settimana 42 – una lettera da uno sconosciuto
7 ottobre 2026, ore 11:05, sono sul terrazzo di casa mia attorniato dai miei amici: Trüffel: un cagnone dolcissimo e abbaiatore seriale un mix tra Lagorai e cane da trapunta (questa è la sua attività preminente), Simba: un cagnetto direi “avanti con l’età, maestro di canto di Trüffel, praticamente un usignolo che abbaia come un forsennato assatanato da non si sa cosa, Woland: un gattone mezzo Maine Coon col pelo lungo dolcissimo e, per finire in bellezza, Azazel l’altra metà del Maine Coon a pelo corto, stessa mamma ma penso padri diversi e, comunque, gemelli. I cani abbaiano, mi sporgo e vedo il postino, un signore simpatico ma sempre troppo frettoloso con il suo mezzo che si fa strada feroce tra il traffico infernale della “SP71 del repèz” che infila due buste nella feritoia della posta. Una è azzurra, strana, e di dimensioni piccole, quasi un annuncio funebre mascherato dal colore tenue della missiva.
Scendo le scale con il mio solito passo che, in discesa, come raccontano gli antenati (miei) “ogni sant aùta”, e apro con la chiave, dopo avere armeggiato inutilmente cercando di estrarre le buste dalla feritoia, e mi trovo con un avviso da una Banca e una lettera fatta come un origami: azzurra e legata con dei triangolini bianchi che denotano la minuzia costruttiva di questo strambo involucro; in alto un francobollo con un timbro postale e sotto, a destra, il mio indirizzo di casa. Scritto a mano, semplice.

Come potete osservare c’è una cura particolare in questo contenitore quindi lo apro e vi trovo dentro un racconto che, mi sovviene, potrebbe essere stato scritto da un essere umano ma la forma linguistica potrebbe tradirne un contenuto dettato da una IA qualsiasi.
A prima vista sembra un indirizzo normale ma “Val di Cembra” la dice lunga sulla cura estetica del contenuto.

il testo dice questo: “Al giorno d’oggi se avete l’intenzione di compiere il gesto estremo, fossi in voi eviterei di spargere la voce… Potrebbe accadere infatti che, misteriosamente, vi intercetti una campagna pubblicitaria che si propone di soddisfare anche questo vostro ultimo desiderio. Vi verrà presentato, di volta in volta, un prodotto o un servizio sempre più efficiente, ma mai del tutto. Amazon o chicchessia deve almeno rifilarvi una decina di questi gadget utili a perseguire il vostro scopo, loro devono massimizzare tutti i processi tra cui la vendita. Nella prima fase, amatoriale, del vostro progetto, l’inserzione attaccherà mostrandovi elastici e lamette… prodotti da poco, che nell’utilizzo vi faranno solo danni, non porteranno però al risultato sperato. Per ammazzarsi servirà di più e almeno per un paio di volte. Con la frustrazione crescente, e il dolore con essa, andrete alla ricerca di un altro attrezzo più produttivo e la piattaforma con i suoi bestseller tornerà in vostro aiuto.
Forse, dopo aver speso una cifra prestabilita, concordata dal CDA di una grande azienda in un attico di cemento di una grande metropoli, solo dopo aver raggiunto quel premio, quella tessera cliente FIDELITY, vi verrà sbloccata finalmente la possibilità di fermarvi il cuore. La vostra insopportabile fatica della vita avrà comunque seguito alla lettera il copione e rispettato fino alla fine questo importante ruolo di ottimo consumatore.
La nostra azienda vi ringrazia per la fedeltà, allegata qui trova una tessera per uno sconto del 50% per la vostra bara linea PREMIUM, valido fino a domani, affrettatevi!”
Lo leggo con attenzione ma non riesco a comprendere chi possa essere il mittente, anche se mi viene in mente un nome e rimane fisso nella mia testa finché giro il foglietto e trovo questo:

