{"id":7415,"date":"2023-04-10T08:29:43","date_gmt":"2023-04-10T07:29:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/?p=7415"},"modified":"2026-02-26T14:05:20","modified_gmt":"2026-02-26T13:05:20","slug":"terlaina-ragnatela","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/?p=7415","title":{"rendered":"Terla\u00ecna &#8211; Ragnatela"},"content":{"rendered":"<h2 class=\"sub-title-primary\"><\/h2> <p><a href=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/img\/\/terlaina-integrale.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Clicca qui per scaricare il libro!!!<\/a><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Liberation Sans, sans-serif;\"><span style=\"font-size: xx-large;\"><b>Un\u2019oreficeria a Sover<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"center\">racconti liberi di un momento sociale in paese<\/p>\n<p align=\"center\">\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Liberation Sans, sans-serif;\"><span style=\"font-size: x-large;\"><b>Terla\u00ecna \u2013 Ragnatela<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Liberation Sans, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Giorno 1, aprile 2023<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<h2 class=\"western\" align=\"center\">l\u2019oreficeria<\/h2>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Ogni mattina, ormai da tempo, percorro gli stessi passi per arrivare al negozietto di Sover dove, da alcuni anni, due giovani del posto si sono presi l\u2019onere di mantenere viva l\u2019unica oreficeria del paese. La chiamer\u00f2 <b>\u201c\u201cl\u2019oreficeria\u201d<\/b> perch\u00e9 \u00e8 l\u2019ultimo avamposto a sostenere quel piccolo tesoro che \u00e8 questo paesino di montagna incastonato nell\u2019ultimo istmo a ovest del Lagorai. Un lavoro che, penso, sia fatto di una dedizione a volte anche eccessiva per una missione che, sinceramente, porta a risultati ben lontani dalle possibilit\u00e0 che ci sarebbero trasferendosi in altri luoghi: tipo una cittadina come Pergine Valsugana o addirittura la n\u00f2ssa Tr\u00e8nt. I due ragazzi stanno facendo tutti gli sforzi possibili per evitare la morte prematura della nostra piccola comunit\u00e0. Non serve poi molto a chi vive in questo piccolo borgo ma deve necessariamente essere qualcosa che sia pi\u00f9 del niente assoluto. Ci sono le auto, \u00e8 vero, e pure Amazon ma non \u00e8 un mezzo per tutti. Forse uno di questi giorni affronter\u00f2 la questione in maniera pi\u00f9 dettagliata.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel mio breve tragitto passo pedissequamente per lo stesso portico antico, el P\u00f2rtech de \u2018l Piti, che sostiene, immutabile, una delle vecchissime e antiche case del paese. Un\u2019arcata di sassi squadrati da mani sapienti, appoggiato a una parete un dipinto consunto, sostiene una piccola casa che copre il passaggio, tra i viottoli in ciottoli a tratti coperti, purtroppo, di asfalto, ci porta alla chiesa tra i profumi degli avvolti riempiti del tempo che allenta le maglie del vivere in intensi ricordi di canti e vociare di gente impegnata nel gioco delle bocce d\u2019estate e di bevute in compagnia vicino al focolare dell\u2019osteria.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Si mischiano ricordi e presente nei miei pensieri, sono fatti di piccoli gesti, ripetuti inconsciamente, nel viaggio di rinascita quotidiana che porta a un caff\u00e8 e, molte volte, ad un tenue sorriso. Tra un dolce all\u2019uvetta e tre pezzi di pane, a officiare una religiosa e personale messa laica salutata da un buongiorno giocato sulle labbra inumidite dal gusto di un risveglio, si alza un giorno non sempre bagnato da un raggio di sole ma nuovo e cercato come fosse l\u2019ultimo.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Attorno c\u2019\u00e8 un mondo di gente che non esiste che per chi se ne accorge davvero. Ragazzini alla fermata dell\u2019autobus, con la mascherina in mano, attendono stanchi. \u00c8 un breve viaggio in direzione \u201cfuturo\u201d, la maschera sul viso, \u201cHijab de noantri\u201d. Ma per proteggere chi e da chi?<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Proseguono indifferenti le automobili sulla stradone, verso<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>\u201c<span style=\"font-size: medium;\">Tutte le direzioni\u201d<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">come sostengono i vaghi cartelli messi accanto alla carreggiate per indicare la via da seguire per giungere alla propria ineluttabile destinazione. Ci ho pensato molte volte e ho sempre considerato quei cartelli troppo generici ma, ultimamente, mi rendo conto che danno la possibilit\u00e0 di avere un\u2019altra via d\u2019uscita.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">O, perlomeno, una via alternativa per fuggire verso lo stesso fato. Magari mi sbaglio ma credo che l\u2019ottimismo sia una delle strade pi\u00f9 comode per andare avanti sereni quindi tengo per buono il cartello vituperato ed odiato.<\/span><\/p>\n<h2 class=\"western\" align=\"center\">Tutte le direzioni!<\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Liberation Sans, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Giorno 2, inverno 1977<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<h2 class=\"western\" align=\"center\">l\u2019anima<\/h2>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Oggi minaccia pioggia, il portico \u00e8 grigio e un gatto, anzi una gatta, accovacciata sul finestrone che d\u00e0 su quella che era la piazza delle bocce, mi guarda annoiata e fa le fusa girandosi sul dorso. Appena provo ad avvicinarmi lei si scosta con fare regale, come sovviene ai gatti, e rovista con le unghie affilate tra i trucioli di un tronco abbandonati accanto a un ciocco che serviva sicuramente a spaccare la legna. Poi cambia idea e scappa furtiva nel viottolo verso la casa del Bastiani.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Una folata di vento mi riporta alla mia passeg-giata mattutina e sbuco con calma di fronte alla Chiesa, sul gran\u00e0r, come lo chiamano qui a Sover: una scalinata di sales\u00e0 dove risuonano da centinaia di anni le chiacchiere del paese ed i passi delle persone e, talvolta, le campane.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Due epigrafi, appese su una specie di bacheca comunale, raccontano di storie interrotte in due paesi vicini e di vite che proseguono sulle locandine di commedie in dialetto a teatro, chiude il tutto un avviso di chiusura dell\u2019acqua ormai consunto dal tempo ma dolorosamente attuale viste le condizioni del nostro acquedotto. Ma tant\u2019\u00e8, pare che l\u2019amministrazione voglia mettercela tutta ed intervenire per rivedere il tutto.\u00a0 Il mondo appare normale superata l\u2019uscita della pinacoteca del paese, el p\u00f2rtech, con le sue porte dei v\u00f2lti chiuse che nascondono favole di odori stantii, (odor de gn\u00e0o) luoghi di gioco per pochi topi, spariti anche quelli,\u00a0 che corrono rapidi sulle travi corrose dal tarlo, cantore di notti nel buio di una luna lasciata all\u2019addiaccio al di fuori dell\u2019androne.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Riaffiora un ricordo importante, lo posso chiamare poesia anche se non l\u2019avevo percepita tale nell\u2019attimo in cui \u00e8 accaduta. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Era, credo, il 1977 ed ero nel bar dei miei, stavo suonando con la mia zib\u00f2ga. A un certo punto, verso le due del pomeriggio, entra un signore, el Paolo de la luce di Brusago, si siede e ordina una spuma. Una spuma al cedro. \u00c8 una gran brava persona, molto affabile e credo abbia un debole per Sover, viene spesso qui. Gira per le case per raccogliere le letture dei contatori della corrente elettrica, allora erano manuali (per questo \u00e8 il nomignolo de la luce). Seduto al tavolo si sofferma su un articolo di giornale e borbotta tra s\u00e9 e s\u00e9 qualcosa, mi guarda pensieroso e mi dice: \u00c0s legi\u00f9 t\u00f2i, sul f\u00f2li, la notizia che el Barnard el g\u00e0 cambi\u00e0 el c\u00f2r a uno con qo\u00e9l de \u2018n put\u00e8l che \u2018l g\u00e0 fat en incidente? \u2013 Ma z\u00e8rto, e me \u00e8 par\u00e8st na gran bela roba \u2013 aggiungo io e lui continua: Ma qoel \u00f2m che \u00e0 ciap\u00e0 el c\u00f2r de qo\u00e9l altro gaver\u00e0l ciap\u00e0 anca tut el sentiment che gaveva el put\u00e8l? Parch\u00e9, me capises b\u00e8n, fin che i te cambia en rene l\u2019\u00e8 en c\u00f2nt ma el c\u00f2r el g\u00e0 ent tute le t\u00f2 sensazion. Tut el sentiment! Me capises?<br \/>\nSinceramente ero basito e non ho percepito subito la drammaticit\u00e0 di quel dire, ero troppo giovane per fare mia quella sensazione e credo di averla ridiscussa parlando del fatto che il sentimento \u00e8 insito nel cervello e non proprio del cuore adducendo un sostegno scientifico al mio dire ma Paolo non mi pareva assolutamente concorde.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Continuava a dirmi che quando hai un dispiacere ti fa male al cuore e quindi i sentimenti non possono che essere conservati l\u00ec.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel cuore.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Resta indubbio che il fatto mi abbia colpito molto visto che sono qui a raccontarvelo e credo che Paolo abbia messo onestamente in dubbio la liceit\u00e0 del trapianto perlomeno da un punto di vista etico.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Non era forse vero che se il cuore conteneva i sentimenti del donatore quelli del ricevente sarebbero rimasti in quello espiantato perch\u00e9 malato?<br \/>\nQuindi tutto l\u2019amore per chi si conosceva prima e la vicinanza con i familiari veniva meno d\u2019un sol tratto quasi colpita da un soffio di vento su un fiore maturo di tarassaco. Un soffio e scompare nel vento. Devo ammettere che, ripensando a quella scena e a quel momento, mi batte forte il cuore come un controcanto.