe della tua storia e dei tuoi ricordi&#8221;<br \/>\n&#8220;Era giusto che tu sapessi, pensa \u2026 alcune cose non le avevo raccontate neppure a tuo padre&#8221;.<br \/>\nIn silenzio, seduti con le gambe fuori bordo, i due compagni di viaggio osservavano la linea tra cielo e terra verso la costa istriana. Dopo una decina di minuti, apparve all&#8217;orizzonte una minuscola imbarcazione, che man mano si avvicinava alla costa, confermava che la rotta era sulla linea di stazionamento dei nostri naufraghi.<\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Dallagiacoma)<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\">\u00a0<\/span><strong><span style=\"color: #c0c0c0;\">Pausa di un minuto in silenzio poi continua <\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong><!--nextpage--><\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #c0c0c0;\">(Mauro Tonino)<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9546.jpg\" rel=\"lightbox[5007]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-5041\" src=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9546-300x200.jpg\" alt=\"re_IMG_9546\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9546-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9546-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9546.jpg 1166w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/h2>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><\/h2>\n<h2 style=\"text-align: center;\">Ritorno a casa<\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Marino, con i capelli scompigliati dal vento, tanto da sembrare un istrice, con una mano sul timone e l\u2019altra sulla spalla del nipote, disse<br \/>\n&#8220;Filippo, prendi tu il timone&#8221;.<br \/>\n&#8220;Io nonno?&#8221; chiese un po\u2019 preoccupato il ragazzo.<br \/>\n&#8220;Si certo, sei partito per questo viaggio mozzo, ma ora rientri marinaio!&#8221;.<br \/>\nMarino lasci\u00f2 cos\u00ec i comandi al nipote, poi si diresse verso prua, per aggrapparsi a una sartia e scrutare l\u2019orizzonte. Filippo, attento a manovrare, manteneva in rotta l\u2019imbarcazione senza sbavature, nonostante il mare sempre pi\u00f9 increspato. Marino, non aveva sbagliato ad affidare il timone a Filippo, questi seppur in tensione come una corda di violino, sapeva il da farsi, infatti, entr\u00f2 nel canale del Villaggio con grande sicurezza. Passarono davanti a Mario, che essendo a bordo di una barca a motore pi\u00f9 veloce era rientrato prima di loro.<br \/>\n&#8220;Grazie Mario!&#8221; grid\u00f2 dalla barca Marino, questi rispose<br \/>\n&#8220;Figurite, spero solo che no te dovessi far lo stesso ti con mi un d\u00ec!&#8221;<br \/>\npoi salut\u00f2 con il braccio, Marino fece lo stesso, mentre Filippo, nemmeno gir\u00f2 lo sguardo, tanto era attento alle manovre. Con perizia ridusse la velocit\u00e0 nell&#8217;approssimarsi dell\u2019approdo. Sulla sponda, proprio di fronte a loro, stazionava invece Daniele, solo e intento ad asciugarsi i capelli con un asciugamano. S\u2019irrigid\u00ec nel vedere Filippo alle manovre, non se lo sarebbe aspettato. La preoccupazione svan\u00ec presto, visto che Filippo, con una manovra perfetta accost\u00f2 la barca al pontile. Mentre era l\u00ec, ancora immobile, Daniele si sent\u00ec apostrofare da Marino, forse per esternare una piccola rivincita e smorzare la sottomissione psicologica per l\u2019infortunio e l\u2019onta appena subita<br \/>\n&#8220;Cossa te fa come un bacal\u00e0, ciapa la cima!&#8221;.<br \/>\nQuasi colto alla sprovvista, Daniele prese la cima e con una gassa d\u2019amante l\u2019assicur\u00f2 alla bitta. Mentre assicurava anche la seconda cima, Daniele si mise a osservare i due marinai. Ormeggiata l\u2019imbarcazione, iniziarono quindi i lavori di sistemazione, trasbordo a terra delle poche vivande rimaste a bordo, e quant\u2019altro i marinai si erano portati dietro per il viaggio.<br \/>\nDaniele si mise a osservare i due.<br \/>\nSeppur fossero separati da pi\u00f9 di una generazione, not\u00f2 che c\u2019era qualcosa di strano in loro, qualcosa di nuovo, come se quel viaggio avesse reso pi\u00f9 intimo e forte il loro rapporto. Gli pareva quasi che si fossero trasformati, Filippo dava l\u2019impressione di essere maturato, cresciuto, non pi\u00f9 un ragazzo, ma un giovane uomo. Osservando bene il padre, consider\u00f2 che anche Marino fosse diverso, trovava ora il suo sguardo sereno, lo sguardo di un uomo in pace. S\u2019interrog\u00f2 incuriosito su che cosa fosse accaduto durante quel viaggio, forse non glielo avrebbero detto mai e sarebbe rimasto un segreto tra loro due, o chiss\u00e0, magari un giorno lo avrebbero fatto partecipe dell\u2019espe-rienza vissuta. Marino si diresse verso la casetta di legno, pochi metri quadri che fungevano da magazzino, dispensa, rifugio nelle brutte giornate, il suo regno, e di fatto prima casa dai giorni della pensione. Ne usc\u00ec con due birre e una coca cola, che pass\u00f2 ai due consanguinei. Dopo aver gustato tutta la birra, abbracci\u00f2 figlio e nipote. L\u00ec, tutti e tre uniti, in pace, ognuno a sentire la vicinanza dell\u2019altro, accompagnati solo dal pigro sciabordio dell\u2019acqua del canale mossa dalla marea montante. Tre generazioni, tre mondi, tre uomini, legati dal sangue e dalla storia, figli del passato, ma saldamente ancorati al presente e proiettati verso il futuro.<\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Dallagiacoma)<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><!--nextpage--><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Diaolin)<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9551.jpg\" rel=\"lightbox[5007]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-5042\" src=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9551-300x200.jpg\" alt=\"re_IMG_9551\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9551-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9551.jpg 845w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><\/h2>\n<h2 style=\"text-align: center;\">VI<\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Fucile Mannlicher &#8211; Carcano modello 1891 calibro millimetri 6,5 per 52<br \/>\na ripetizione manuale con otturatore girevole e scorrevole.