e qui il dubbio si trasforma in certezza, controllo ancora la scrittura sulla busta e il nome è certo: Lollo, un amico di Canazei che, sicuramente non si lamenterà della menzione anche perché ho trovato questa sua idea un bellissimo modo di contestare la nostra idea di poter acquistare tutto se si hanno i soldi. Però la domanda vera è: quanti di voi hanno acquistato la propria bara in caso di offertona? Io penso nessuno perché nessuno pensa alla propria dipartita come un punto d’arrivo ineluttabile, semplicemente si pensa che fondamentalmente questa cosa porti sfiga (francesismo) quindi non la si annovera neppure tra le possibilità di investimento né a breve e neppure a lungo termine.
Ora voi direte: ma Diaolin non aveva altro da fare che raccontarci questo episodio, pur se interessante, farcito di una lettera che annuncia la morte dell’astante? Ma certo che no, infatti qui non si parla di morte ma di mercato nel quale confluiscono i pensieri di un buon commerciante peraltro avveduto, previdente. O si parla del cliente che sarà altrettanto giudizioso e riflessivo da non pesare sulla famiglia per l’acquisto del contenitore funerario?
Ma cerco che no: è il mercato, bellezza, direbbe un piazzista d’antan che vuole giustificare una spesa che nessuno farebbe mai. Che mi risulti solo Dracula (racconto) viveva in una bara ma non voglio discutere delle usanze della Valacchia.
La parte migliore sono stati i commenti su Whatsapp che riporterò fedelmente evitando i mittenti, li divido in due filoni: chi ha percepito l’ironia e chi non l’ha percepita e potenzialmente non la vuole recepire neppure dopo le mie spiegazioni:
E.: Ma da dove viene? 😵💫
Cerca di non usarlo per piacere
F.: Anch’io voglio la.bara!
M.: Meraviglioso (lo sconto)
G.: Taffo ha fatto scuola ma non necessariamente in meglio… sembra il personaggio che dovevo
interpretare per il corso di teatro che ho fatto qualche anno fa: un venditore di bare.
Avevo fatto pure i biglietti da visita (che poi ho lasciato in vari locali)
N.: Le persone non hanno senso dell’ironia, l’ironia richiede intelligenza del cervello, non A.I
M.: Ma chi sarà stato quel deficiente?
O.: Sì, questa è davvero forte e molto emblematica del periodo che stiamo vivendo!
Riuscire a essere ironici senza sminuire anzi, facendo ancora maggiore pressione
sulla drammaticità del momento è da veri geni!! 👋👋🤞
L.: Ciao Giuliano. Ma è uno scherzo o qualcuno ti ha preso di mira?
Quando sono stata consigliere comunale di minoranza, ho ricevuto anch’io lettere anonime,
ma il tenore era diverso. Immaginavo chi le avesse mandate anche se non ne avevo la certezza.
Tu immagini chi possa essere stato? Comunque io segnalerei la cosa.
Mi sembra grave. ( Istigazione al suicidio?)
Se invece è uno scherzo e sai chi te lo ha fatto,….ridiamoci sopra.
Dal timbro postale non si capisce dove è stata imbucata…👋
L.: Sas chi che l’è? Vai dai carabinieri perché quei li… i ven sot a tò casa
M.: Memento mori… ti stai preparando?
O pensi anche tu, come la epigrafe che Duchamp dettò per la sua tomba:
Comunque a morire sono sempre gli altri?
D.: Ma è una tua iniziativa Diaolin, un tuo modo per fare satira sul presente? Comunque geniale!
Comunque bravo il tuo amico, salutamelo, un abbraccio!
A.: Grazie. Ho già aderito all’iniziativa…
Penso che bastino i messaggi per comprendere la portata di una battuta ironica peraltro geniale.
Ho lasciato le risposte che ho dato nel mio telefono e lascio a voi fornire le vostre.
Grazie a Lollo che ha saputo, inconsapevolmente, risvegliare una settimana rivelatasi, dopo la lettera, catartica.
E, per finire, quale considerazione potremmo trarre da questa vicenda che nel suo intento di farci risvegliare da un torpore estetico ha risvegliato invece, nella maggior parte delle risposte, una percezione di fastidio verso l’autore della missiva, senza conoscerlo e senza percepirne il tratto umano che ne contraddistingue la protesta sottesa al messaggio che sembra paradossalmente un augurio di morte?
Non voglio giudicare nessuno ma neppure essere così superficiale da ignorare le parole: per me le parole hanno un peso, e alcuni commenti mi hanno fatto a volte ridere e a volte sobbalzare. Dobbiamo riconsiderare le nostre parole anche durante la loro creazione e la loro esposizione; esse possono essere genitrici di una visione del mondo oppure essere figlie di un’altra visione del mondo magari peggiore perché legata ad un pensiero indotto dalla vista di una bara che altro non è che un contenitore da noi associato alla morte ma quella accade prima di finirci dentro. Quindi perché, vedendola, ne percepiamo un profondo disagio ma quando ci presentano il conto del funerale paghiamo senza problemi qualsiasi cifra? Non vorrei che la risposta sia così semplice da essere accerchiata e inclusa in 4 parole: “si tratta di mercato”!
Non possiamo e non dobbiamo farne una questione di soldi però bisogna guardare in faccia il mondo reale: la spettacolarizzazione della dipartita fa in modo di ipnotizzare le coscienze e farci dimenticare che il “morto” non sa che lo stiamo facendo per lui e qualche “vivo” comprende che questo gioco è, e resta, un gioco di mercato talmente potente da non essere percepito quasi da nessuno, a parte da chi ti vende la sua partecipazione ad dolore. Le prefiche avevano questo senso ma il dolore personale non si può condividere a meno di fingere. Il dolore è un momento interiore potente e, a volte, definitivo.
Non ho acquistato la bara e d’altronde non ho neppure chiamato i Carabinieri: mi sembrava eccessivo e lontano dalla mia percezione del meraviglioso regalo.
Diaolin
Musica: Arvo Paert – Lamentate