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Era forse troppo per lui? O i trapianti erano rivoluzioni mal percepite dall\u2019uomo comune che, a quel tempo, vedeva nell\u2019et\u00e0 dei sessant\u2019anni un traguardo gi\u00e0 buono?<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: medium;\">Non lo so, vado a fare la spesa. Stamattina i b\u00e8chi da l\u2019\u00f9a sono finiti e mi accontento del pane bianco e di un krapfen alla marmellata.<br \/>\nMi ricordo i krapfen del Gian Pistor con la marmellata di ciliegie, una delizia.<br \/>\nNaturalmente un caff\u00e8 all\u2019oreficeria non lo si nega a nessuno. <\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: medium;\">Andiamo avanti, sempre sulla stessa strada.<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Liberation Sans, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Giorno 3, febbraio 2022<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<h2 class=\"western\" align=\"center\">la non-pace<\/h2>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Oggi il gatto non c\u2019\u00e8, tutto tace e la notte fatica a cedere il posto a un\u2019aurora indecisa che erompe da un una sfesa nel muro incrostato. L\u2019aria \u00e8 sottile, c\u2019\u00e8 profumo di resina bruciata nel portico; resta, impavido, appeso a due cardini arrugginiti,\u00a0 un cancello di legno a guardia del niente. C\u2019era qualche pezzo di legna accatastata un tempo lontano, magari rimasto persistente solo nei miei ricordi, ora ci si scalda bruciando il gas.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Passo in silenzio come quasi sempre.<br \/>\nConfesso che a volte fischietto come da ragazzino o canto come un pazzo: a squarciagola. Oggi no, non \u00e8 tempo di echi e rimembranze che risuonano tra i vicoli del paese, per me. Un sentore amaro corrode gli occhi. E mi attardo a pensare. Il campanile non ha ancora suonato l\u2019inizio del rito mattutino: si aprono le danze alle 7:30 precise, al secondo rintocco. La granda!<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\"><span style=\"font-size: medium;\">C\u2019\u00e8 qualcosa che non mi torna nelle chiacchiere degli ultimi giorni o, potrei dire, nelle chiacchiere di sempre: siamo in guerra? O \u00e8 solo un\u2019appare<\/span><span style=\"font-size: medium;\">n<\/span><span style=\"font-size: medium;\">za?<br \/>\nLa <\/span><strong><span style=\"font-size: medium;\">non-pace<\/span><\/strong><span style=\"font-size: medium;\"> \u00e8 deflagrata potente nelle teste dei superstiti dell\u2019ultimo conflitto che, per evitare di incorrere negli stessi percorsi a ritroso nel tempo, hanno tolto il <\/span><strong><span style=\"font-size: medium;\">non<\/span><\/strong><span style=\"font-size: medium;\"> ed \u00e8 rimasta la parola chiave, quella che salva ogni pensiero <\/span><span style=\"font-size: medium;\">ogni anima pura<\/span><span style=\"font-size: medium;\">, quella che uccide in silenzio: <\/span><strong><span style=\"font-size: medium;\">pace<\/span><\/strong><span style=\"font-size: medium;\">, questa grande fandonia per convincerci <\/span><span style=\"font-size: medium;\">di essere<\/span><span style=\"font-size: medium;\"> migliori di allora. Probabilmente l\u2019auto-suggestione non sta funzionando e qualsiasi <\/span><span style=\"font-size: medium;\">cosa<\/span><span style=\"font-size: medium;\"> ci spinge, e noi glielo permettiamo, a cercare un motivo, un buon motivo, ovviamente. C\u2019\u00e8 sempre una buona scusa per fare una cosa come c\u2019\u00e8 sempre una buona scusa per non farla <\/span><span style=\"font-size: medium;\">e questo lo sappiamo bene<\/span><span style=\"font-size: medium;\">. Stavolta, finalmente, ci siamo riusciti, abbiamo trovato una buona scusa per non fare\u2026 la pace. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\"><span style=\"font-size: medium;\">E io mi chiedo: che senso ha fare la pace se non si \u00e8 in guerra?\u00a0 Non ha senso di per s\u00e9 ma se affondiamo le mani nel brodo <\/span><span style=\"font-size: medium;\">primordiale <\/span><span style=\"font-size: medium;\">del nostro vivere ci accorgiamo subito che l\u2019unico modo per fare pace \u00e8 \u201c<\/span><strong><span style=\"font-size: medium;\">essere in pace<\/span><\/strong><span style=\"font-size: medium;\">\u201c. Prima di tutto con <\/span><span style=\"font-size: medium;\">noi<\/span><span style=\"font-size: medium;\"> stessi. Da qui nasce tutto. La visione del <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>I<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\"><b>O<\/b><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> come un bene comune che, se ignorato, disegna il peggio di se stesso. Lo so bene che si tratta di una pratica semplicemente retorica che sposta il punto focale delle motivazioni che hanno spinto alla guerra su quello che, diversamente, avrebbe potuto farci giocare le pedine in modo diverso.<br \/>\nNon so se chi legge a<\/span><span style=\"font-size: medium;\">bbia<\/span><span style=\"font-size: medium;\"> presente il gioco degli scacchi: si gioca fino a dare scacco matto e il RE, comunque si muova o resti fermo sar\u00e0 mangiato. Bello, vero? In realt\u00e0 non si gioca a scacchi <\/span><span style=\"font-size: medium;\">con le persone <\/span><span style=\"font-size: medium;\">ma a dama: le pedine sono tutte uguali, si spostano nella stessa direzione, mangiano di traverso (per farsi venire l\u2019ulcera direbbe un gastroenterologo) e qualcuna ogni tanto diventa pi\u00f9 forte, raddoppia, diventa una dama <\/span><span style=\"font-size: medium;\">e gira impazzita per la scacchiera<\/span><span style=\"font-size: medium;\">. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Peccato che se negli scacchi riesci a mangiare il RE e finisce la battaglia, a dama sacrificherai tutte le pedine o quasi, sia da un lato che dall\u2019altro. E quindi chi vince?<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>Vince chi gioca.<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Da entrambi i lati, le pedine perdono sempre. i giocatori, quelli veri, rimangono seduti comodamente al bordo del tavolo. Uno di fronte all\u2019altro e a fine partita cosa succede? Come si conviene tra persone per bene ci si stringe la mano e un appuntamento per il prossimo torneo \u00e8 d\u2019obbligo.<br \/>\nCambieranno le pedine e ne siamo certi, cambier\u00e0 anche la scacchiera, ma non i due giocatori. \u00c8 un gioco tremendo ma non riusciamo a farne a meno. Perde chi non gioca: le pedine.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Quattro pi\u00f9 otto rintocchi, il tempo \u00e8 inesorabile. Sono le 8:00. Non si d\u00e0 tregua al tempo che scorre impetuoso.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ritorno con il sapore di un caff\u00e8 trangugiato di corsa all\u2019<\/span><strong><span style=\"font-size: medium;\">oreficeria<\/span><\/strong><span style=\"font-size: medium;\"> del paese. Il portico \u00e8 sempre l\u00ec che mi aspetta, Forse no, forse non aspetta niente, <\/span><span style=\"font-size: medium;\">nessuno: vive di vita propria, indifferente<\/span><span style=\"font-size: medium;\">. Credo abbia sentito a sufficienza, in vari secoli, dei racconti di gente che vive e che muore e che percorre sempre la stessa strada, costantemente seguendo lo stesso cartello:<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: large;\"><b>Tutte le direzioni!<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Liberation Sans, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Giorno 4, un novembre qualunque<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<h2 class=\"western\" align=\"center\">mors tua\u2026<\/h2>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Odor de gn\u00e0o \u2018n tra i v\u00f2lti stamatina.<br \/>\nEn cagn el sb\u00e0ia gi\u00f3 par la fr\u00e0ona de la Silvia Marina.<\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\"><br \/>\nOdore stantio tra gli avvolti del portico, stamane. Abbaia un cane nel viottolo sotto la casa della Silvia Marina, una simpatica e anziana signora che abitava qui a due passi, molto, troppo tempo fa. Sembra piuttosto cupa la giornata e non presagisce schiarite anche se so bene che a Sover non piover\u00e0 o, tuttalpi\u00f9, piover\u00e0 poco. Questo paese situato all\u2019incrocio tra le valli di Fiemme, Cembra e Pin\u00e9 non gode della magnanimit\u00e0 di Giove pluvio ad accarezzarlo durante le arsure tipiche di questi ultimi anni.\u00a0 Se si osserva la nostra piccola fetta di valle ci si accorge che Demetra, dea dell\u2019agricoltura, non si \u00e8 fermata da queste parti e ha preferito alloggiare in luoghi pi\u00f9 ameni. Si sa bene che le divinit\u00e0 amano i posti comodi.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\"><span style=\"font-size: medium;\">Mentre mi concentro sul <\/span><span style=\"font-size: medium;\">colore del <\/span><span style=\"font-size: medium;\">cielo e salgo verso l\u2019<\/span><strong><span style=\"font-size: medium;\">oreficeria <\/span><\/strong><span style=\"font-size: medium;\">sento un discorso al telefonino che racconta, con vari giri di parole, quanto poco siano preparati i ragazzi delle attuali generazioni.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Si parla di scuola che non prepara al mondo del lavoro, si parla di insegnanti impreparati, si parla di gestione del potere fatta da persone che nulla sanno di quanto decidono, si parla e si blatera e alla fine non si dice nulla anche se le conclusioni spesso portano ad incolpare un dio qualsiasi della nostra incapacit\u00e0 di insegnare qualcosa ai nostri figli. Scuola niente ma tutti sanno, la propensione a dare il proprio parere su qualsiasi argomento dimostra l\u2019erudizione di chi ci ha portato dove ci troviamo.