settimana 26 – Guerra
2026, sabato 27 giugno – settimana 26
Ultimamente si parla sempre più di guerra ma i morti sono solo numeri… neppure numeri primi|
La radio ci tartassa, la rete pure, intorno c’è un rumore insopportabile e non trovo mai parole che lascino speranza a questo cuore, attanagliato com’è, nel turbine del non-senso.
Si parla spesso di futuro e lo si disegna, con la IA visto che appare più capace di prevederne i contorni intorno ai pensieri più belli che confondono le menti semplici, quelle che non sanno scegliere il vero, quelle che il vero lo trovano già scelto e va bene così!
Ma il vero è un concetto talmente relativo che mi fa tornare in mente le parole di Ponzio Pilato rivolte a Gesù di Nazareth in risposta alla sua affermazione “Io sono la verità”:
“Cos’è la verità?”
disse Pilato, per poi girare i tacchi ed andarsene senza aspettare alcuna risposta.
Perché ultimamente i morti sono diventati numeri glabri e solo matematicamente reali invece di essere dei numeri primi univoci e indivisibili? Cioè, ognuno con le proprie caratteristiche, col proprio vissuto, con il disegno della propria storia come vestito ed essenza, indivisibili se non per se stessi. Con ogni persona la propria unicità, anche se semplice e con la propria complessità, anche se povero. Intendo povero di soldi.
Abbiamo perso l’umanità a favore del conteggio spurio quasi fossimo una calcolatrice di un ignoto commercialista ottuso che vede nei numeri reali l’unica scelta possibile, l’unico fine ultimo.
Io mi chiedo se Tucidide sia ancora vivo nel colore della nostra indifferenza e progetti, attraverso il nostro fare, tutto un pensiero vecchio di 2400 anni quando due entità combatterono per dimostrare chi fosse il più forte. Nessuna logica, nessun merito e nessuna ragione, solo la forza bruta.
Ecco, noi viviamo una guerra continua e la combattiamo con i pochi mezzi che stampa e informazione ci mettono a disposizione: messaggi ai quali non possiamo rispondere né controbattere.
Ne parla solo il potere, decide solo chi il potere lo ha e, domanda: siamo ancora sicuri che questa cosa si chiami democrazia o è un eufemismo per evitare di nominarla come si dovrebbe?
La guerra è fatta di colori rarefatti che tendono inevitabilmente al rosso per chi la subisce e al nero per chi la provoca ma non si tratta degli unici due colori coinvolti, c’è anche il colore dell’indifferenza che siede dalla parte del potere, dalla parte del forte, dalla parte sbagliata.
Dalla parte di chi, se non ha ragione, se la prende comunque e scrosciano gli applausi di un popolo di ignavi.
Io penso che la nostra esistenza vada rigenerata per essere accettabile per questo pianeta, non possiamo pensare di crescere a dismisura in un posto che non è infinito ma tende a diminuire il nostro spazio vitale. Non ho ricette curative, ho solo pensieri che mi fanno rivalutare il ruolo che abbiamo su questo pianeta. Finora abbiamo fagocitato tutto e ci siamo, alcuni perlomeno, riempìti le tasche dell’inutile e del superfluo togliendolo a chi non ha neppure il minimo vitale ma ci sentiamo puri e distanti da questa situazione creata da noi stessi.
Possiamo pensare di essere nel giusto ma ricordiamoci che il giusto è una parola usata a caso e messa sulle labbra di chi non si rende conto di mentire a se stesso.
Chi che sa, sa!
e chi che no no sa sassàde! (cit.)
Dice un proverbio trentino che la dice lunga sulla guerra e sul potere.
Pensiamoci…

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