Terlaìna – Ragnatela

TEMPERANZA

TEMPERANZA
Un caffè d’oro
Lo hai mai bevuto un caffè in un’oreficeria?
Che domande, certo che no. O forse sì, ma non ce ne eravamo mai accorti.
In fin dei conti, si tratta semplicemente di dare un nome alle cose, di sapersi nutrire di quelle sfumature per cui oggi sembra non esserci più spazio.
Un caffè, ma anche due, che ogni giorno ha un sapore diverso, perché in quella tazzina, riempita da mani coraggiose, nuotano speranze, sguardi tristi, cornamuse da guerra, tremolii di stelle.
Un caffè in oreficeria, dicevamo, in quel minuscolo avamposto di socialità che sostiene “quel piccolo tesoro che è questo paesino di montagna”. E per raggiungere l’oreficeria, ogni mattina, ogni giorno di tutti i giorni, un rituale preciso che non nasconde la sacralità della mèta: il passaggio sotto al Pòrtech del Piti, il saluto discreto alla solita gatta sfuggevole, caffè, secondo caffè, sorrisi, i panini all’uvetta. L’abbraccio di un cane.
E se stai pensando che un rituale non sia altro che una banale sequenza di gesti ripetuti, ti sbagli. Eccome. Nell’appassionante flusso di coscienza che ci regala Diaolin, ogni giorno nuovo (o forse vecchio) ci sorprende, ci tiene l’anima al caldo, ci spinge a guardarci indietro, ma anche avanti.
Avanti dove?
Tutte le direzioni.

Elisa Travaglia
viticultrice per amore – Grumes

Questo/a opera è pubblicata con una Licenza Creative Commons
Free Cultural Works

6 risposte a “Terlaìna – Ragnatela”

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