\u00a0 Ma colpa degli insegnanti, colpa delle famiglie, colpa del governo, colpa tua. S\u00ec s\u00ec, ho proprio scritto tua, di te che leggi.<br \/>\nCosa leggi a fare?<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>Vai a lavorare!<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Stiamo creando una societ\u00e0 che, a parole dovrebbe farci evolvere verso un futuro migliore ma, visto che servono soldi, sostiene in modo perentorio sia meglio prepararsi alla catena di montaggio che ci aspetta. Tutto questo bellissimo pensiero rivolto anche a chi dirige tutta la baracca, per fare in modo che il tutto si rivolga ad una pseudo industrializzazione che ci faccia arrivare lontano. Lontano da chi? Dobbiamo riprendere in mano la questione e rivedere le priorit\u00e0, noi non siamo solo tecnica e righe dritte, noi siamo curve e tornanti ma soprattutto siamo politica. La politica quella vera, quella fatta di confronto, quella fatta di cose che non saranno necessariamente cemento armato o armi e neppure allevamenti intensivi. Bisogna ridisegnare il progresso attraverso una visione filosofica legata ad un concetto di spazio-uomo finito e non semplicemente arraffatorio. Non abbiamo un luogo infinito nel quale praticare lo sport di sopraffazione preferito un po\u2019 da tutti. D\u2019altronde la maggior parte degli insegnamenti partono da un incredibile motto che, anche se non pensato direttamente, viene applicato un po\u2019 a tutti gli insegnamenti: \u201cMors tua vita mea\u201d.<br \/>\nIn pratica abbiamo cresciuto una giovent\u00f9 all\u2019insegna della scalata sociale. Senza remore. Senza distinguo.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Credo, sinceramente, che sarebbe ora di porre un limite alla nostra crescita perch\u00e9 stiamo inseguendo la nostra coda.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Il caff\u00e8 non \u00e8 stato un granch\u00e9 stamattina, forse il sapore amaro che mi \u00e8 rimasto in bocca dopo la visita al portico o forse l\u2019odore che speravo mi liberasse le narici dopo l\u2019uscita dal portico invece \u00e8 rimasto come un chiodo affondato nelle narici a dare fastidio. Era meglio se ne bevevo un altro.\u00a0 In ogni caso, per chi non avesse letto dall\u2019inizio, mi sono sbagliato: piove e io sono senza ombrello. La mia giacca di lana cotta mi aiuta ad arrivare a casa praticamente asciutto, a parte il cappello che gocciola acqua come \u2019n starlez\u00e0r (una grondaia).<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Il cane mi aspetta, sembra quasi io sia stato assente per giorni. Che bello, Tr\u00fcffel, il mio meraviglioso cagnone, mi salta addosso con quel moto di affetto che, ogni volta, mi riempie il cuore. E si va avanti, sempre per la stessa strada. Per fortuna ogni tanto si cambia e qualche buca sul tragitto mi risveglia dal torpore.<br \/>\nProssimo giro magari chiedo a Matteo o a Tiziana se c\u2019\u00e8 una correzione quando trovo che il caff\u00e8 sia sbagliato come oggi. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Oramai me n\u2019ero accorto troppo tardi per migliorarlo per\u00f2 \u201cla nostra generazione \u00e8 preparata\u201d ma ve ne ho gi\u00e0 parlato in \u201cHandle with care\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Liberation Sans, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Giorno 5, fine luglio 2015<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<h2 class=\"western\" align=\"center\">un addio<\/h2>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Stamattina va cos\u00ec: vicino al portico anzi, intorno al portico, c\u2019\u00e8 una casa vecchia, no, si dice antica, credo sia una di quelle pi\u00f9 antiche qui in paese, si racconta abbia almeno 500 anni ma \u00e8 un dettaglio ininfluente su questa storia.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Un piccolo poggiolo attorno a un bagno pitturato di bianco a calce viva. Le ringhiere marrone, come una volta spesso si\u00a0 usava e gli scuri, alcuni marrone ed altri verdi e alcuni, in basso, credo rossi, ma potrei sbagliare.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\"><span style=\"font-size: medium;\">In questa casa abitava un <\/span><span style=\"font-size: medium;\">grande <\/span><span style=\"font-size: medium;\">amico: el Bepo Cass\u00e8la. Lo conoscevo sin dai primi passi (miei), lui frequentava il bar della nonna e era una presenza costante e leggera in questo angolo di paese: i Br\u00f2ili.\u00a0S\u00ec, forse nessuno se lo ricorda questo nome antico ma questo \u00e8 il nome di questa zona del paese che, in origine non era percorsa da nessuna strada, la provinciale SP71 (del rep\u00e8z come la chiamo io in confidenza [non si \u00e8 mai lamentata]) \u00e8 arrivata solo nel 1927 ma prima qui c\u2019erano solo frutteti e orti. Ricordo da bambino le scorpacciate di marasche dagli alberi dell\u2019orologiaio del paese, el Fabi, tanto la colpa <\/span><span style=\"font-size: medium;\">dell\u2019assenza di frutti<\/span><span style=\"font-size: medium;\"> era sempre dei merli che, sanno benissimo tutti, sono golosissimi di ciliegie e di tutta la frutta dolce. Ma torniamo al B\u00e8po, al tempo della mia infanzia non abitava in quella casa che <\/span><span style=\"font-size: medium;\">sovrasta<\/span><span style=\"font-size: medium;\"> il portico ma in quella subito sotto, separata da una piccola <\/span><strong><span style=\"font-size: medium;\">fr<\/span><\/strong><strong><span style=\"font-size: medium;\">\u00e0<\/span><\/strong><strong><span style=\"font-size: medium;\">ona<\/span><\/strong><span style=\"font-size: medium;\"> pavimentata con sassi rotondi. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\"><span style=\"font-size: medium;\">La casa \u00e8 ancora l\u00ec, sopra la mia, fa la guardia al traffico che percorre la valle in \u201c<\/span><strong><span style=\"font-size: medium;\">tutte le direzioni<\/span><\/strong><span style=\"font-size: medium;\">\u201c, \u00e8 piccola e Nane, lo zio del B\u00e8po l\u2019aveva ristrutturata almeno 40 anni orsono. Due stalle e il piano superiore, ecco, B\u00e8po credo sia nato l\u00ec nel 1958. Ha lavorato molti anni in albergo e ad un certo punto si \u00e8 dedicato con forza al trasporto su rotaia: lavorava in stazione a Bolzano, non saprei dire quale fosse il suo compito ma lo ha portato avanti per molti anni.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Prendo un caff\u00e8 e due panini all\u2019uva, aspettate un attimo che devo discutere della questione orsa JJ4 con Matteo, uno dei titolari dell\u2019oreficeria. \u201cDue banane, per cortesia! \u201cNo, questo non \u00e8 successo allora, questo succede nel momento del ricordo mattutino. Superata la soglia della sopportazione (per Matteo) riprendo la strada di casa e proseguo nel pensierino del giorno.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Una domenica pomeriggio o un sabato, esco dalla doccia con l\u2019accappatoio bianco e la testa coperta da un asciugamano chiaro. No, i capelli erano quelli che ho adesso quindi era solo per non prendere un raffreddore. Esco in terrazza e noto che il B\u00e8po sta fumando la sua solita sigaretta su la \u201cc\u00f3rt da la gr\u00e0ssa\u201d sotto casa sua. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Io non fumo ormai da alcuni anni, i medici continuano a segnalarmi di smetterla col fumo ad ogni radiografia ma la tiritera \u00e8 diventata ormai consuetudine\u00a0 e li lascio dire. L\u2019amico di sempre si gira di scatto e mi urla, come suo fare: \u00c8s dr\u00e9 che sbianch\u00e9ges, Diaolo?, e io: Ma no, sto mes gh\u2019\u00e8 toc\u00e0 anc\u00f6i el d\u00ec de la d\u00f2cia, Boh, me par\u00e9ves vest\u00ec su col t\u00f2ni da pitor!.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Lo ritroveranno accasciato vicino alla macchina, subito prima del ponte di MontePeloso, pare sia stato un infarto, era andato a Brusago a prendere le sigarette e al ritorno si era sentito male. Ha fermato la macchina ed \u00e8 rimasto l\u00ec, solo.<br \/>\nL\u2019ho salutato in chiesa, e devo ammettere che la sua assenza si sente profondamente: era una persona sincera e a modo suo delicata.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Riporto qui la poesia che scrissi per l\u2019occasione, si intitola Mormor\u00e8l che \u00e8 un nome inventato che deriva da mormorio, il rumore dell\u2019Avisio vicino al suo maso e da mor\u00e8l, rosso scuro come il suo vino:<\/span><\/p>\n<h4 class=\"western\" align=\"center\"><span style=\"font-size: medium;\">Mormor\u00e8l\u2026<\/span><\/h4>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: medium;\">la canta na sl\u00f2ica la v\u00e8cia Lav\u00ecs<br \/>\nla sm\u00f3ndola i cr\u00f2zzi col s\u00f2 momol\u00e0r<br \/>\nla v\u00e8cia fontana la scolta tas\u00e8ndo<br \/>\ncanzon gi\u00e0 sent\u00f9de alm\u00e9n par en t\u00f2ch<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: medium;\">se sente na voze via \u2018n m\u00e8z ai fil\u00e0ri<br \/>\nla ride e la br\u00e8ghela st\u00f2rie \u2018ncantade<br \/>\ni \u00e9rge \u2018n te \u2018n c\u00e9ver congi\u00e0l de qo\u00e9l n\u00e9gro<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: medium;\">pan pian va gio \u2018l sol e se \u2018mp\u00ecza na st\u00e9la<br \/>\nl\u2019\u00e8 qoel t\u00f2 sor\u00ecso a \u2018mbombirme la n\u00f2t<br \/>\nl\u2019\u00e8 \u2018n baso sui l\u00e0ori \u2018l sa\u00f3r de brasc\u00e0<br \/>\nel lassa \u2018n la sera \u2018l pens\u00e9r che ti \u00e8s chi<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">racconta una filastrocca il vecchio Avisio | arrotonda le rocce col suo biascicare | la vecchia fontana ascolta in silenzio | canzoni gi\u00e0 udite, almeno un ritornello | si sente una voce in mezzo ai filari | lei ride ed urla forte storie incantate | si svuotano bigonce di nero nella tinozza | piano piano tramonta il sole e si accende una stella | \u00e8 quel tuo sorriso a impregnare la notte | \u00e8 un bacio sulle labbra il sapore del mosto | e lascia nella sera il pensiero di te<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Ho scritto: \u201cun addio\u201d, in realt\u00e0 avrei potuto scrivere \u201cun ricordo\u201d ma che ne sa del B\u00e8po Cass\u00e8la chi non lo conosceva?