settimana 30 – angoscia pulsante
È un tarlo che mi rode dentro e mi consuma con la sua abilità di intrufolarsi nelle pieghe delle mie notti rendendo vano il desiderio di noia che mi pervade sempre, rimpopolando di pensieri truci momenti che potrebbero essere vacui, vuoti, assenze dal senso, fragili sensazioni poggiate sulla leggerezza del vivere; semplici ambizioni di proiettarmi fuori dal mio corpo in un volo di farfalla che galleggia sopra il vento, fiore in fiore e poi morire dentro il canto della sera.
Vorrei costringere i miei sogni a dipanarsi dal groviglio ruvido di immagini, ripetute dentro un film fatto di corpi mutilati, gente lasciata in fin di vita ai bordi della strada, bambini zoppi e martoriati da giochi fatti apposta per ferire il senso di umanità scomparso nel dettagli di una guerra che non conta i suoi cadaveri ma capta solo il suono del denaro messo in mani che non sentono il terrore del fischio sordo di un proiettile: ti sfiora e poi ti annienta. C’è solo un conto ripetibile e sincero è un dio maledetto da chi non lo vede ed è indispensabile per chi lo adora, un suono stanco di banconote che rimpinguano le tasche: indifferente!
Continuano così le notti, stanche, spossate dal rumore di voci vuote a parlare di pace, a discutere di libertà e di consapevolezza che siamo umani ma, forse, è questo il grande problema: possiamo scegliere, selezionare il nostro fare, optare, non fare. Non c’è un momento in cui l’istinto debba sovrastare il senno della nostra umanità. Mi rendo conto sempre più che il mio amico Arturo Nicolodi aveva una posizione seria nei confronti del tutto, inteso come approccio alla vita comunitaria, come la chiamava, con lungimiranza, lui stesso.
Il motto era semplice ma disegnava un modo di vivere condivisibile:
“Mai arrabbiarsi, solo meravigliarsi!”
Riuscire in questa battaglia contro me stesso diventa impresa di altri tempi, sentirsi quasi un Don Quichote contro i mulini a vento della propria anima che freme e disturba la quiete dell’essere vivo. Cervantes, l’autore, credo ne sapesse molto di più di quanto non trapelasse dalle pagine del suo celebre romanzo a volte ridotto ad una burla per cuori leggeri. Comprendere che io stia vivendo, nel profondo del cuore, una battaglia che perderò, inesorabilmemente, fa pensare ad un bivio sovrastato dal famigerato cartello “TUTTE LE DIREZIONI” e ad una scelta sbagliata portata avanti con pervicacia, quasi ossessione ma, spero di non sbagliarmi, per me è scelta di speranza volta ad un futuro che sarà troppo breve per viverlo appieno ma decisamente l’unico possibile per rendere l’essere umano libero dal suo tratto peggiore.
La mia ricetta è semplice: godere dello scorrere dell’acqua come il ticchettìo di un orologio che non gira all’indietro ma, inesorabile, sfugge rapido alla lancetta dei minuti che rincorre il tempo vero. È questo momento, semplicemente vivo, che mi attanaglia in questi luoghi e mi concede ancora un attimo da vivere e pensare. Anche la notte, la mia nemica di sempre, mi spinge verso un baratro ma io la vivo come stimolo al piacere di travolgermi in un sonno esagitato per risvegliare, dentro me, un mondo dove la pala di un mulino mi porta avanti leggero verso la fine.
È forse questa la felicità?
Diaolin
Musica: Arvo Paert – Lamentate


Bellissimo doloroso racconto che si può condividere come il sentimento di questo tempo amaro come il fiele. Ogni giorno sapere che i signori del danaro e delle guerre che fanno profitto senza neanche poter seppellire i morti. Le guerre e la miseria procurata a persone inermi, espropriate dalla vita vera. Le guerre che sono anche la “pazzia” di un esperimento tecnologico per misurare la fredda volontà di potenza che non risparmia nessuno, bambini, anziani, donne, giovanissimi e uomini che pure si oppongono, una Resistenza inimmaginabile, nel proteggere e rivendicare il diritto all’esistenza…Ma fa male vedere la devastazione anche dei luoghi del vivere, di quella comunità collettiva dei gesti quotidiani, della natura dove scorre il sangue, anziché l’acqua…Giuliano le tue parole somigliano tanto ai sentimenti che ci uniscono e ci appartengono, un’alternanza tra lo sconforto di sentirsi impotenti, ma che non piega mai nell’assenza dell’indifferenza. Ricordare il nesso con Cervantes
Grazie, mi rincuori sempre cara Anna
Buongiorno Giuliano, mi sveglio con questo tuo bello scritto! Io sono abituata a leggerti Indonesia dialettale,ma molto molto bello anche in prosa!
Certo i tempi sono questi e chi ,come te,è dotato di sensibilità ALTRA ci conduce a rifelettere; meno male che esistono i segni della natura che aiutano a godere di quel poco di vita che resta!
Naturalmente grazie sempre per queste meraviglie
Ti ringrazio molto per il commento e Indonesia dialettale mi piace tantissimo grazie ancora