<br \/>\nSerbatoio con pacchetto Mannlicher da sei colpi. Lunghezza totale millimetri 1.280<br \/>\nLunghezza della canna millimetri 770. Peso chilogrammi 3,800. Mirino anteriore a cresta; mirino posteriore a quadrante con zoccolo graduato fino a 2000 metri.<br \/>\nVelocit\u00e0 alla bocca 700 metri al secondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Vedi, ho imparato la poesia, e bene,<br \/>\nma solo perch\u00e9 mi toccava.<br \/>\nGirano voci nel reggimento<br \/>\nche le lezioni siano finite;<br \/>\nche presto dovremo andare.<br \/>\nVorrei dirti di star tranquilla<br \/>\nche tra poco sar\u00e0 finita<br \/>\ne l\u2019austriaco non sa sparare:<br \/>\na Trento per primavera<br \/>\ne Trieste ha gi\u00e0 pronte le bandiere.<br \/>\nMarta, bugie non te ne so raccontare;<br \/>\ntu sei quella che ha studiato.<br \/>\nIo ho solo paura<br \/>\nper me, per te e per le bambine.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong> (da I prezzi da pagare di Suchert Daniel di Schuler)<\/strong><\/p>\n<p>Io ho solo paura per me, per te e per le bambine!<br \/>\nVorrei fermarmi un attimo su questo concetto: come mai la frase di prima<br \/>\n\u201cTutti dicono che dura poco, un paio di settimane e poi e poi \u00e8 finita. E allora tanto vale andare. \u201c<br \/>\nperde il suo potere ipnotico ed assume un valore retorico solo nel momento della percezione del suo intrinseco dramma?<br \/>\nPerch\u00e9 non pensare alla guerra come ad una soluzione impossibile invece che, a volte, all&#8217;unica strada possibile?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Dallagiacoma)<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9632.jpg\" rel=\"lightbox[5007]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-5033\" src=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9632-300x200.jpg\" alt=\"re_IMG_9632\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9632-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9632-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9632.jpg 1166w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Robert Mitterrutzner)<\/strong><\/span><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><\/h2>\n<h2 style=\"text-align: center;\">CERIDWEN\u2019S KESSEL<\/h2>\n<p style=\"text-align: center;\">Ich trank den Saft<br \/>\nDer in dem Kessel war,<br \/>\nDen Ceridwen<br \/>\nAm Feuer hielt.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Ich war ein Stein, der vor Hitze glueht.<br \/>\nIch war ein Fels, in der Brandung des Meeres.<br \/>\nIch war der Boden, auf dem der Weizen waechst.<br \/>\nIch war das Fundament, auf dem man Haeuser baut.<br \/>\nIch war der Stein, mit dem man Strassen baut.<br \/>\nIch war die Strasse, auf der, der Wagen rollt.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Ich trank den Saft<br \/>\nDer in dem Kessel war,<br \/>\nDen Ceridwen<br \/>\nAm Feuer hielt.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Und dann war ich der, der selber Steine warf<br \/>\nUm im Brunnen den dumpfen Ton zu hoeren, um Ruhende zu stoeren.<br \/>\nIch war der Stein, der auf meinem Herzen lag<br \/>\nUnd dann war ich der, der selbst gesteinigt ward.<br \/>\nIch war die Angst, die keine Sicherheit mehr bot.<br \/>\nIch war die Wut, der Zorn und der Neid,<br \/>\nDer mich nicht mehr wachsen und gedeihen liess.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Ich trank den Saft<br \/>\nDer in dem Kessel war,<br \/>\nDen Ceridwen<br \/>\nAm Feuer hielt.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Und jetzt geb ich\u2019s dir zurueck,<br \/>\nDamit sich\u2019s neu vermischt<br \/>\nIn dem Kessel<br \/>\nDen Ceridwen am Feuer haelt.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #c0c0c0;\">(traduzione)<\/span><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><\/h2>\n<h2 style=\"text-align: center;\">IL CALDERONE DI CERIDWEN<\/h2>\n<p style=\"text-align: center;\">Ho bevuto il succo<br \/>\nche bolliva nel calderone,<br \/>\nche Ceridwen<br \/>\nteneva sul fuoco.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Ero una pietra, incandescente per il calore.<br \/>\nEro una roccia, nella risacca del mare.<br \/>\nEro il terreno, su cui cresce il grano.<br \/>\nEro le fondamenta, su cui si costruiscono le case.<br \/>\nEro la pietra, con cui si costruiscono le strade.<br \/>\nEro la strada, su cui passano i carri.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Ho bevuto il succo<br \/>\nche era nel calderone<br \/>\nche Ceridwen<br \/>\nteneva sul fuoco.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">E poi ero io stesso colui che lanciava pietre<br \/>\nper sentirne il suono ovattato nella fontana,<br \/>\nper disturbare i dormienti.<br \/>\nEro la pietra, che giaceva sul mio cuore,<br \/>\ne poi ero io stesso quello che veniva lapidato.<br \/>\nEro la paura, che non offriva pi\u00f9 alcuna sicurezza.<br \/>\nEro l\u2019angoscia, la rabbia e l&#8217;invidia,<br \/>\nche non mi lasciava crescere e prosperare.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Ho bevuto il succo<br \/>\nche era nel calderone<br \/>\nche Ceridwen<br \/>\nteneva sul fuoco.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Ed ora te lo dar\u00f2 indietro,<br \/>\naffinch\u00e9 si mischi ancora<br \/>\nnel calderone<br \/>\nche Ceridwen tiene sul fuoco.