<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Forse uno spunto rester\u00e0 qui tra queste poche righe.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">C\u2019\u00e8 un angolino di cuore dove ci sono tutte le persone che amo e che ho amato, anche lui \u00e8 in questo non-luogo.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Spero sia grande abbastanza per contenere anche tutti gli altri.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Andiamo avanti, sempre.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">In direzione ostinata, perpetua.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Liberation Sans, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Giorno 6, anni \u201970<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<h2 class=\"western\" align=\"center\">en sonad\u00f3r<\/h2>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\"><span style=\"font-size: medium;\">99 scalini, questa \u00e8 la scala della scuola, tutta colorata ma sempre pi\u00f9 lunga. Ogni anno sempre pi\u00f9 ripida, l\u2019hanno rifatta un paio di volte ma ripida era e ripida rimane con un certo peggioramento negli anni <\/span><span style=\"font-size: medium;\">nel senso della pendenza<\/span><span style=\"font-size: medium;\">. Stavolta non ho percorso il portico, chiss\u00e0 perch\u00e9? Eppure sarebbe stato pi\u00f9 comodo ma ogni tanto mi viene la voglia di fare questo percorso alternativo sempre in direzione ostinata verso l\u2019<\/span><strong><span style=\"font-size: medium;\">oreficeria,<\/span><\/strong><span style=\"font-size: medium;\"> per il solito caff\u00e8, anche due, a volte, alla solita ora con i s<\/span><span style=\"font-size: medium;\">oliti<\/span><span style=\"font-size: medium;\"> incontri. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Arriva anche il meccanico, un amico, verso le 7:45, fa una battuta, prepara il caff\u00e8, macchiato panna. Due chiacchiere e il mondo intorno continua a girare dallo stesso verso, in direzione ostinata. Devo ammettere che pure questa scala \u00e8 un luogo che nel tempo, nel mio tempo chiaramente, \u00e8 cambiato ben poco. Forse solo l\u2019imbocco a valle, sullo stradone, la Fersina Avisio ora Stradon di Sover. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">L\u00ec c\u2019era il forno del pane, nel laboratorio c\u2019era un uomo che ricordo buono, \u201cel Gian Pist\u00f3r\u201d e passando si sentiva l\u2019intenso profumo del pane caldo appena uscito dalla bocca di fuoco che funzionava alimentato a segatura. Un grande capannone di legno ne conteneva un mucchio enorme. Io ero un bambino. Ma el Gian Pist\u00f3r ve lo racconto un altro momento e se mi ricordo vi racconter\u00f2 pure delle meravigliose trezze a l\u2019\u00f2io e le b\u00ecne. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Ora per\u00f2 visto che mi \u00e8 balenato nella testa un ricordo indelebile, uno di quelli che trasformano un luogo in un punto di passaggio incredibilmente presente nelle azioni di tutti i giorni, devo parlarvi di un grande amico: \u201cen sonad\u00f3r\u201d! <b>El Renzo de la Tali\u00e0na<\/b>, un ciabattino (en cali\u00e0r, come si direbbe in questi luoghi) ma soprattutto un suonatore di fisarmonica, en sonad\u00f3r de zib\u00f2ga.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Vi chiederete come mai lo chiamavano \u201cde la Tali\u00e0na\u201d, vero?<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Beh, la sua mamma era nata dalle parti di Belluno e si \u00e8 trasferita a Sover dopo il matrimonio. No no, vi sbagliate, Trento allora non era Italia ma era Impero Austroungarico o Austria come lo chiama chi non ha capito che sono due cose molto diverse. Quindi, Belluno, era in Italia e la sua mamma era, per tutta \u201cl\u2019intellighenzia\u201d soverina che si occupava di affibbiare nomuncoli e soprannomi: na Tali\u00e0na. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Qui, come in altri posti dei dintorni, il soprannome era utilizzato per riconoscere e collocare le persone nel posto giusto evidenziandone l\u2019origine. Pensate che sui masi di Sover, masi alti, erano quasi tutti di cognome Todeschi quindi bisognava per forza definire chiaramente di chi si stava parlando. Mio bisnonno, Domenico Todeschi lo chiamavano el Tisto, Menetisto (misto tra Menech e Tisto) inoltre avevamo el Cul\u00f3n, el Cass\u00e8la, el Piti e avanti fino al Diaolin, mio nonno, figlio del Tisto nonch\u00e9 el Treculi, l\u2019Oci\u00e0l e i Fer\u00e0ri. Potrei passare la sera a raccontare di soprannomi ma torniamo al nostro sonad\u00f3r, al Renzo.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Lo conoscevo fin da quando ero bambino. Ci accompagnava con la sua fisarmonica alla festa di Carnevale durante il fal\u00f2, al \u201cTrato Marzo\u201d una festa antica, nelle prime tre sere di marzo, fatta di accoppiamenti improbabili. Quando c\u2019era da fare festa lui c\u2019era. Era il suonatore delle mascherine. Chi da bambino lo ha conosciuto non pu\u00f2 essersene scordato. Una cara persona.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Personalmente ho avuto un rapporto un pochino pi\u00f9 intenso degli altri ragazzi, con lui. Avevo cominciato a studiare la fisarmonica da autodidatta aiutato dal maestro di posta (allora si chiamava cos\u00ec) Codeluppi Luigi, bravo suonatore di fisarmonica e pianoforte che abitava a casa mia e, con Renzo, ci incontravamo tutte le domeniche pomeriggio al bar dei miei per fare qualche suonata insieme e cantare assieme ai coristi.<br \/>\nI Menegh\u00e8i erano quelli dalla voce pi\u00f9 importante, anche el Gian dai cagni (Nemoli) contribuiva con la sua voce a dare una certa aura \u201clocale\u201d alla ghenga.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Renzo era molto appassionato per la sua fisarmonica e aveva delle preferenze circa il repertorio di musica, che allora non riuscivo a comprendere, tipo: la Piemontesina, \u00c8 ritornata l\u2019estate, Rosamunda e quel valzer che ogni volta che lo suono mi fa venire il magone: Carezze.\u00a0 Lui era un suonatore dallo sguardo triste ma che trovava nel suonare la propria dimensione sociale. Una gran brava persona, un uomo delicato.<br \/>\nLo rammento spesso nei miei pensieri. E questo intenso ricordo mi ha fatto scrivere anche una canzone che si chiama \u201cNa letra par ti\u201d, una specie di orazione per lui; una serie di considerazioni in musica e poesia che raccontano quello che lui \u00e8 stato per me.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">La canzone finisce con queste parole:<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00e0i de \u00e9nt quel t\u00f2 soriso<br \/>\ncol mart\u00e8l a \u2018mpiantar br\u00f2che<br \/>\ne \u2018l t\u00f2 c\u00f6r \u2018mpiz\u00e0 par tuti<br \/>\nche \u2018l me t\u00e8n l\u2019anema al calt<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Ecco, <b>Renzo<\/b> era semplicemente questo.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Stavolta ho scritto a sufficienza e gi\u00e0 mi lacrima il cuore al pensiero di lui.<br \/>\nPrendo un caff\u00e8 e scappo. Il meccanico \u00e8 gi\u00e0 andato via.<br \/>\n\u201cS\u00e8mpro pr\u00e8ssa sta giovent\u00f9!\u201d<\/span><\/p>\n<p>E andiamo avanti; il gatto nel portico non mi guarda neppure, sento Tr\u00fcffel, il mio cagnone, che sbraita dal piazzale: mi ha sentito e abbaia come un forsennato. Non parlo la lingua dei cani ma lui si fa intendere comunque.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Arrivo e, come sempre, \u00e8 un abbraccio quasi mancassi da mesi. Essere in compagnia di un cane \u00e8 semplicemente bellissimo. Una coccola costante, una dedizione infinita! Sempre e comunque.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Decisamente bellissimo.<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Liberation Sans, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Giorno 7, agosto 2010<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<h2 class=\"western\" align=\"center\">cornamusa da guerra<\/h2>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\"><span style=\"font-size: medium;\">Sono di fretta, stamattina, piove, e le tre rondini che abitano il portico tentano in tutti i modi di farmi cambiare strada. Ci provano sempre ma oggi con un\u2019insistenza pi\u00f9 accentuata, un cinguettio leggero spezza il silenzio costante delle mie scorribande in <\/span><strong><span style=\"font-size: medium;\">oreficeria<\/span><\/strong><span style=\"font-size: medium;\"> per un caff\u00e8, un sorriso e una chiacchierata come piace a me: parlare di cose, discutere di societ\u00e0 e del prezzo delle fragole che mi pare aumentato a dismisura. Una specie di convegno lampo sui bisogni del mondo. Caff\u00e8\u2026 secondo caff\u00e8, meccanico che mi chiede di andare con lui a Segonzano e\u2026<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">D\u2019un tratto mi salta alla memoria una notte alla Malga Vernera col Rosso da Caoriana, un fisarmonicista bravissimo figlio d\u2019arte, con il padre Valentino avevo suonato decine di volte quando ero ancora ragazzino e stironava co la zib\u00f2ga, col Cap\u00e9ta da Folgaria, gran suonatore di cornamusa, e con l\u2019amore e molti amici. Abbiamo dormito sopra la cucina in un camerone enorme dopo una buonissima cena preparata a regola d\u2019arte dalla signora di Segonzano che allora aveva in gestione, con tutta la famiglia, malga e alpeggio.\u00a0 Dico allora perch\u00e9 si tratta del 2010, praticamente un\u2019esistenza orsona, no, forse non si dice orsona ma ormai \u00e8 scritto e non voglio lasciare segni di bianchetto sul foglio.