settimana 31 – realtà apparente

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Discutevo con un amico stamane, lasciandomi andare come è nel mio dire spontaneo, su un pensiero che mi balena, sempre più presente, tra le pieghe del mio cervello oscurando, anzi rischiarando, il senso della mia riflessione: dato l’afflusso importante di persone estere avremo, in futuro, un sindaco pakistano, indiano o bengalese che dir si voglia. Sarà una persona che riporterà la quotidianità nelle istituzioni e trasformerà il senso di appartenenza in un concetto che credevamo fosse superato ma ciononostante presente nei pensieri reconditi della popolazione: il nostro piccolo mondo si trasformerà e diventerà uguale al resto del pianeta e questo è un male da combattere.

Ci ho pensato a lungo, anche prima della discussione con Peppe (nome inventato) e, nonostante l’atavica paura del “nuovo” e dello “sconosciuto”, el furèst, non sono d’accordo di principio. Mi sento distante da questi non-luoghi che attizzano rivalità insensate senza conoscere prima il problema che potrebbe, peraltro, rivelarsi fuoco di paglia e spegnersi come un fuoco fatuo nei meandri di una notte buia. Restano però presenti e potenti nella mente di chi, ora, vede demolito il senso del lavoro dei nostri vecchi, dimenticando che lo abbiamo (s)venduto a sconosciuti, questo senso, senza preoccuparcene.

Qualcuno di noi conosce il nome del nonno del proprio bisnonno? Io no, del bisnonno e delle bisnonne Domenico e Fortuna e da parte di nonna la Trinele, che ho conosciuto e le rammento bene ma, temo, che già ricordarne il nome sia una peripezia linguistica riportata magari a caso dal nonno. Ci sentiamo legati ad un senso del quale siamo senza padronanza, senza radici, siamo senza le parole che disegnavano un luogo, una valle, che non esiste più, neppure sulle vecchie mappe. È fatta di soli pensieri che stentiamo a raccogliere in un quadro oggettivo che spieghi il significato del vivere in un luogo nato anche per noi ma decisamente diverso dal lascito dei nostri vecchi abbandonati nei cassetti del vecchio scrittoio in pallide fotografie.

Un mondo in divenire che non riusciamo più a seguire, oberati dagli impegni che ci pone la società e travolti da quelli che ci prescriviamo noi, come cura immaginaria al dolore dell’anima, senza renderci conto che il tempo scivola e che noi ci siamo o non ci siamo, il suo fluire non ne viene neppure scalfito. Viviamo in un luogo e verremo dimenticati, a meno di non fare guerre e provocare milioni di morti, ad esempio: chi si ricorda di Appio Claudio Cieco o di Marco Vipsanio Agrippa? Quasi nessuno, però Cesare, Bonaparte, Hitler e Stalin sono nomi noti e conosciuti quasi fin nei minimi particolari. Vi siete mai chiesti perché non si ricorda chi ha fatto del bene? In questi due casi hanno creato acquedotti|
Sembra quasi un fastidio sentire i nomi dei benefattori.
Chiediamoci il motivo vero però capisco che non sia così semplice ammettere di non averci mai pensato!
D’altronde abbiamo cose che non servono a niente e che non fanno niente ma crediamo in questi, chiamiamoli santi o dei, che si appropriano del senso di povertà umana per imporre qualcosa che loro non hanno scritto ma solo suggerito ad un veggente o meglio, ad uno stregone che implora benevolentia verso un cielo vuoto.

Occorre gestire il non-senso del nostro sentire, gestire la notte che avvolge i sentimenti e il chiarore che espande l’aurora sul rosso mattino tenendo per mano il futuro di noi, lasciando che voli leggero sul cuore.

Diaolin

Musica: Arvo Paert – Lamentate

2 risposte a “settimana 31 – realtà apparente”

  1. La memoria perduta soprattutto per chi nella storia si è speso per il bene comune. Il capitalismo predatorio sta asfaltando l’identità umana, le sue memorie originali e diverse, omologando visioni. Questa guerra agli ‘sconosciuti’ è entrata nelle menti di buona parte della gente ignorante e priva di sentimenti, diventando lo strumento per accreditarsi un consenso inconsapevole che mira al dominio unilaterale del “consumo” contro ogni originalità dell’essere umano. La sua storia, quella più nobile, frutto di una vita di relazione empatica, viene asfaltata dall’omologazione più bieca e putrida, quella pubblicità invasiva che mira a robotizzate l’umano. Il sovranismo dei mercati e delle guerre è la cifra di questo tempo. La speranza che un altro mondo sia possibile, sono i giovani che oggi esprimono un dissenso volto a ripristinare il senso della vita umana. Per questa ragione li vogliono zittire. Grazie, sempre sul pezzo le tue riflessioni.

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