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>La trasformazione<\/em><\/p>\n<p><em>Siamo scesi su questo pianeta per imparare, per vivere, per amare, nelle lezioni si rischia di non capire la lezione e c\u2019\u00e8 bisogno di ripeterla, nel vivere veramente si rischia la vita e nell\u2019amore si rischia tutto, nel stare al momento si rischia di non esserlo. Una magia ti pu\u00f2 riuscire e anche no, quando le cose vanno bene, di solito si \u00e8 contenti, quando invece non vanno bene, ci si riprova,<\/em><br \/>\n<em> per me delle persone che incontro, mi fanno da specchio, e se sono come uno specchio vuol dire che hanno dentro una cosa con la quale vado in risonanza, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 anche in me quella cosa. Il rifiuto \u00e8 sempre una cosa che non si vuol vedere, che si vuol mettere all\u2019oscuro e si cerca di nascondere.<\/em><br \/>\n<em> Per me l\u2019amore \u00e8 tutto, lo vedo ogni giorno, ogni ora, ogni minuto e ogni attimo, l\u2019amore sta sopra ogni cosa e l\u2019amore lo puoi solo dare e ricevere, \u00e8 impossibile possederlo. L\u2019amore include tutto ed esclude niente, lo si deve trovare in se stessi, per se stessi e per gli altri.<\/em><br \/>\n<em> Anche la morte \u00e8 amore!<\/em><br \/>\n<em> L\u2019unica libert\u00e0 che hai, \u00e8 la libert\u00e0 di scegliere e quando hai scelto non sei pi\u00f9 libero, perche ogni scelta \u00e8 anche una identificazione, quindi, ti rimane soltanto \u201cVIVERE\u201d con tutti i suoi aspetti.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Dallagiacoma)<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><!--nextpage--><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Diaolin)<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9483.jpg\" rel=\"lightbox[5007]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-5043\" src=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9483-300x200.jpg\" alt=\"re_IMG_9483\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9483-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9483.jpg 845w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><\/h2>\n<h2 style=\"text-align: center;\">X<\/h2>\n<p style=\"text-align: center;\">Mi hanno detto sette<br \/>\ne ho saputo che restavo vivo;<br \/>\nse era dieci ero morto.<br \/>\nMarta, la chiamano per questo decimazione.<br \/>\nCi hanno accoppati, uno su dieci.<br \/>\nI nostri hanno fucilato i nostri.<br \/>\nLi hanno legati ad un palo, come le bestie,<br \/>\ne ta pum, ta pum, ta pum.<br \/>\nVilt\u00e0 davanti al nemico, ha detto il generale<br \/>\ncon la faccia grassa e rosa e gli occhialetti d\u2019 oro<br \/>\nche il nemico non ha mai visto.<br \/>\nSiamo usciti: \u201cAvanti Savoia\u201d.<br \/>\nSparavano con le mitragliatrici, scoppiavano le bombe,<br \/>\ne i reticolati tutti in piedi.<br \/>\nE\u2019 morto il Capitano; erano gi\u00e0 morti i tenenti:<br \/>\nil mio subito subito, appena fuori dal nostro buco.<br \/>\nNon c\u2019era pi\u00f9 nessuno a dare ordini:<br \/>\nsolo confusione e fumo e morti dappertutto<br \/>\nQualcuno a cominciato a tornare indietro:<br \/>\nandare avanti era solo morire.<br \/>\nCi siamo guardati quella sera:<br \/>\nmancavamo pi\u00f9 di quelli che siamo rimasti.<br \/>\nIl giorno dopo si pensava di andare in retrovia,<br \/>\ninvece ci hanno processato.<br \/>\nCi ha fatto un bel discorso il generale;<br \/>\nIo, per\u00f2, davanti a lui non ho tremato.<br \/>\nSono stato a pi\u00e8 fermo, come diceva lui, con il petto in fuori.<br \/>\n<strong>Davanti al nemico.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong> (da I prezzi da pagare di Suchert Daniel di Schuler)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><em>Davanti al nemico&#8230;<\/em><br \/>\n<em> Davanti al nemico&#8230;<\/em><br \/>\n<em> Davanti al nemico&#8230;<\/em><br \/>\n<em> mi verrebbe la voglia di dire una parolaccia<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>Dallagiacoma (ultima volta)<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Diaolin)<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Il nemico: noi stessi!<\/strong><\/p>\n<p><!--nextpage--><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9638.jpg\" rel=\"lightbox[5007]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-5034\" src=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9638-300x200.jpg\" alt=\"re_IMG_9638\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9638-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9638-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9638.jpg 1166w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Ripartiamo per Malga Sass, ci fermeremo altre due volte sul sentiero, negli stessi posti di prima. Stavolta non vi chieder\u00f2 di tacere ma lasciatevi andare a qualsiasi cosa vi venga in mente&#8230; C&#8217;\u00e8 il megafono a disposizione di chi vorr\u00e0 dire qualcosa. Durante la discesa vi chiedo di raccogliere le bandiere ed i pali, le bandiere potete portarle con voi mentre i pali vi chiedo di lasciarli in malga.<\/em><\/p>\n<p><em>Ci fermeremo ancora due volte in discesa per ascoltare una lettera a Pasolini ed una mia brevissima poesia.<\/em><\/p>\n<p><em>Prima per\u00f2 vorrei ricordare un amico scomparso da poco, una persona che ha fatto della libert\u00e0 e dell&#8217;arte il disegno della sua vita e ha lasciato un vuoto profondo nel mio cuore.<\/em><br \/>\n<em> Ultimamente mi aveva detto: \u201cCaro Diaolin, g\u00f2 dr\u00eco la porta de casa el t\u00f2 Saor del v\u00e8nt cos\u00ec me &#8216;l l\u00e9zo ogni volta che vago f\u00f2ra de casa&#8230; me piaser\u00eca vegn\u00ecr su anca mi ma le gambe&#8230; no le obedisse p\u00f9\u201d.<\/em><br \/>\n<em> Beh, lui era venuto diverse volte agli eventi che ho fatto ma stavolta ho deciso che lo avrei portato io con i miei pensieri.<\/em><\/p>\n<p><strong>Ciao Franco e s\u00ecene en parad\u00ecss come che &#8216;l vor\u00ecsti ti!<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\">\u2018l sa\u00f3r del v\u00e8nt\u2026<\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">l\u2019\u00e0s mai sent\u00f9 \u2018l sa\u00f3r del v\u00e8nt de ist\u00e0<br \/>\nqo\u00e0nche \u2018l te v\u00ecs\u2019cia i l\u00e0ori screpol\u00e0di<br \/>\ne \u2018l lassa dent \u2018mprend\u00f9, \u2018n la boca s\u00f9ta,<br \/>\nprofumi de fior\u00f9m che \u00e8 giust sesl\u00e0?