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">La sera l\u2019abbiamo passata insieme suonando durante la cena in malga e ci siamo acclimatati all\u2019altitudine da vertigine (1700 mt slm) ingurgitando sia solidi che liquidi in modo da permetterci di affrontare un mattino importante: una scalata tra i pascoli insieme a chi vorr\u00e0 accompagnarci.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Notte.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Silenzio, si immagina solo il tremolio lontano delle stelle. Il tempo ci aiuta e appare, inaspettato, un crivello di luci che pulsano e arrotondano la volta del cielo pi\u00f9 nero di sempre. In malga non ci sono luci elettriche e la notte \u00e8 notte vera. Mi alzo alle 4 e mezza ed esco, eccitato come non mai, per prepararmi all\u2019alba ai Cimati. Non \u00e8 freddo anzi ma, subito, abbasso gli occhi verso l\u2019infinito: una poesia inenarrabile. Sarei rimasto l\u00ec per ore se, all\u2019improvviso, l\u2019arrivo di alcune macchine e dei pompieri non mi avessero ridestato dal sogno ad occhi aperti.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Bene, facciamo colazione e partiamo, dobbiamo salire verso il prato dove faremo lo spettacolo io, Mariano da Ciorlaga, Rosso e Cap\u00e9ta. Il sentiero che sale verso la montagna pare la salita di un bellissimo formicaio dove, per un attimo un centinaio di lucciole ha deciso di illuminare il tragitto. \u00c8 una sensazione incredibile. I pompieri di Sover, aiutano le persone pi\u00f9 anziane a salire per il tratto pi\u00f9 complicato. Poi bisogna proseguire a piedi ma solo per poco.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Per un po\u2019 il bosco ci protegge dalle stelle che cadono e solcano il cielo fatto di comete evanescenti per poi schiudersi in una radura a 2000 metri che ci d\u00e0 la percezione del sentirsi al di sopra del mondo. Incontriamo un gruppetto di capre, sul sentiero, curiose che cercano di comprendere ci\u00f2 che succeder\u00e0 stanotte.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Passiamo e ci seguono, rapide, mi superano e ad un tratto scompaiono nel fitto del bosco convinte da odori di erba e profumi di fiori pi\u00f9 freschi.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Cap\u00e9ta intona la sua cornamusa e si sposta nel boschetto l\u00ec accanto, il suono \u00e8 possente. La gente si siede sul prato bagnato dalla rugiada.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Il cielo si muove tranquillo e il giorno si spinge fin sopra le teste.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Racconto una storia, Roberto ci suona un ricordo del suo Valentino e la cornamusa da guerra danese, cos\u00ec ha affermato\u00a0 Cap\u00e9ta, riecheggia colori a riempire la notte, Mariano racconta di rivoluzioni. Non so se avete idea di come sia il suono di una cornamusa da guerra, forse potete immaginarlo, ma nel silenzio del luogo sembrava un canto dagli inferi a contrastare la notte. E poi, in quel luogo, dove i Galli cedroni\u00a0 eseguono il loro rito di accoppiamento con le danze ed i suoni stranissimi che vocalizzano. Il canto inizia con un ticchettio scoppiettante\u00a0 per finire con lo stridio della ruota del mol\u00e9ta. Chiusura del canto d\u2019amore.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">E la femmina che col canto sembra un fagiano si innamora perdutamente\u2026 oppure no, chiss\u00e0?<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">All\u2019inizio pensavo che la cornamusa fosse fuori luogo\u00a0 mentre alla fine ho compreso che era l\u2019unica parte dello spettacolo che ben si adattava al contesto bucolico.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Anche il sole ha voluto battezzarci con un raggio di sole appoggiato delicatamente sul capo dei presenti proprio alla fine dello spettacolo.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">E per chiudere in bellezza sono arrivate le capre di prima assieme al caprone quasi a dire: avete finito? Ora tocca a noi, questo prato \u00e8 nostro.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Bene, finisco l\u2019ultimo caff\u00e8, prendo pane e panini all\u2019uvetta, rientro a casa.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Le rondini si sono calmate, \u00e8 spuntato il sole, io sono in ritardo ma, fondamentalmente, credo sia il tempo ad essere inesorabile e quindi perch\u00e9 continuare a rincorrerlo?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Andiamo avanti:<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: large;\"><strong>TUTTE LE DIREZIONI<\/strong><br \/>\n<b>\u00e8 la via e pure la meta.<\/b><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Liberation Sans, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Giorno 8, 25 aprile<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<h2 class=\"western\" align=\"center\">liberi mai<\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\"><span style=\"font-size: medium;\">Oggi l\u2019<\/span><strong><span style=\"font-size: medium;\">oreficeria<\/span><\/strong><span style=\"font-size: medium;\"> \u00e8 chiusa, \u00e8 festa, il caff\u00e8 lo prendo a casa, anzi no, andiamo a prenderlo dall\u2019amica Antonella a Pradel, alla pizzeria 4 Venti.<br \/>\nEppure, nonostante la festa, anche stamattina sono sceso in strada per compiere lo stesso rito, come tutti i giorni, tutte le settimane, tutto l\u2019anno: un controllo al P\u00f2rtech del Piti, l\u2019incontro col gatto e un caffettino all\u2019<\/span><strong><span style=\"font-size: medium;\">oreficeria: <\/span><\/strong><span style=\"font-size: medium;\">roba per fini intenditori. Due rintocchi di campana: sette e trenta.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">In ogni caso, aldil\u00e0 del caff\u00e8, oggi suoner\u00f2 la mia versione di \u201cBella Ciao\u201d con la fisarmonica. \u00c8 un canto partigiano purtroppo asceso, nella testa di chi si \u00e8 sentito sconfitto, al rango di canto di separazione. Personalmente credo che questo momento sia un momento per tutti: un momento di rinascita e di ricordo di ci\u00f2 che \u00e8 stato, di ricordo di ci\u00f2 che siamo stati e ci\u00f2 che potremmo diventare.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Ci sono discorsi pubblici in ogni dove, la partitica si \u00e8 appropriata di un qualcosa che di partitico non ha proprio nulla, \u00e8 un momento sul quale \u00e8 necessario interrompere i dissidi e ragionare da uomini liberi, Eh gi\u00e0, ora possiamo, ora siamo uomini liberi anche se qualcuno pensa il contrario. Questo purtroppo non ci esime dalla nostra pervicacia nel portare avanti, magari anche con convinzione, una visione bianca o nera della societ\u00e0 dove non esiste spazio per le sfumature. Dove le sfumature diventano il segno della contraddizione intrinseca della libert\u00e0 nel momento in cui le si tratta da nemiche quasi non ci fosse il bisogno di ragionarmenti. Negli ultimi anni, la spinta che ci ha fatto gestire il pianeta con l\u2019ago di una bilancia tenuta in mano non si capisce bene da chi, si \u00e8 persa la percezione del diverso e la si \u00e8 associata inopinatamente al nemico. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Vorrei ricordare che il nazismo e il fascismo sono nati su quest\u2019onda basata sull\u2019odio dell\u2019altro perch\u00e9 \u00e8 parte di un altra squadra. O vogliamo chiamarla razza?<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00c8 molto preoccupante la deriva sociale nella quale siamo stati incanalati nostro malgrado: la capacit\u00e0 di spingere il senso verso una meta che non cercava nessuno \u00e8 stata importante e il risultato \u00e8 che, bene o male, ci siamo caduti come dei polli. Da cosa lo si comprende? Dal semplice fatto che non si riescono pi\u00f9 a distinguere le sfumature della nostra esistenza. Ci siamo immersi in una nebbia persistente ed immobile che ci attanaglia. Non la vediamo, \u00e8 vero, ma si \u00e8 intrufolata nei gangli della nostra psiche portandoci a pensare male anche di noi stessi. Dobbiamo riappropriarci del colore del mondo, il pianeta non \u00e8 in bianco e nero, la politica non pu\u00f2 essere bianca o nera, le persone debbono tornare ad essere persone nel vero senso della parola.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Quest\u2019anno festeggio anche per le donne afgane, per i rivoltosi iraniani, per tutti quelli che sentono nel cuore il bisogno di dare un nome alle cose perch\u00e9 non siano le cose ad appropriarsi delle persone.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Sinceramente, come detto alcuni giorni orsono, \u00e8 tempo di non-pace e lo chiamiamo pace, \u00e8 tempo di non-guerra e lo chiamiamo pace. Non riusciamo a dare un nome a questo stato di cose e quindi non riusciamo a leggerlo per quello che \u00e8 esattamente. Serve una coscienza che vada aldil\u00e0 del mero racconto strappalacrime che ci conduce inesorabilmente a non comprendere che non basta il sacrificio di quelle persone che ci hanno portato ad avere uno Stato \u201clibero\u201d ma serve l\u2019impegno sociale per fare in modo che noi riusciamo a mantenerlo libero. Non dobbiamo permettere che il potere sia un oggetto distante dalla volont\u00e0 delle persone, dobbiamo agire sul voto, prima del voto.<br \/>\nLibert\u00e0 \u00e8 partecipazione diceva Giorgio Gaber e non aveva torto, specialmente oggi.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Bene, il caff\u00e8 \u00e8 buono, e il cane di Antonella continua a non arrischiarsi che per un biscottino.<br \/>\nHa paura. In fondo anche lui non \u00e8 cos\u00ec libero come vorrebbe con la differenza che lui non pu\u00f2 scegliere.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\"><span style=\"font-size: medium;\">In ogni caso il<\/span><strong><span style=\"font-size: medium;\"> 25 aprile<\/span><\/strong><span style=\"font-size: medium;\"> \u00e8 stato, e rimarr\u00e0 il valico attraverso il quale abbiamo dovuto passare per definire cosa sia la LIBERT\u00c0, e vale anche per chi l\u2019ha combattuta e la combatte tuttora.