Settimana 38 – con i soldi puoi avere tutto… escluso un minuto in più

Sembrava un discorso finito ed è diventata una chiacchierata infinita, molto proficua; da un concetto che sembra un’ovvietà ci proiettiamo verso un futuro non scritto ma prevedibile senza ombra di dubbio: la morte è la finale, volenti o nolenti, e qui ripeto il concetto di Iosif Aleksandrovič Brodskij: “La vita è breve e triste, hai mai fatto caso a come finisce?“, l’ho già esposto in “a sirene spietate” ma vale sempre come metodo per vivere appieno la nostra breve esistenza.

Parlavo con un amico e, ad un certo punto della discussione, siamo arrivati al concetto di denaro = potere = vivere meglio; sembra un discorso trito ma si rivela il punto di vista dal quale partire per comprendere il beneficio dell’avere denaro e il beneficio di averne a sufficienza. Pare un pleonasmo il fatto che avere denaro a sufficienza sia uguale ad avere denaro ma la differenza è che, nel secondo caso, non abbiamo un limite alla dimensione delle nostre tasche trasformando un bisogno quasi naturale in cupidigia senza fine.

Ripartiamo dal concetto iniziale sostenuto dal mio amico: è vero che avere denaro non mi fa guadagnare neppure un minuto di vita in più (?) però, in compenso, mi permette di vivere meglio la vita che ho a disposizione. Io concordo che avere più denaro permetta di vivere meglio la propria vita ma questa sensazione di felicità dipende per la maggior parte dalla mia percezione del vivere meglio: ad esempio avere il tempo per fare ciò che mi aggrada non è necessariamente un miglioramento della mia esistenza, probabilmente ne sono felice ed appagato ma, ritengo non sia solo l’occupazione del mio tempo a rendere la mia esistenza uno scalino superiore a quella dell’uomo comune. Penso che abbiamo bisogno, chi più e chi meno, di comprendere la presenza del nostro essere all’interno della società con cui, volenti o nolenti, dobbiamo confrontarci e rapportarci. Questo non è legato al denaro ma al nostro rapporto con l’alterità di ogni essere umano e con la delicatezza con cui affrontiamo l’uomo che ci sta di fronte; paradossalmente anche se fossimo dei monaci di clausura non potremmo esimerci da questo, anche la mancanza dell’altro è assenza e non sparizione pur avendo scelto una vita ascetica che non ci porta a rapportarci direttamente con altre persone.
Il confronto resta per me, quasi fosse un anagramma tronco, il conforto di non essere solo e di non essere il solo al mio mondo, perché di questo si tratta: ognuno di noi vive in un mondo disegnatogli attorno tramite visioni, considerazioni e dettagli imposti dal suo approccio e da quello degli altri anche se per la maggior parte ignari del risultato.

Avere il tempo di fare ciò che si vuole infischiandosene del lavoro, degli impegni e di tutto quello che ti viene praticamente imposto dal quotidiano sociale non ti rende molto più libero di essere te stesso; il punto vero è che essere se stessi non è essere liberi ma ti impone di subire le volontà del sé interiore. Dovremmo virtualmente pensare a noi, singolo uomo, come a un’entità astratta posizionata all’esterno del nostro esistere per comprenderne razionalmente il suo tratto profondo, ma questo non è sempre possibile forse neppure auspicabile perché presume una forte propensione al concetto di automa umano, cosa che è ben distante dal pensiero che sta alla base di questa mia considerazione anche se farcita di pensieri che non hanno nulla di scientifico ma provano comunque a rivedere il senso intimo del mio sentirmi umano.

Concludo questa mia dissacrazione rivelandovi che non sono convinto del fatto che senza soldi si stia o si possa star bene lo stesso ma questo va oltre il semplice pensiero che “i soldi non fanno la felicità” infatti neppure l’essere poveri in canna rendono l’umanità più felice; questo struggente momento catartico lo si può raggiungere sia attraverso i soldi che attraverso la miseria ma non ha a che fare con la proprietà bensì si ottiene attraverso un processo interiore di percezione dell’altro e, portandolo all’estremo, si materializza come senso di pace, libero e indipendente. È l’amore il gioco tantrico che pervade il raggiungimento della felicità e non durerà un attimo in più della nostra breve vita quindi sta solo a noi sposarlo presto: che sia fisico o platonico, con i soldi o senza, con qualcuno che senti parte della tua vita senza limiti, senza pudore e immaginando il domani migliore dell’oggi.

Ecco, questa è la mia idea di felicità: per sempre finché dura, come l’amore.
Ed il minuto in più?
Non disponibile, per nessuno!

Diaolin

 

 

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