<br \/>\ng\u2019\u00e0s mai dat \u00f2dia al fis\u2019cio berech\u00ecn<br \/>\nche \u2018l porta \u2018n g\u00e0ida ci\u00f2che che sdind\u00f2na<br \/>\npar gat\u00e0r dent, careze al c\u00f6r de mama,<br \/>\nsgninfe \u2018nzispade de \u2018n put\u00e0t rabio\u0161?<br \/>\nl\u2019\u00e0s mai sent\u00f9 \u2018l sa\u00f3r del v\u00e8nt smanios<br \/>\na svoltol\u00e0r le n\u00f9gole pu negre<br \/>\npav\u00e8la su la p\u00e8l che par che pi\u00e0ng\u00efa<br \/>\ne i \u00f2ssi che f\u00e0 s\u2019ci\u00f2chi \u2018l p\u00e0r bol\u00ecfe?<br \/>\nl\u2019\u00e0s mai sent\u00f9 \u2018l sa\u00f3r del v\u00e8nt de aot\u00f9n<br \/>\ncol mosto ancor sul b\u00f3i, cast\u00e8gne sule brase,<br \/>\nsu l\u2019us de c\u00e0 co i v\u00e8ci a cont\u00e0r storie<br \/>\ne \u2018n cagn reb\u00f9f che sb\u00e0ia a chiche passa?<br \/>\nma ti, l\u2019\u00e0s mai scolt\u00e0 \u2018l rem\u00f3r del v\u00e8nt<br \/>\na c\u00f3rer via \u2018n tr\u00e0 \u2018l p\u00f2rtec\u2019, gi\u00f3 \u2018n le fr\u00e0one<br \/>\nqoel z\u00ecfol che te dis che \u00e8s ancor v\u00eco<br \/>\ne \u2018l tase c\u00e8t a \u2018l cant de le cigaie?<br \/>\nma ti, l\u2019\u00e0\u0161 mai sent\u00f9 \u2018l sa\u00f3r del v\u00e8nt<br \/>\ntastando pian en fior pogi\u00e0 a la lengua?<br \/>\nlasando che i pensieri i se smam\u00ec\u0161ia<br \/>\ne qoel profumo f\u00f2rt te f\u00e9s sgol\u00e0r<br \/>\nma ti, l\u2019\u00e0s mai sagi\u00e0 \u2018l sa\u00f3r del v\u00e8nt?<\/p>\n<p>il sapore del vento<br \/>\nhai mai sentito il sapore del vento d\u2019estate | quando ti sferza le labbra screpolate | e lascia dentro intriso, nella bocca asciutta | profumi di fiorume appena tagliato? | hai mai dato ascolto al fischio birichino | che porta in grembo campane che suonano | per trovare dentro, carezze al cuore di mamma | pianti di stizza di un bambino arrabbiato? | hai mai sentito il sapore del vento smanioso | che rivolta le nuvole pi\u00f9 nere | fal\u00e8na sulla pella madida che sembra piangere | e le ossa che fanno schiocchi che sembrano scintille? | l\u2019hai mai sentito il sapore del vento autunnale | con il mosto che bolle ancora, castagne sulle braci | sull\u2019uscio di casa con i vecchi che raccontano storie | ed un cane dal pelo ispido che abbaia a chi passa? | ma tu l\u2019hai mai ascoltto il rumore del vento | che corre in mezzo al porticato, in mezzo ai viottoli | quel fischio che ti dice che sei vivo | e tace silenzioso al canto delle cicale? | ma tu, l\u2019hai mai sentito il sapore del vento | assaggiando piano un fiore appoggiato alla lingua | lasciando che i pensieri sbiadiscano | e quel profumo intenso ti faccia volare? | ma tu l\u2019hai mai assaggiato il sapore del vento?<br \/>\nScendiamo&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9655.jpg\" rel=\"lightbox[5007]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-5035\" src=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9655-300x200.jpg\" alt=\"re_IMG_9655\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9655-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9655-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9655.jpg 1166w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><!--nextpage--><\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>Prima tappa in discesa <\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Mauro Tonino)<\/strong><\/span><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\">Letare a Pieripauli<br \/>\n(versione in friulano)<\/h2>\n<p>Ti scrif omp, e ti clami par non, ti clami Pieripauli, parceche tu ses nasut a Bologne, e come un mul ustinat, e cun braure, tu tabais Furlan, no invesit no, ogni poc si vergongnin di dopr\u00e0 le marilenghe. Ti tabai e ti scrif al prisint, e non sai nacje se o soi el prin che lu fas, ma chist poc al impuarte. Scrivi a un muart, chel c\u00e0 al\u00e8 mat al disar\u00e0 qualchidun, parceche tu ses muart el doi di novembre dal milnunfcent e settantecinc.<br \/>\nTu vevis une preocupazion, che cun umiltat e pudor une d\u00ec tu as tirat fur : \u201cI\u00f2 e Calvino o rischin di sedi sorpassas di une storie real che nus ingialis di bot, stramudanus in statuis di cere di no stes\u201d<br \/>\nMa ce ise le muart?<br \/>\nTu, no tu ses muart, no sta v\u00e8 pore, se o soi chi a scriviti a lul d\u00ec che tu ses viv, les tos ideis, le tos peralulis, i toi pensiirs e son vivs, atuai, le vite e je chist, e va doprade ben, e tu tu le as doprade ben. Plen di curiosetat, o ai jodut ceche al\u00e8 scrit di te su wikipedia: poete &#8211; zornalist \u2013 regisser \u2013 senarist \u2013 scritor \u2013 lenghist \u2013 Porco boe, cemut setu rivat a fa dutis chistis robis tal poc timp che tu vevis? Nome Lissandri il Grand e Napoleon e son rivas a sledros\u00e0 el mont in cus\u00ec poc timp! E tu tu lu as sledrosat, viart, cjalat, analizat, combatut, cence baionetis o fusii, ma nome cule cineprese, le pene e le peraule, tu di bessol cuintri ducs, ma no tu ieris dibessol, tu vevis vissin i toi convinciments, perdonimi, i tuoi resonaments, perceche tai convinciments al\u00e8 dentri pal plui presunzion, tai resonamenets si cjate analisi, riflession, e soredut si a di sav\u00e8 scolt\u00e0 par pod\u00e8 reson\u00e0.<br \/>\nTal vocabulari, a le peraule \u201ccuintri conformist\u201d, par sclarile bastares scrivi, Pasolini, tu tu ses le rapresentazion plui juste.<br \/>\nTu che tu ses plui religios dai predis, ma lor no ti an volut mase ben, piorute, ma no piardude, tu as vut el coragjo di esplic\u00e0 in public le to contrarietat a l&#8217;abort, motivant les tos resons, o ribatis, tos resons, cus\u00ec tu ti ses chiapat lis frecis ancje dai laics.<br \/>\nTu, come Crist, cal\u2019 \u00e0 volut ben ancje ai soi angusins, tu as amat cence compromes une tiare che ti ha slontanat, une politiche che no ti voleve.<br \/>\nNonostant che al fos passat di poc el sessantevot, no zovins di province si viodeve di te nome le part plui eclatant, l\u2019omosessualitat, e no frus un poc stupidus, cui ormons che giravin a mil, a cjapati pal cul, come che tu fosis un miec omp, e no che lis feminis lis vevin apene nasadis di lontan, o ierin i mestris di vite.