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">S\u00e8mpro avanti e mai zer\u00f9ch!<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Liberation Sans, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Giorno 9,\u00a0 1\u00b0 maggio 2023<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<h2 class=\"western\" align=\"center\">domani offre la casa<\/h2>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\"><span style=\"font-size: medium;\">Oggi l\u2019<\/span><strong><span style=\"font-size: medium;\">oreficeria<\/span><\/strong><span style=\"font-size: medium;\"> \u00e8 chiusa, giustamente, \u00e8 domenica e domani \u00e8 il primo maggio. Sono le 9 e tre quarti, le campane oltre il portico battono tre rintocchi e poi, di gran lena, annunciano la messa domenicale con insolito slancio, probabilmente l\u2019aria carica di pioggia aiuta il suono a diffondersi meglio. Non che la cosa mi turbi ma l\u2019usanza di annunciare questo evento credo serva a chiamare i fedeli in chiesa o, magari mi sbaglio, \u00e8 un segnale di felicit\u00e0 solo che questa lettura cozza un pochino con il rintocco lugubre e pedante quando succede un evento che riporta alla realt\u00e0 tutta la comunit\u00e0 che gira attorno al portico!<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Incontro don Mario che si affretta verso la chiesa e alcuni frequentatori assidui, cet\u00ecni li chiamerebbe la folla ma, qui, di folla non se ne percepisce la presenza quindi il nome atavico ed evocativo non prende piede e rimane sulle labbra dei passanti un \u201cB\u00f2nd\u00ec\u201d frettoloso, a salutare i fugaci ed ameni incontri. Almeno quello \u00e8 rimasto. Probabilmente \u00e8 un corto circuito automatico che nei nostri piccoli paesi \u00e8 una specie di: \u201csiamo ancora vivi?\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Il solito gatto deve essersi rintanato in qualche buco vista la temperatura ma tra le s\u00ecssole, vedo comparire maestoso un micio che sembra il figlio del mio Edgar che, quando era ancora in forma, aveva cercato di perpetrare la sua stirpe circuendo tutte le ragazze (gatte) del vicinato anche se c\u2019erano altri contendenti molto agguerriti contro i quali ha dovuto combattere. Solo che Edgar era un gatto di undici kg. e combattere con lui penso sia stata un\u2019ardua impresa. Peccato che un \u201csignore\u201d lo abbia arrotato, una mattina di settembre e non abbia neppure cercato di spostarlo a lato strada. \u00c8 corso via come un pirata, d\u2019altronde nomen omen.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Fine misera ma da gatto libero.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\"><span style=\"font-size: medium;\">Comunque tutta questa storia di sesso sfrenato mi ha fatto venire in mente del recente delirio sociale che abbiamo dovuto subire e, paradossalmente, generare: <\/span><strong><span style=\"font-size: medium;\">S\u00ec o No<\/span><\/strong><span style=\"font-size: medium;\">. Ecco ora l\u2019ho detto: siamo riusciti a dividerci osservando il mondo da due pulpiti che si sono entrambi definiti \u201cla giusta visione\u201d. Perch\u00e9? Prima perch\u00e9 la scienza ha stabilito che\u2026 e poi perch\u00e9 la scienza si \u00e8 ravveduta da\u2026<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Non so se sia capitato anche a voi di andare a letto in un posto che era a colori per poi risvegliarvi nel medesimo luogo trasformatosi in bianco e nero. Quasi un racconto muto con tante legnate e tante risate, ma solo ed esclusivamente per chi guarda attentamente cosa gli succede intorno. Gli altri le danno e le prendono e non dicono nulla, il parlato lo metteranno anni dopo. Ricordate Chaplin col Grande Dittatore, la Corazzata Potemkjn di Eizenstein? Tutto un paradosso che coinvolge un mondo che, oggi, sembra quasi alieno. Io l\u2019ho percepito nella vita di tutti i giorni, tra la gente.<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: large;\"><strong><span style=\"font-size: medium;\">Domani offre la ditta<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">c\u2019era scritto al baretto dello Zio Remo a Gaggio, piccola frazione di Segonzano, lui lo aveva messo per scherzare con gli amici, che erano molti, ed \u00e8 rimasto fino al giorno in cui ha chiuso, ma io lo ricordo come un messaggio futuristico: una piccola frase che disegna la politica di oggi. Chiaramente stando ben attenti a non togliere mai il cartello: sia mai che oggi sia il domani di ieri qualora sparisse il messaggio d\u2019intenti.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\"><span style=\"font-size: medium;\">Cosa c\u2019entra con il <\/span><strong><span style=\"font-size: medium;\">Bianco e Nero<\/span><\/strong><span style=\"font-size: medium;\">?<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\"><span style=\"font-size: medium;\">C\u2019entra molto perch\u00e9 \u00e8 stato dimostrato, negli ultimi tre anni, che intrupparsi in un\u2019idea senza tenere in considerazione la possibilit\u00e0 che ci siano visioni altrettanto sostenibili ci port<\/span><span style=\"font-size: medium;\">i<\/span><span style=\"font-size: medium;\"> a vedere il mondo da un lato solo, quello di chi spera che domani arrivi una birra a gratis.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\"><span style=\"font-size: medium;\">Mi viene in mente un racconto d\u2019amore di Corrado Zanol, el Iaio da Caoriana, e le campane su en <\/span><strong><span style=\"font-size: medium;\">Maganza<\/span><\/strong><span style=\"font-size: medium;\"> (<\/span><strong><span style=\"font-size: medium;\">Valfloriana<\/span><\/strong><span style=\"font-size: medium;\">) nel quale l\u2019accusato (di innamoramento) dice che bisogna sentire tutte le campane per comprendere bene l\u2019armonia della canzone. Non sempre la verit\u00e0 \u00e8 quella che si percepisce ma pu\u00f2 assumere contorni talmente vaghi da diventare, col tempo e con la pazienza di ascoltare, una delle possibili verit\u00e0. Lo sappiamo bene che la storia \u00e8 maestra ma per farci dare indicazioni bisogna conoscerla bene e non tralasciare alcun dettaglio. Anche il pi\u00f9 insignificante pu\u00f2 essere fondamentale per comprender<\/span><span style=\"font-size: medium;\">n<\/span><span style=\"font-size: medium;\">e <\/span><span style=\"font-size: medium;\">la portata<\/span><span style=\"font-size: medium;\">. In ogni caso domani \u00e8 il primo maggio ma pare venga percepito sempre peggio da una grossa fetta di popolazione.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ma voi ci pensate ad un primo maggio divisivo? Pronti qua, bello e servito <\/span><span style=\"font-size: medium;\">e<\/span><span style=\"font-size: medium;\"> per il conto passate pure alla cassa del senso. Ci stiamo convogliando su un treno che disprezza il lavoro come fine per migliorare la societ\u00e0 e lo spinge ai bordi del ring per farci diventare il pugile in un combattimento per chi vincer\u00e0 la medaglia di turno.<br \/>\nSiamo diventati, anch\u2019io me ne rendo conto, l\u2019apoteosi dell\u2019essere soli al comando e cerchiamo di convincere chi ci sta intorno che, in fondo in fondo, quella \u00e8 l\u2019unica via per il successo. Perch\u00e9 non basta vivere bene, ci vuole anche il successo. Cercare di essere un faro a tutti i costi. Ma poi dobbiamo fare in conti con la spesa, con la vita e con il benzinaio sotto casa che deve poter vivere pure lui.<\/span><\/span><\/p>\n<h1 class=\"western\"><span style=\"font-size: medium;\">Ma anche no, <\/span><span style=\"font-size: medium;\">ma <\/span><span style=\"font-size: medium;\">chissenefrega del benzinaio!<\/span><\/h1>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\"><span style=\"font-size: medium;\">Avrei preso volentieri un caff\u00e8 all\u2019<\/span><strong><span style=\"font-size: medium;\">oreficeria<\/span><\/strong><span style=\"font-size: medium;\">, stamattina, ma temo sarebbe stato troppo amaro nonostante lo zucchero.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: large;\"><span style=\"font-size: medium;\">Buon primo maggio, per tutti e a tutti, anche per il Governo che doveva pur trovare un modo per farci capire che loro sono LORO e noi non siamo un \u201cca..o\u201d.\u00a0 E questo \u00e8 un bel modo per convincere la gente che il <\/span><strong><span style=\"font-size: medium;\">bianco e il nero<\/span><\/strong><span style=\"font-size: medium;\"> sono, in fondo, gli unici colori sui quali ci dobbiamo concentrare. Forse avrei dovuto dire <\/span><strong><span style=\"font-size: medium;\">concertare<\/span><\/strong><span style=\"font-size: medium;\"> per esprimere meglio i criteri di scelta che siamo avvezzi a operare. Uno spartito con una botta di note stampate sopra, lo passiamo in centrifuga e le note si spostano pur rimanendo quelle di prima. Peccato che, nonostante la somiglianza, ci presentino una melodia stonata ma, come insegna una certa corrente musicale, prima o poi ci abitueremo. In fondo anche Bach ai suoi tempi era un innovatore ma la vera differenza \u00e8 che era e RIMANE un innovatore. Anche oggi, il tempo in cui pensiamo che il 1300 si chiami Medio Evo senza renderci conto che, per loro, era semplicemente modernit\u00e0 <\/span><span style=\"font-size: medium;\">e mai lo avrebbero chiamato cos\u00ec<\/span><span style=\"font-size: medium;\">!<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Suonano le undici, Grumes ci avvisa che loro hanno fame molto prima, un\u2019ora prima. \u201cMa se \u2018l sa che ai gromaizeri ghe bate el sol su la z\u00f9ca en ora prima!\u201d<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Che tristezzit\u00e0\u2026 non ne verremo fuori mai.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Avanti sempre e mai ze\u2026 l\u2019ho gi\u00e0 detto!