{"id":5168,"date":"2014-10-14T10:21:56","date_gmt":"2014-10-14T09:21:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/?page_id=5168"},"modified":"2015-01-12T10:44:00","modified_gmt":"2015-01-12T09:44:00","slug":"3-edith-piaf","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/?page_id=5168","title":{"rendered":"3. Edith Piaf"},"content":{"rendered":"<h2 class=\"sub-title-primary\"><\/h2> <p><strong><a href=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/3-9-gennaio-1.png.jpg\" rel=\"lightbox[5168]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5251\" src=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/3-9-gennaio-1.png-212x300.jpg\" alt=\"3 - 9 gennaio-1.png\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/3-9-gennaio-1.png-212x300.jpg 212w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/3-9-gennaio-1.png.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/3-9-gennaio-2.png.jpg\" rel=\"lightbox[5168]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5274\" src=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/3-9-gennaio-2.png-212x300.jpg\" alt=\"3 - 9 gennaio-2.png\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/3-9-gennaio-2.png-212x300.jpg 212w, https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/3-9-gennaio-2.png.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/><\/a>9 gennaio 2015<\/strong><\/p>\n<p>Mia madre era al banco del bar e mio padre aveva appena finito di preparare i polli da mettere sul girarrosto al pomeriggio.<br \/>\nEra un periodo in cui, l&#8217;estate, il sabato e la domenica il girarrosto continuava a girare portando gli effluvi del pollo, ripieno con la pancetta e cosparso di sale dolce e rosolato a fuoco vivace, che riempivano le narici di un sapore di buono indimenticabile.<br \/>\nStavo suonando la fisarmonica, quella rossa del bisnonno che ho ancora, la mitica Soprani del &#8217;39, quando entr\u00f2 un signore dai capelli bianchi con l&#8217;aria allegra. Oggi lo ricordo felice.<br \/>\nMi chiese con accento francese: &#8220;La sas son\u00e0r Aubade d&#8217;oiseaux?&#8221;&#8230;<br \/>\nFantastico, era uno dei pezzi che avevo appena provato dalla raccolte di Musette francesi.<br \/>\nSuonai il pezzo e lui mi ascolt\u00f2 attentamente e poi mi chiese: &#8220;Me l\u00e0sses far su na son\u00e0da\u00a0 anca a mi, put\u00e0t?&#8221;.<br \/>\nGuardai mio padre che annu\u00ec, io non conoscevo la persona, e consegnai la fisarmonica a questo signore e lui cominci\u00f2 proprio con &#8220;Aubade d&#8217;oiseaux&#8221;, raccontandomela a modo suo, come l&#8217;avrebbe suonata un &#8220;sonador&#8221; parigino: volando sulla tastiera leggero come una farfalla. E poi ancora valzer e paso doble e tanghi e ancora e ancora finch\u00e9, e questo lo ricordo bene, suon\u00f2 quella che scoprii dopo essere: &#8220;La Foule&#8221;.<br \/>\nMe lo disse lui, &#8220;&#8216;l Angiol Spamer&#8221; di Montesover [disse poi mio padre]:<br \/>\n&#8220;Questa chive c&#8217;est La Foule&#8221; parlando mezzo in dialetto e mezzo in francese.<br \/>\nEd aggiunse: &#8220;&#8230;e &#8216;l la cantava la <strong>Edith Piaf<\/strong>&#8220;.<br \/>\nE lui la suonava allo stesso modo della Piaf, come la stesse cantando.<br \/>\nEra ipnotico, &#8220;&#8216;l Angiol\u00ecn&#8221;, con la sua delicatezza nel controllare lo strumento: niente forza sul mantice come facevano i suonatori di una volta, nessuna spinta n\u00e9 colpi di reni, solo le mani che scivolavano delicate sul bottoni della mia &#8220;zib\u00f2ga&#8221;. Sembrava quasi avesse paura di fare del male alla mia fisa.<br \/>\n&#8220;Mi \u00e0i son\u00e0 a la radio frans\u00e9 par quasi zinquanta ani&#8230;&#8221;<br \/>\nEra una passione di famiglia la sua, credo che ancora oggi ci sia qualche &#8220;erede&#8221; a montesover che suona la &#8220;zib\u00f2ga&#8221;.<\/p>\n<p>Eccola, la mia <strong>Edith Piaf<\/strong>, dalle mani di un fisarmonicista che suonava ad orecchio, un &#8220;sonador&#8221; che non sa quello che sta suonando ma sa di esserne parte e te lo fa capire fino in fondo senza dire nulla, solo lasciando che il suono scorra come una poesia.<\/p>\n<p>E&#8217; stato un amore cos\u00ec, al primo ascolto, senza neppure il bisogno di guardarla negli occhi e dopo qualche tempo sono riuscito a recuperare un po&#8217; di cassette registrate dalla piccola signora.<\/p>\n<p>Quanto l&#8217;ho ascoltata, e quanto la ascolto tuttora: l&#8217;emozione \u00e8 sempre la stessa.