<br \/>\nVu\u00e8 par fortune le robe no vares rilief, el gnuf mont, che o soi sigur che no ti plas, al\u00e8 un poc plui permissiv. No sta interompimi, o hai let che tu as dite su le libertat sesual.<br \/>\nEl gnuf mont\u2026 al\u00e8 f\u00ec di chel vieli, che tu tu as vjodut mur\u00ec e nassi in une gnove forme, ma che no ti an dat el timp di analizalu tal aspiet plui spregjudicat e adult cal \u00e8 chel di vu\u00e8.<br \/>\nTante tristerie e je stade doprade cuintri di te, tu forsit non tu lu ametaras mai, ma un poc ti var\u00e0 ancje fat mal. E an pensat di pacati par fati tas\u00e8.<br \/>\nCe stupids, e an forsit pensat che tu fossis di bessol, ma se a distance di di trentesis ains o sin c\u00e0, io e te a tabaja, a lul d\u00ec che non son rivas a siarati le bocje e cop\u00e0 el t\u00f2 pensir, a lul d\u00ec che iu vin freas, no o sin stas plui scaltris di lor.<br \/>\nPieripauli, ti hai let tant timp fa, e di te ogni volte che e han tabaiat in television o hai scoltat cun interes, ma secont el mi\u00f2 puar pensir, migo ti hai capit sin in somp, cuss\u00ec une d\u00ec mi soi fat un regal, nue di strani tu disaras, spete che ti dis, o ai cjolt \u201cScrits corsari\u201d.<br \/>\nPar me al\u00e8 stat, no rilei un scrit, ma lei un libri gnuf, tante fuarce, provocassion, i toi voi e el to pensir proietas tal doman che al\u00e8 el vu\u00e8 di vu\u00e8. Ce ao di diti, tu vevis vjodut just, o sin rivas tal puest che tu, sint cjantestoris e no topografo, tu vevis individuat cun une precision svissare.<br \/>\nSatu Pieripauli \u2026 ceche mi ha impressionat di plui tai toi articui? Che tai an publicas.<br \/>\nE no sta ridi o maraveati, chei e ierin altris timps, e l\u2019Italie e iere ecim\u00f2 un poc bigote, epur tai an publicas su zornai importans.<br \/>\nA rigor di logiche el mont al vares di progred\u00ec, si, si, o alci le man par fermati, o sai \u2026 e son robis diferentis el progres e el svilup, se ti hai let o sai ceche tu volaressis dimi.<br \/>\nMa tu sas, vue, cun internet, tante television, i zornai, in teorie o varessin di ve e cjat\u00e0 tante information, e invesit?<br \/>\nNuie, nome peraulis vueidis.<br \/>\nIn chist moment di crisi global economiche e moral, dula cazzo sono las i intelletuai e i economists che fin a un quart d\u2019ore prime e davin lezions e si tabaiavin intor?<br \/>\nCum\u00f2 no tu cjatis un, nancje a paialu ben, e soredut che vjargint le bocje nol disedi monadis.<br \/>\nTal dis sot vos, vue i toi articui no tai publicaresin.<br \/>\nSo o soi sigur di ceche o dis?<br \/>\nO crodarai, e no sta ridi par chel che ti disarai cum\u00f2.<br \/>\nPieripauli, vue tu saressis un rivoluzionari, e no ti pubblicaressin, nancje a paiament.<br \/>\nNo tu mi crodis? Cialiti ator, lei i zornai, viot le television, tu podaressis l\u00e0 su internet cul computer, che al\u00e8 un argagn, visiti che a l\u00e8 nome un imprest, e ancje a prove di stupit, se no cemut fasaressino a dopralu ducs.<br \/>\nO vin le crise, e duc e scrivin che o vin le crise, al\u00e8 come d\u00ec che vu\u00e8 al pluf, e continu\u00e0 a scrivi dut al d\u00ec che al pluf, ce sens al?<br \/>\nMa Sante Madonute, scrivin, tabain, confrontinsi su ceche al sucet, sul ce fa, e soredut su ceche al sucedar\u00e0!<br \/>\nInvest nuie, el vueit pneumatic.<br \/>\nCiale Pieripauli, o pensi che vu\u00e8 se tu vessis timp, tu ti divertiressis a cjal\u00e0 denant di ducs come un oracul, come che tu sas fa nome tu. Ce vino di fa? Una domande chiste fate cul cur.<br \/>\nMa cence scomodati masse, o provi io a rispuindimi, parceche vinti let, daur de domande o vares di ciat\u00e0 ancje le rispueste. O vin di dopr\u00e0 el cjurviel, rispueste obvie salacor, ma o vin di fa cuss\u00ec, reson\u00e0, studi\u00e0, cap\u00ec, scolt\u00e0, ma soredut meti in bande lis monadis, la a viodi e cir\u00ec le sostanse des robis. Nu stan disint che i nestris fiis, forsi e varan un doman plui difficil di no che o sin i lor paris, e di front a chistis dichiarazions abominevolis e aberantis, nissun si inrabie. Ma vu\u00e8 o metin in pins el doman, su le piere di vue si metar\u00e0 su le cjase di doman, e i zovins e son le cjase di doman, e son tal avign\u00ec dal mont intir. Ceche si vjot qualchivolte ator al\u00e8 depriment, e son segnai poc confuartants, pense che di une bande tains zovins e fasin le code dute le gnot par compr\u00e0 par prins el iPhone5, tu tu mi domandaras cheche al\u00e8, ma no val le pene che io o piardi timp a sclariti e tu a scolt\u00e0, al\u00e8 nome un gnuf striament eletronic che tra un an al sar\u00e0 aromai veli, e no ie che c\u00e0 le \u201cbrame dal sav\u00e8\u201d che e vares di anim\u00e0 ogni gnove generasion, parimens tu viodis altris codis, mancul legris e avilidis, codis plui lungis, codis de sperance a cir\u00ec un improbabil puest di vore denant di un anonimi ufici di colocament, come tu puedis viodis, chist al\u00e8 un mont plen di contradisions. O ai di adus\u00ec lis tos peraulis, perdonimi, ma e son essence, pure sintese dal pensir, cas diviers i gireres intor \u201c I bens superfluis e rindin le vite un sopreplui\u201d, e al \u00e8 par chist che tu as cus\u00ec grant amor pe nestre, ormai muarte, civiltat contadine. O ai di innomenati di gunf, tu mi perdonaras, ma i toi pensirs e son grivis, e son pieris \u201c In une societat dul\u00e0 che dut al\u00e8 proibit, si po&#8217; fa dut. In une societat dul\u00e0 che al\u00e8 pirmitut alc, si po&#8217; fa nome alc\u201d.<br \/>\nIo no soi un rivolusionari, tu tu lu ses, e come ducs i rivolusionaris, el to destin a l\u00e8 chel di no mur\u00ec tal to iet. Tu tu vevis capit dut, sghavat in profond, ben sot le figure confuartant e paterne dal gnuf paron \u201cEl pod\u00e8 non \u00e8 plui repressiv, el gunf pod\u00e8 consumistic permissiv si \u00e8 avalit des nistris disconsacrazions e conquistis di laics, iluminists, razionalists, par liberasi dal passat, cre\u00e0 un mont su le sacralitat dal consum, ratificant el fat che lis religions no servisin plui al pod\u00e8, e soredut lis niestris nobils resons, no nome no son diband, anzit, e diventin organichis al gnuf pod\u00e8, che les \u00e0 supadis e divoradis a propri avantag come un mostri stramudat, di chei che si viodin tai cine di vu\u00e8.