<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Liberation Sans, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>30 Novembre 2023<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<h2 class=\"western\" align=\"center\">L\u2019oreficeria chiude<\/h2>\n<p align=\"center\"><b>Tutte le direzioni prende un\u2019altra via ma&#8230; <\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>scriver\u00f2 ancora <\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Diaolin<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><!--nextpage--><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\">FEDE<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Terla\u00ecna: \u00e8 questo il luogo dove si fermano i ricordi e i pensieri. Ricordi minimi che, fermati, fanno una storia di grandi dimensioni.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Una strada che attraversa il paese come una freccia \u201cin tutte le direzioni \u201ce sull\u2019altro lato vecchi portici e un paese antico e gente che cerca incontri e luoghi di pace. Il contrasto di chi passa veloce e chi si ferma a pensare e parlare.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Tornano limpidi i ricordi di persone, protagonisti insoliti di intimit\u00e0, che per\u00f2 portano l\u2019autore a riflessioni, apparentemente marginali, ma invece coerenti con tutto lo svolgersi della storia. Un paese e tante storie che si snodano come filo sottile di una ragnatela. <\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #808080;\"><span style=\"font-size: small;\">Livio Andreatta<br \/>\npoeta &#8211; <\/span><\/span><span style=\"color: #808080;\"><span style=\"font-size: small;\">Piazze di Bedollo<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><!--nextpage--><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-size: large;\"><b>FORTEZZA<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">Leggendo i racconti di Diaolin non \u00e8 mai possibile prescindere dalla sua vocazione poetica. Cos\u00ec la prosa diventa poesia, un \u201cprosimetro\u201d, direbbero i veri critici, che narra il quotidiano ma che non trascura frequenti incursioni nel passato e preoccupanti anticipazioni sul futuro.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">Gli occhi del poeta, come dice Pascoli, rimpiccioliscono le cose per poterle vedere e le ingrandiscono per ammirarle: Giuliano, considerata la sua autenticit\u00e0, non fa eccezione.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">Personaggio positivamente scomodo, anarchico quanto e quando serve, attira i nostri occhi con le sue amabili stravaganze, sempre diverso ma anche fedele a se stesso.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">Diaolin \u00e8 un numero primo, in grado di riconoscere al primo colpo i numeri primi come lui ed \u00e8 capace di essere un punto di riferimento, un custode, un difensore dei valori pi\u00f9 autentici, e un combattente pronto a scagliarsi contro ogni ideologia insana.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">Sover \u00e8 un microcosmo, un mondo ideale che la contemporaneit\u00e0 vorrebbe appiattire. Beato chi, come Giuliano, sa ancora coglierne l\u2019importanza e sottolinearne il valore per le generazioni future.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">Buona lettura, Francesca 07\/02\/2026<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #808080;\"><span style=\"font-size: small;\">Francesca Volta (Carcarlo)<br \/>\ninsegnante &#8211;\u00a0<\/span><\/span><span style=\"color: #808080;\"><span style=\"font-size: small;\">Cavalese<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><!--nextpage--><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: large;\"><b>SPERANZA<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">Anni 70. \u201cEl Paolo de la luce\u201d al bar dei Diaolin commenta un articolo del giornale che parla forse del primo trapianto di cuore. Si chiede se il nuovo cuore abbia portato con s\u00e9, dentro l&#8217;organismo ricevente, anche tutti i sentimenti e le emozioni perch\u00e9 l\u00ec stanno \u201ctute le t\u00f2 sensazioni, tut el sentiment\u201d. Conseguentemente andrebbero perse sensazioni e sentimenti del vecchio cuore malato.<br \/>\nCerto come scrive Diaolin il trapianto di cuore era allora una rivoluzione mal percepita dall&#8217;uomo comune. Scientificamente sappiamo che sensazioni, sentimenti, amore non risiedono in un muscolo.<br \/>\nQualcosa di diverso per\u00f2 senza saperlo sta suggerendo a noi moderni el Paolo de la luce. Tanti piccoli borghi di montagna stanno soffrendo. Quasi spopolati. Giovani che se ne vanno. Calo drammatico della natalit\u00e0. Popolazione sempre pi\u00f9 anziana. Perdita di cultura, saperi antichi, memoria. Proviamo per\u00f2 cos\u00ec, quasi per gioco, a immaginare che uno di questi borghi sia come (in<br \/>\neffetti lo \u00e8) un organismo stanco, malato che arranca e che l&#8217;unica sua speranza sia il trapianto di cuore.<br \/>\nQuesto paragone suscita in me domande e riflessioni: Cos&#8217;\u00e8 il cuore di un borgo? Se i giovani se ne vanno \u00e8 come il cuore trapiantato altrove?Verso \u201ctutte le direzioni\u201d. Se gli anziani ci lasciano portando con s\u00e9 saperi e memoria cio\u00e8 cultura, \u00e8 come se morisse il cuore del paese?<br \/>\nQuale speranza?<br \/>\nLa speranza per\u00f2 non \u00e8 passiva. Rischia, azzarda e non ha paura del nuovo. Penso ai progetti di co-living che alcuni comuni disperati hanno messo in campo per accogliere persone e famiglie dando casa a prezzo simbolico. Penso al progetto di accoglienza diffusa di richiedenti asilo. (Progetto incoscientemente smantellato dall&#8217;attuale giunta provinciale).<br \/>\nIl progetto diventerebbe, forse, cuori nuovi, trapiantati nei nostri borghi morenti.<br \/>\nNuove usanze, nuove esigenze, nuove culture. Ma d&#8217;altronde si sa che la cultura progredisce per contaminazioni e se si chiude muore. Non ci resta che la speranza nel meraviglioso rischio dell&#8217;accoglienza.<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"color: #808080;\">Fabio Longo<br \/>\nfalegname &#8211; Primiero<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><!--nextpage--><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: large;\"><b>CARIT\u00c0<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">Quello che ho letto \u00e8 un compresso di storie e aneddoti davvero denso!<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">Diaolin \u00e8 un fine intenditore musicale, tessitore di poesie che toccano il cuore. E&#8217; un compositore: non usa note musicali, ma parole dense per queste poche pagine in cui ci racconta una parte di s\u00e9 e di Sover, il tutto guidato dal profumo di caff\u00e8 per comporre questa opera.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">Tra le pagine, un leitmotiv. <\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">Un cartello stradale che indica una o mille strade, come la nostra vita dopotutto. <\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">Direzioni ostinate, un moto perpetuo di passi su strade, scalini, tornanti.<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">Porre attenzione: questo libro \u00e8 una Terlaina. Ti ci pu\u00f2 intrappolare dentro durante la lettura! &#8220;<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #808080;\"><span style=\"font-size: small;\">Mirko Dallemulle<br \/>\nmusicista &#8211;\u00a0<\/span><\/span><span style=\"color: #808080;\"><span style=\"font-size: small;\">Arsi\u00e9 (Belluno)<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><!--nextpage--><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: large;\"><b>PRUDENZA<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: medium;\"><b>Riconnessione<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-size: small;\">I momenti che, grazie alla descrizione particolareggiata, suscitano in me sensazioni forti sono quelli che mi riportano a un tempo neanche troppo lontano, ma che sembra appartenere a un&#8217;altra epoca.<br \/>\nLa descrizione delle vie, delle strade, del paese risveglia in me quell\u2019odore famigliare di un passato dove la vita rurale era scandita da rituali e ritmi naturali, abitudini e usanze che accompagnavano l&#8217;essere umano nel suo quotidiano e che oggigiorno sembrano banali, ma che in realt\u00e0 sono il fondamento del nostro essere. Il profumo della terra umida, del pane appena sfornato, del solito caff\u00e8 al solito posto, mi riporta a una vita pi\u00f9 semplice, pi\u00f9 autentica. I suoni dei passi, i movimenti dei gatti, la lealt\u00e0 del cane, il volo degli uccelli, creano in me una risonanza intima e profonda che mi ricorda il profondo legame che c\u2019\u00e8 tra uomo e natura, ma che purtroppo ormai \u00e8 diventato quasi straniero.<br \/>\nLe relazioni umane&#8230;. cos\u00ec indispensabili per l\u2019uomo, che non sono solo famiglia, amicizia e amore fra due o pi\u00f9 persone, ma sono cordialit\u00e0, considerazione, rispetto, ascolto e piet\u00e0 verso il prossimo, mi smuovono quella sensazione calda e avvolgente, di cui l\u2019uomo abbisogna, quella che mi fa sentire viva, completa e utile. \u00c8 quella che fa crescere una comunit\u00e0, la coscienza dell&#8217;individuo. \u00c8 il sorriso di un anziano che ti saluta per strada, \u00e8 la mano tesa di un amico che ti offre aiuto, \u00e8 la parola di conforto di un vicino che ti ascolta, \u00e8 il saluto quotidiano o\u2026 l\u2019ultimo addio.<br \/>\nSono queste le sensazioni che mi fanno sentire parte di qualcosa di pi\u00f9 grande di me, qualcosa che va oltre la nostra individualit\u00e0 e che ci unisce agli altri, alla natura, al mondo. Sono queste le sensazioni che mi fanno sentire ancora viva, vera che mi fanno sentire che la vita deve essere un diritto per tutti. Le metafore, le riflessioni e i ricordi mi provocano, mi stuzzicano e mi risvegliano da un mondo assopito dal benessere, dalla noia e dalla poca empatia e responsabilit\u00e0.