<\/p>\n<p>Trovo in lei tutto il dolore e la crudezza della vita degli ultimi, disegnati in modo speciale dalla sua voce che pare sia accordata a quei carrettini che una volta animavano i mercati con la loro presenza. E a questo proposito ultimamente ho incontrato un signore, a Carpi, che cambiava le musiche di questo suo carillon da strada inserendo dei rulli\u00a0 facendoli girare con una manovella. Casualmente ha scelto <a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=qd1cAq5jL5A\" target=\"_blank\">Domino<\/a> mentre passavo e mi \u00e8 venuta in mente lei. E, immediato, si \u00e8 riaffacciato il ricordo di quella voce cos\u00ec incredibilmente triste quanto sensuale e la mia fisarmonica nelle mani di quel signore, un po&#8217; francese, un po&#8217; italiano e un po&#8217; trentino che me l&#8217;aveva presentata come una danza.<\/p>\n<p>Oggi ho scelto Lei perch\u00e9 i due artisti che ci accompagneranno sono come la sua voce, come il colore del suo, diciamo, &#8220;camminato&#8221; pi\u00f9 che &#8220;parlato&#8221;. Una passeggiata sulle parole quella che scopriamo nelle esecuzioni di <strong>Edith Piaf<\/strong>, una ricerca del dire pi\u00f9 che del cantare. Se ci si lascia andare sulle parole di uno qualsiasi dei suoi canti non si pu\u00f2 fare a meno di ripercorrere i passi che, mano a mano che ci si addentra nell&#8217;ascolto, diventano il ritmo portante generato dal suo modo di fare poesia: cantando.<\/p>\n<p>La cosa che credo ti colpisca per prima quando affronti quello scultore di sensazioni che \u00e8 <strong>Edith Piaf<\/strong> \u00e8 sicuramente quell&#8217;intensa vena di melanconia che colora di grigio un po&#8217; tutte le sue interpretazioni. Sembra quasi di sentire un accordeon che suona un valzer musette quando il cielo \u00e8 triste. Si percepisce una profonda rabbia nel suo modo di cantare e lei lo rende, a volte, ruvido e duro come la roccia pur mantenendo, nel profondo del suo dire, la delicatezza di un passerotto&#8230; A questo proposito pare che <strong>Piaf<\/strong> sia proprio il termine usato nel linguaggio di strada parigino per definire il passerotto. <b>\u00c9dith Giovanna Gassion<\/b> era il suo vero nome.<\/p>\n<p>Mi piace quest&#8217;immagine: un passerotto. Ve lo immaginate sulla Senna? Sembra quasi un dipinto impressionista che racchiude nei baffi di una pennellata quasi casuale tutta la delicatezza di un mondo sconosciuto che sta l\u00ec, proprio vicino a te, che ti avvolge ma non si lascia prendere mai.<\/p>\n<p>E gira tutto, intorno, quando la ascolto. Sembra quasi l&#8217;asse di un pianeta impazzito che rotea in un universo di umanit\u00e0: cose belle, cose brutte, un turbinio\u00a0 di sensazioni ineguagliabili sono il sunto del suo messaggio. Lei \u00e8 la poetessa della povera gente.<\/p>\n<p>Come le mani de &#8220;&#8216;l Angiol Spamer&#8221;, queste farfalle lievi che non volevano far male alla mia fisarmonica, la poesia di un suono.<\/p>\n<p>Lei \u00e8 la voce della strada dove si mischiano persone che non sanno chi gli passa vicino, quella strada dove, in fondo, c&#8217;\u00e8 quello che noi siamo: degli sconosciuti che riescono a dirsi buongiorno ed alle volte sorridere a chi incontrano senza scoprire mai il suo nome.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 una lettera breve ma sono certo che i miei due amici sapranno come usarla al meglio per raccontarsi.<\/p>\n<p><strong>Diaolin<\/strong><\/p>\n<p>httpv:\/\/www.youtube.com\/watch?v=qd1cAq5jL5A<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>9 gennaio 2015 Mia madre era al banco del bar e mio padre aveva appena finito di preparare i polli da mettere sul girarrosto al pomeriggio. Era un periodo in cui, l&#8217;estate, il sabato e la domenica il girarrosto continuava a girare portando gli effluvi del pollo, ripieno con la pancetta e cosparso di sale &hellip; <\/p>\n<p class=\"link-more\"><a href=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/?page_id=5168\" class=\"more-link\">Leggi tutto<span class=\"screen-reader-text\"> &#8220;3. Edith Piaf&#8221;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":0,"parent":5084,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"categories":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/5168"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5168"}],"version-history":[{"count":17,"href":"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/5168\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5413,"href":"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/5168\/revisions\/5413"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/5084"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5168"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5168"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}