<br \/>\nMa dut chist al passe te indifferense, come ineludibil, al semee squasit che no si vedi plui sanc tes venis par lot\u00e0, par ribelasi. Al dispiet di dut, io o ai fidance tai zovins, o speri che un d\u00ec lor e capiran e cuss\u00ec e costruiran un mont gnuf e mior. Io no smetarai mai di sper\u00e0, ancje un puaret come me, forsit un poc borghes, al brame amalcun une cosciense social in chist mont stuart, che nol\u00e8 atri nome che un grant pais mal organisat, ma o sai che tu tal auguris ancje tu, Pieripauli.<br \/>\nO risci di rabiami tabaiant di chistis robis, perdonimi, ma ancje cialant le nature e impar\u00e0nt di i\u00e8, tu viodis che le leonesse si da di fa par d\u00e0 un bon mangja ai soi fis, e alore no ce fasino? O spietin, ma ce spietino? E soredut dul\u00e0 stino lant? O soi sigur che ti plasares jessi c\u00e0 a reson\u00e0 su chists argoments, o crot che tu nus daresis le to peraule argude. Ma o varin di fa di bessoi, rangjasi, cjat\u00e0 le strade di bessoi, peraulis che i furlans si son mitus in bocje plui voltis, ma el Friul no l\u2019\u00e8 chel che tu as vjodut tu, l\u2019Orcolat a l\u00e0 gjavade le piel al to Friul e ia mitut un vistit gnuf che a distance di timp si al\u00e8 ancje frujat, vu\u00e8 chiste tiare e je un\u2019altre robe, ma el mont stes a l\u2019\u00e8 un\u2019altre robe.<br \/>\nLe peraule magiche e i\u00e8 globalisasion, vu\u00e8 se no tu ses globalisat tu ses un cojon, ma cemut puedio io confrontami cu un Ceceno, se no cognos le me storie e no sai cui co o soi?<br \/>\nPieripauli, tu vevis viodut iust, o sin aromai \u201cconsumadors\u201d no personis, e cul timp o diventarin \u201cconsumadors puars\u201d viodut che dopo venus pasus e fas divent\u00e0 ignorans, cum\u00f2 come sansujes nu stan giavant el sanc. E alore ce fasino \u2026 l\u2019omp a l\u00e0 dentri di se dos fuarcis, une e i\u00e8 che di disf\u00e0, che altre e i\u00e8 che di fa, partant bisugne che chist cristian si meti tal ciaf di lavor\u00e0, cence cir\u00ec furbariis, ma resonant e operant cul voli cal cjale simpri de bande dai propris fiis, alore al rivar\u00e0 a meti a puest li robis, se no o larin viars un mont brut, che a l\u00e8 mior che tu, Pieripauli, nancje tu lu viodis. No pues concludi chiste tabaiade se no cun peraulis tos \u201cNo bisugne ve pore, come justementri un timp, di no discredit\u00e0 avonde il sacrat o di v\u00e8 un cur\u201d.<br \/>\nGrassie di vemi scoltat.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Mandi, Pieripauli. Mauro Tonino<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9539.jpg\" rel=\"lightbox[5007]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-5044\" src=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9539-200x300.jpg\" alt=\"re_IMG_9539\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9539-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9539-683x1024.jpg 683w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9539.jpg 778w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><\/h2>\n<h2 style=\"text-align: center;\">Lettera a Pierpaolo<\/h2>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #c0c0c0;\">(Versione in lingua italiana)<\/span><\/h2>\n<p>Ti scrivo uomo, e ti chiamo per nome, \u201cTi clami Pieripauli\u201c, perch\u00e9 sei nato a Bologna, ma con ostinazione ed orgoglio parli friulano, noi invece no, spesso ci vergogniamo di parlare \u201cla marilenghe\u201d.<br \/>\nTi parlo e ti scrivo al presente, e non so nemmeno se sono il primo a farlo, ma questo poco importa.<br \/>\nScrivere ad un morto, questo \u00e8 matto dir\u00e0 qualcuno, perch\u00e9 tu sei morto il due novembre millenovecentosettantacinque.<br \/>\nAvevi un cruccio, che enunciasti con umilt\u00e0 e pudore un d\u00ec \u201cIo e Calvino rischiamo di essere superati da una storia reale che ci ingiallisce di colpo, trasformandoci nelle statue di cera di noi stessi\u201d.<br \/>\nMa che cos&#8217;\u00e8 la morte?<br \/>\nTu non sei morto, non aver paura, se sono qui a scriverti vuol dire che sei vivo, le tue idee, le tue parole, i tuoi pensieri sono vivi, attuali, la vita \u00e8 anche questo, e va adoperata al meglio, e tu lo hai fatto.<br \/>\nIncuriosito, ho cercato su Wikipedia quello che hanno scritto di te: Poeta \u2013 giornalista \u2013 regista \u2013 sceneggiatore \u2013 scrittore \u2013 linguista \u2013 , accidenti ! come sei arrivato a fare tutte queste cose nel poco tempo che hai vissuto? Solo Alessandro Magno e Napoleone hanno rivoltato il mondo in cos\u00ec poco tempo.<br \/>\nE tu lo hai rivoltato, aperto, osservato, analizzato, combattuto, senza baionette e fucili, ma solamente con la camera da presa, la penna e la parola, tu solo contro tutti, ma no, non eri solo, avevi vicino le tue convinzioni, perdonami, i tuoi ragionamenti, perch\u00e9 nelle convinzioni c&#8217;\u00e8 dentro di solito presunzione, nei ragionamenti si trova analisi, riflessione, e sopratutto si deve saper ascoltare per ragionare.<br \/>\nNel vocabolario alla parola \u201canticonformista\u201d come spiegazione basterebbe scrivere, Pasolini, tu ne sei la rappresentazione pi\u00f9 vera.<br \/>\nTu sei pi\u00f9 religioso dei preti, ma loro non ti hanno amato molto, pecorella non smarrita, hai avuto il coraggio di manifestare pubblicamente la tua contrariet\u00e0 all\u2019aborto esponendo le tue ragioni, ribadisco, tue ragioni, cos\u00ec ti sei subito gli strali anche dai laici.<br \/>\nTu, come Cristo che ha amato e voluto bene anche ai suoi carnefici, hai amato senza compromessi una terra che ti ha allontanato, una politica che non ti voleva.