<br \/>\nIl nostro passaggio su questo pianeta deve lasciare un segno, un segno di amore, di rispetto e gratitudine per tutto ci\u00f2 che abbiamo ricevuto.<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #808080;\"><span style=\"font-size: small;\">Loreta Florian<br \/>\nregista &#8211; <\/span><\/span><span style=\"color: #808080;\"><span style=\"font-size: small;\">Canazei<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><!--nextpage--><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: large;\"><b>GIUSTIZIA<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Leggendo qualche facciata di questo libricino, la prima sensazione \u00e8 di sbilanciamento dove emer-ge una forte nostalgia di un tempo volato via. Lo scrittore nel raccontare frammenti di vita sociale mi ha trasmesso questo confronto tra generazioni e talvolta esce il fatto che ogni cosa era diversa (o addirittura migliore?): odori, sapori, rapporti sociali e magari possiamo aggiungere anche il clima o dire per assurdo che il rosso fuoco codice RAL 3000 una volta era pi\u00f9 rosso.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">La giovinezza gli sta scivolando via. Senza filtri o vincoli alcuno, con dispiacere lo porta a mettere in luce le cose che non funzionano. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Poi per\u00f2, conoscendo <\/span><span style=\"font-size: medium;\">l\u2019amico <\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u201cDiaolo\u201d, come una <\/span><span style=\"font-size: medium;\">forte <\/span><span style=\"font-size: medium;\">s<\/span><span style=\"font-size: medium;\">cossa<\/span><span style=\"font-size: medium;\"> capisco che son tutte provoca-zio-ni stimolanti che obbligano ad una pi\u00f9 pro<\/span><span style=\"font-size: medium;\">fon-<\/span><span style=\"font-size: medium;\">da riflessione. <\/span><span style=\"font-size: medium;\">L<\/span><span style=\"font-size: medium;\">a sua arte<\/span><span style=\"font-size: medium;\"> nel descrivere personaggi, situazioni e luoghi \u00e8 un\u2019autentica esplosione di emozioni. <\/span><span style=\"font-size: medium;\">Questa scrittura<\/span><span style=\"font-size: medium;\"> genuina condita con dialetto, poesia e tanta musicalit\u00e0 <\/span><span style=\"font-size: medium;\">nasconde<\/span><span style=\"font-size: medium;\"> un messaggio potente in cui la nostra apparente libert\u00e0 non ci porta pi\u00f9 a fare delle scelte con la nostra testa. <\/span><span style=\"font-size: medium;\">Non serve scomodare la questione delle guerre, della politica <\/span><span style=\"font-size: medium;\">mondiale <\/span><span style=\"font-size: medium;\">o quanto succede al governo sia esso statale, provinciale, <\/span><span style=\"font-size: medium;\">di valle o comunale<\/span><span style=\"font-size: medium;\">. Serve capire che ogni nostro piccolo gesto all\u2019interno del posto in cui viviamo \u00e8 basilare per poter sviluppare un bel vivere. Mio pap\u00e0 Vitori<\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u00e8<\/span><span style=\"font-size: medium;\">lo Marit<\/span><strong><span style=\"color: #001d35;\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00f3<\/span><\/span><\/span><\/strong><span style=\"font-size: medium;\">n <\/span><span style=\"font-size: medium;\">da Cembra<\/span><span style=\"font-size: medium;\">, che faceva il muratore, un giorno rapportandosi con un ingegnere <\/span><span style=\"font-size: medium;\">e, discutendo di un argomento complicato ed altrettanto delicato, <\/span><span style=\"font-size: medium;\">gli <\/span><span style=\"font-size: medium;\">disse<\/span><span style=\"font-size: medium;\">: \u201cva b<\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u00e8<\/span><span style=\"font-size: medium;\">n b<\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u00e8<\/span><span style=\"font-size: medium;\">n t<\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u00f9<\/span><span style=\"font-size: medium;\">t, ma le braghe bis<\/span><span style=\"font-size: medium;\">\u00f2<\/span><span style=\"font-size: medium;\">n tirarle gi<\/span><strong><span style=\"color: #001d35;\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00f3<\/span><\/span><\/span><\/strong><span style=\"font-size: medium;\"> \u2018n atimo prima de pi<\/span><span style=\"font-size: medium;\">s<\/span><span style=\"font-size: medium;\">s\u00e0r.\u201d<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">In qualsiasi ambito le cose si possono salvare. <\/span><span style=\"font-size: medium;\">La vera difficolt\u00e0 \u00e8<\/span> <span style=\"font-size: medium;\">riconoscere<\/span> <span style=\"font-size: medium;\">il loro <\/span><span style=\"font-size: medium;\">vero valore; per\u00f2 dobbiamo accorgerc<\/span><span style=\"font-size: medium;\">ene<\/span><span style=\"font-size: medium;\"> almeno un attimo prima.<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #808080;\"><span style=\"font-size: small;\">Martino Nicolodi<br \/>\nmaestro di banda &#8211; <\/span><\/span><span style=\"color: #808080;\"><span style=\"font-size: small;\">Cembra<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><!--nextpage--><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: large;\">TEMPERANZA<\/span><\/p>\n<p>TEMPERANZA<br \/>\nUn caff\u00e8 d\u2019oro<br \/>\nLo hai mai bevuto un caff\u00e8 in un\u2019oreficeria?<br \/>\nChe domande, certo che no. O forse s\u00ec, ma non ce ne eravamo mai accorti.<br \/>\nIn fin dei conti, si tratta semplicemente di dare un nome alle cose, di sapersi nutrire di quelle sfumature per cui oggi sembra non esserci pi\u00f9 spazio.<br \/>\nUn caff\u00e8, ma anche due, che ogni giorno ha un sapore diverso, perch\u00e9 in quella tazzina, riempita da mani coraggiose, nuotano speranze, sguardi tristi, cornamuse da guerra, tremolii di stelle.<br \/>\nUn caff\u00e8 in oreficeria, dicevamo, in quel minuscolo avamposto di socialit\u00e0 che sostiene \u201cquel piccolo tesoro che \u00e8 questo paesino di montagna\u201d. E per raggiungere l\u2019oreficeria, ogni mattina, ogni giorno di tutti i giorni, un rituale preciso che non nasconde la sacralit\u00e0 della m\u00e8ta: il passaggio sotto al P\u00f2rtech del Piti, il saluto discreto alla solita gatta sfuggevole, caff\u00e8, secondo caff\u00e8, sorrisi, i panini all\u2019uvetta. L\u2019abbraccio di un cane.<br \/>\nE se stai pensando che un rituale non sia altro che una banale sequenza di gesti ripetuti, ti sbagli. Eccome. Nell\u2019appassionante flusso di coscienza che ci regala Diaolin, ogni giorno nuovo (o forse vecchio) ci sorprende, ci tiene l\u2019anima al caldo, ci spinge a guardarci indietro, ma anche avanti.<br \/>\nAvanti dove?<br \/>\nTutte le direzioni.<\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #808080;\"><span style=\"font-size: small;\">Elisa Travaglia<br \/>\nviticultrice per amore &#8211; Grumes<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><!--nextpage--><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small;\">Ma chi sono questi 7 amici che hanno rinvigorito altrettante pagine di questo libricino?<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small;\">Sono 7 persone che incontro spesso durante i miei giringiro, uno scrittore e poeta, anzi due, una professoressa sagace e immaginifica dotata di un profondo sentire lirico, un personaggio che di mestiere sarebbe un falegname ma che in un altra dimensione, la nostra, parla teneramente di libert\u00e0, poi c\u2019\u00e8 un amico dotato di una particolare attenzione ai trapianti\/trapiantati visto che lo \u00e8 lui stesso. Due musicisti, uno suona la tromba e uno suona il basso tuba (lui \u00e8 quello trapiantato), entrambi nutrono una passione per i gatti come il sottoscritto. E, per finire in bellezza, una regista che si (pre)occupa di una lingua, il ladino, relegato a un microcosmo in trentino e una appassionata viticultrice che ha fatto del suo entusiasmo per la valle di Cembra la propria ragione di vita.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small;\">Cosa volete che vi racconti? Mi sembra abbiano gi\u00e0 detto tutto loro parlando in questo libro sulle sensazioni di ognuno. Con la finezza del loro racconto e con i loro silenzi. Andate a conoscerli dal vivo, sono certo che avranno da raccontarvi molto di loro stessi!<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><b>Diaolin<\/b><\/p>\n<p><em>Musica: Erik Satie &#8211; Once Upon a time &#8211; legger Diaolin<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Clicca qui per scaricare il libro!!! Un\u2019oreficeria a Sover racconti liberi di un momento sociale in paese Terla\u00ecna \u2013 Ragnatela Giorno 1, aprile 2023 l\u2019oreficeria Ogni mattina, ormai da tempo, percorro gli stessi passi per arrivare al negozietto di Sover dove, da alcuni anni, due giovani del posto si sono presi l\u2019onere di mantenere viva &hellip; <\/p>\n<p class=\"link-more\"><a href=\"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/?p=7415\" class=\"more-link\">Leggi tutto<span class=\"screen-reader-text\"> &#8220;Terla\u00ecna &#8211; Ragnatela&#8221;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":8196,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[15,52],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7415"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=7415"}],"version-history":[{"count":59,"href":"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7415\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8211,"href":"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7415\/revisions\/8211"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/8196"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=7415"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=7415"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diaolin.com\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=7415"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}