<br \/>\nNonostante fosse passato da poco il sessantotto, noi giovani di provincia notavamo di te solo la parte pi\u00f9 eclatante, l\u2019omosessualit\u00e0, e noi ragazzini un po&#8217; sciocchi, con gli ormoni che giravano a mille, a prenderti in giro, come se tu fossi un mezzo uomo, e noi che le donne le avevamo appena annusate da lontano, eravamo maestri di vita.<br \/>\nOggi per fortuna la cosa non avrebbe alcun rilievo, il nuovo mondo, che sicuramente non ti piace, \u00e8 un po&#8217; pi\u00f9 permissivo.<br \/>\nNo, non interrompermi, ho letto quello che hai detto e scritto sulla libert\u00e0 sessuale.<br \/>\nIl nuovo mondo \u2026 \u00e8 figlio di quello vecchio, che tu hai visto morire e nascere in una nuova forma, ma che non ti hanno dato il tempo di analizzare nel suo aspetto pi\u00f9 spregiudicato e adulto che \u00e8 quella di oggi.<br \/>\nTanta cattiveria \u00e8 stata usata contro di te, tu forse non lo ammetterai mai, ma un po&#8217; ti avr\u00e0 anche fatto male.<br \/>\nHanno pensato di colpirti per farti tacere.<br \/>\nChe stupidi, hanno forse pensato che tu fossi solo, ma se oggi a distanza di trentasei anni siamo qui io e te a parlare, vuol dire che non sono riusciti a chiuderti la bocca e uccidere il tuo pensiero, vuol dire che li abbiamo fregati, noi siamo stati pi\u00f9 furbi di loro.<br \/>\nPieripauli, ti ho letto tanto tempo fa, e ogni volta che hanno parlato di te in televisione ho ascoltato con interesse, anche se secondo il mio modesto pensiero, mica ti hanno capito fino in fondo, cos\u00ec un giorno mi son fatto un regalo, tu dirai \u201cnulla di strano\u201d, aspetta che ti dico, ho comperato \u201cScritti corsari\u201d.<br \/>\nPer me non \u00e8 stato rileggere un testo, ma leggere un libro nuovo, tanta forza, provocazione, i tuoi occhi e il tuo pensiero proiettati verso il futuro, che \u00e8 l\u2019oggi del nostro tempo.<br \/>\nCosa vuoi che ti dica, avevi visto giusto, siamo arrivati nel posto che tu, essendo un cantastorie e non un topografo, avevi individuato con una precisione svizzera.<br \/>\nSai Pierpaolo\u2026quello che mi ha di pi\u00f9 impressionato nei tuoi articoli? Che te li hanno pubblicati.<br \/>\nE non ridere o meravigliarti, quelli erano altri tempi, e l\u2019Italia era ancora un po\u2019 bigotta, eppure te li hanno pubblicati su giornali importanti.<br \/>\nA rigor di logica il mondo dovrebbe progredire, s\u00ec, s\u00ec, alzo la mano per fermarti, lo so \u2026 lo sviluppo e il progresso sono cose differenti, e avendoti letto so cosa vorresti dire.<br \/>\nMa sai .. oggi con internet, tanta televisione, i giornali, dovremmo ricevere e trovare tanta informazione, ma invece?<br \/>\nNiente, solo parole vuote.<br \/>\nIn questo momento di crisi globale economica e morale, dove cazzo sono spariti gli intellettuali e gli economisti, che fino a un quarto d\u2019ora prima pontificavano parlandosi addosso?<br \/>\nOra non ne trovi uno nemmeno a strapagarlo, e che soprattutto aprendo la bocca, non dica solo idiozie.<br \/>\nTe dico sottovoce, oggi i tuoi articoli non li avrebbero pubblicati.<br \/>\nSe sono sicuro di quello che affermo?<br \/>\nCertamente, e non sorridere per quello che ora sto per dirti.<br \/>\nPieripauli, tu oggi saresti un rivoluzionario, e non ti pubblicherebbero, nemmeno a pagamento.<br \/>\nNon mi credi? Guardati attorno, leggi i giornali, guarda la televisione, vai su internet, potresti ora usare il computer, uno strumento, ricorda che \u00e8 solo uno strumento, ma a prova di stupido, altrimenti come potrebbero usarlo tutti.<br \/>\nAbbiamo la crisi, e tutti scrivono che abbiamo la crisi, \u00e8 come dire che oggi piove, e continuare a scrivere tutto il giorno che piove, insulso, che senso ha?<br \/>\nMa santa Madonna, scriviamo, parliamo, confrontiamoci su cosa succede, su cosa accadr\u00e0 e sopratutto su cosa fare!<br \/>\nInvece, niente, il vuoto pneumatico.<br \/>\nGuarda Pieripauli, io penso che se tu avessi tempo, ti divertiresti a guardare davanti a tutti come un oracolo, come sai fare solo tu.<br \/>\n\u201cChe cosa dobbiamo fare?\u201d, una domanda questa, fatta con il cuore.<br \/>\nMa senza importunarti troppo, provo io stesso a rispondere, perch\u00e9 avendoti letto, secondo le domande dovrei trovare pure le risposte.<br \/>\nDobbiamo usare il cervello, forse ovvia come risposta, ma dobbiamo fare cos\u00ec, ragionare, studiare, capire, ascoltare, ma soprattutto mettere da parte le banalit\u00e0, le cose ovvie, e andare vedere e ricercare la sostanza nelle cose.<br \/>\nNon stanno dicendo che i figli avranno un domani pi\u00f9 difficile dei padri? E di fronte a queste dichiarazioni abominevoli e aberranti, nessuno si incazza.<br \/>\nMa oggi stiamo costruendo il domani, sulla pietra di oggi si edificher\u00e0 la casa di domani, e i giovani sono la casa di domani, sono il futuro del mondo intero.<br \/>\nQuello che a volte si vede \u00e8 deprimente, ci sono segnali poco confortanti, pensa che da una parte molti giovani fanno la coda tutta la notte per acquistare per primi l&#8217;iPhone5, tu mi chiederai che cos&#8217;\u00e8, ma non val la pena che io perda tempo a spiegartelo e tu ad ascoltare, \u00e8 solamente una nuova diavoleria elettronica che tra un anno sar\u00e0 gi\u00e0 obsoleta, e non \u00e8 certo questa la \u201cbramosia del sapere\u201d che dovrebbe animare ogni nuova generazione, parallelamente vedi altre code, meno allegre e tristi, code pi\u00f9 lunghe, code della speranza alla ricerca di un improbabile posto di lavoro davanti ad anonimi uffici di collocamento, come vedi questo \u00e8 un mondo pieno di contraddizioni.<br \/>\nDevo citare le tue parole, perdonami, ma sono essenza, pura sintesi del pensiero, altrimenti ci girerei attorno \u201cI beni superflui rendono superflua la vita\u201d, ed \u00e8 per questo che ami cos\u00ec profondamente la nostra, ormai morta, civilt\u00e0 contadina.<br \/>\nDevo citarti di nuovo, mi perdonerai, ma i tuoi pensieri sono pesanti, sono pietre \u201cIn una societ\u00e0 dove tutto \u00e8 proibito, si pu\u00f2 fare tutto. In una societ\u00e0 dove \u00e8 permesso qualcosa, si pu\u00f2 fare solo qualcosa\u201d.<br \/>\nIo non sono un rivoluzionario, ma tu lo sei, e come tutti i rivoluzionari, il tuo destino \u00e8 quello di non morire nel tuo letto.<br \/>\nAvevi capito tutto, scavato in profondit\u00e0, ben sotto l&#8217;immagine rassicurante e paterna del sistema \u201cIl potere non \u00e8 pi\u00f9 repressivo, il nuovo potere consumistico permissivo si \u00e8 avvalso delle nostre sconsacrazioni e conquiste di laici, illuministi, razionalisti, per liberarsi del passato, creare un mondo sulla sacralit\u00e0 del consumo, sancendo il fatto che le religioni non servono pi\u00f9 al potere, e sopratutto le nostre nobili argomentazioni, non solo non sono inutili, anzi, diventano organiche al nuovo potere, che le ha assimilate e divorate a proprio vantaggio come un mostro mutante, tipo quelli che si vedono nei film di oggi\u201d.<br \/>\nMa tutto questo passa nell\u2019indifferenza generale come ineludibile, sembra quasi che non si abbia pi\u00f9 sangue nelle vene per lottare, per ribellarsi.<br \/>\nNonostante tutto, io ho fiducia nei giovani, spero che loro un giorno capiscano e costruiscano un mondo nuovo e migliore.<br \/>\nIo non smetter\u00f2 mai di sperare, anche un poveraccio come me, forse un po\u2019 borghese, spera in una coscienza sociale per questo mondo storto, che \u00e8 solamente un villaggio globale mal organizzato, ma so che te lo auguri pure tu Pieripauli.<br \/>\nRischio di arrabbiarmi parlando di queste cose, perdonami, ma anche guardando la natura, e imparare da essa, tu osservi che la leonessa si d\u00e0 da fare per procurare del buon cibo ai suoi cuccioli, e allora noi cosa stiamo facendo? Cosa stiamo aspettando? E soprattutto dove stiamo andando?<br \/>\nSono sicuro che ti piacerebbe esser qui a disquisire su questi argomenti, credo che ci porteresti la tua parola arguta.<br \/>\nMa dovremo fare da soli, arrangiarci, trovare la strada da noi, parole che i friulani si sono messi in bocca molte volte, ma il Friuli non \u00e8 pi\u00f9 quello che hai visto tu, \u201cl\u2019Orcolat\u201d (il terremoto) ha tolto la pelle al tuo Friuli, gli ha messo addosso un vestito nuovo che a distanza di poco tempo si \u00e8 pure sgualcito, oggi questa terra \u00e8 qualcos\u2019altro, ma il mondo intero \u00e8 qualcos\u2019altro.<br \/>\nLa parola magica \u00e8 globalizzazione, oggi se non sei globalizzato sei un coglione, ma come posso confrontarmi con un Ceceno se non conosco la mia storia e non so chi sono?<br \/>\nPieripauli, avevi visto giusto, siamo ormai \u201cconsumatori\u201d non persone, e col tempo diventeremo \u201cconsumatori poveri\u201d visto che dopo averci pasciuti e resi ignoranti, ora come sanguisughe si stanno prendendo il nostro sangue.<br \/>\nE allora che dobbiamo fare .. l\u2019uomo ha dentro di s\u00e9 due forze, una \u00e8 quella di distruggere, l\u2019altra quella di costruire, \u00e8 necessario quindi che questo si metta in testa di dover lavorare, senza cercare sempre furberie e scorciatoie, ragionando e operando con l\u2019occhio che guardi sempre verso il futuro dei propri figli, allora arriver\u00e0 a sistemare le cose, altrimenti ci aspetta un brutto mondo, ed \u00e8 meglio che tu neanche lo veda.<\/p>\n<p>Non posso concludere questa chiacchierata se non con parole tue \u201cNon bisogna aver paura, come giustamente un tempo, di non screditare abbastanza il sacro o di avere un cuore.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Grazie di avermi ascoltato<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Mandi Pieripauli<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Mauro Tonino<\/p>\n<p><!--nextpage--><\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>(Diaolin)<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9640.jpg\" rel=\"lightbox[5007]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-5036\" src=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/re_IMG_9640-300x200.jpg\" alt=\"re_IMG_9640\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9640-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9640-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/re_IMG_9640.jpg 1166w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #c0c0c0;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\">alba\u2026<\/h2>\n<p style=\"text-align: center;\">Ala fin l\u2019\u00e8i sol parole<br \/>\ntut sta smania<br \/>\nmaledeta<br \/>\nla se str\u00e9nge \u2018ntorn<br \/>\nmen\u00f9dola<br \/>\ne le n\u00f2t<br \/>\nl\u2019\u00e8 le orazion de na cig\u00e0ia<br \/>\n\u2018mbarlumada da la luna<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">alba\u2026 alla fine \u00e8 solo parole | tutta quest\u2019ansia | maledetta | si avviluppa attorno | convolvolo | e le notti | sono le preghiere di una cicala | abbagliata dalla luna<\/p>\n<p><strong>Grazie a tutti e al prossimo anno.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Diaolin<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/298511.jpg\" rel=\"lightbox[5007]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4970\" src=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/298511-212x300.jpg\" alt=\"29851\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/298511-212x300.jpg 212w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/298511-724x1024.jpg 724w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/298511-900x1271.jpg 900w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/298511.jpg 1905w\" sizes=\"(max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Seguite le pagine (numeri in fondo) se volete vedere tutto il testo. httpv:\/\/www.youtube.com\/watch?v=EdiS1ML-c8g ore 9:10 all&#8217;esterno di Malga Sass (Diaolin) Vernuga, Grosio di Valtellina 3 Novembre 1918 Alla Pregiata attenzione dell\u2019 Egr. Sig. Colonnello Armando Montanari &#8211; Comandante il 138\u00b0 reggimento di fanteria. 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