settimana 33 – 33… cretini

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Alle volte rimuginare e arrovellarsi sul termine che si vuole usare diventa un puro esercizio di ricerca del dettaglio fine a se stesso ma in questo caso il lemma significativo “cretini” si adatta a ciò di cui voglio discutere con me stesso e con chi di voi vorrà partecipare.

Perché 33 cretini? Per un gioco di parole con trentatré trentini che mi piaceva rigenerare in un delirio di suono accattivante e forse innocuo. Il numero è la parte che non è deterministica visto che sappiamo bene che è in crescita costante pur restando fissa la popolazione del pianeta. Probabilmente lo sono pure io visto che ci ho pensato e non riesco a togliermi dalla testa questa frase:
siamo circondati e sembra quasi che l’unica soluzione sia la resa incondizionata.

A destra la destra e i benpensanti che credono di essere al centro, a sinistra la sinistra e i (mal)pensanti di essere di sinistra e al centro, cos’è(?), lasciamo perdere perché a forza di spingere il carro rischiamo di essere tutti dei fascisti che non si rendono conto di quanto sia sottile la differenza tra prevaricazione e comprensione. L’autorità continua a cambiare ma continua nel suo vortice verso la perdita di autorevolezza e scalata al potere. Possiamo comprare tutto, con i soldi, e possiamo vendere tutto a chi paga ma, restiamo abbarbicati ad un concetto vecchio come il mondo che ci fa aspirare ad appropriarci del possibile senza tenere conto del bisogno, neppure del nostro.

Miriamo a far gestire il mondo a chi lo ha munto e tuttora lo tratta come una vacca da latte senza insufflare il benché minimo alito di vita, siamo perduti dentro il nostro sforzo dissennato e insensato di diventare ed apparire come chi ci fa volontariamente del male ma lo riteniamo giusto. Perché chi è sugli scranni del potere non ha avuto nessuna pietà e nessun pensiero gentile verso gli ultimi del pianeta. D’altronde se sono ultimi se lo saranno sicuramente meritato e non tocca a noi cercare di tirarli fuori dal loro impaccio sociale. C’è chi prospera, c’è chi vive e c’è chi sopravvive su questa barca che va a spasso per l’universo e chi nuota sui bordi per tenerla a galla non viene considerato neppure dal capitano; il relitto che galleggia fa la sua rotta e se perderà qualcuno per strada significa che era destino succedesse. Purché non a noi!

Il potere anzi, la smania del potere, visto che è riservato a pochi, ci rende irriverenti verso tutti e ci pone nella prospettiva che prima o poi diventeremo come quelli che ora lo detengono senza renderci conto che si tratta di un gioco al massacro che ci porterà comunque, prima o poi, a morire.

La mia domanda è: Perché dobbiamo insistere a riempirci le tasche di soldi quando, alla fine, non serviranno neppure a un funerale decente visto che, in qualsiasi caso, noi non ci saremo?

Aggiungo che ho dovuto consultare l’enciclopedia Treccani per comprendere la portata del titolo legato a questa settimana e credo di non avere sbagliato oggetto a parte il numero che, credo sia molto più grande: avrei potuto chiamare lo scritto “L’invasione dei cretini” ma sarebbe stato poco condivisibile.

Diaolin

Musica: Arvo Paert – Lamentate

settimana 32 – salvezza e umanità

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Ci ho pensato a lungo prima di addentrarmi in questo argomento tanto suggestivo quanto doloroso e, paradossalmente, pressante sulle mie corde tese come un filo per stendere i panni sotto il vento dell’Òra del Garda che soffia costante sulla valle soleggiata:
come sarà il pensiero che lascerò al mio piccolo mondo abbandonato alle sue miserie, alle sue necessità, alle sue aspirazioni alle quali non ho potuto o voluto contribuire se non tramite questi scritti che lasciano solamente un pensiero ottuso nel colore delle parole che, temo, siano troppo generiche per essere considerate buone da qualche sporadico lettore.

Ho suonato per cinquant’anni uno strumento, una fisarmonica, ed ora ho cambiato mio malgrado a causa di uno scherzo della natura che mi ha costretto a rigenerarmi e ricominciare daccapo il percorso; non ho dimenticato quello che conoscevo ma non riesco più a farlo con la mia mano destra e sto insegnando alla sinistra ad obbedire al mio cervello. Sembra una cosa facile raccontare quest’impresa ma è tutt’altro che semplice spostare la concentrazione da una mano all’altra e capire che l’altra eseguirà con calma, senza la fretta dei 16 anni che mi permetteva di padroneggiare una bottoniera come un soffio di vento, qualsiasi cosa conoscessi da tempo.

Ecco, questa è la mia salvezza: suonare, magari poco tempo al giorno però esprimermi con un canto sincero dell’anima; la mia umanità è stregata dalla magia di cercare di controllare lo strumento che ora è un’accordina, uno strumento musicale a fiato con ance libere, simile a una clavietta, me l’ha costruita Marino Velušček, bravo costruttore di Nova Gorica. Quando dico controllare intendo dire fondermi con lo strumento per disegnare un suono che esprima la mia anima appieno anche se, sinceramente, è ancora troppo presto per usare questo verbo: personalmente credo di essere “en sonador” ma sono ancora lontano dal significato che vorrei dare a ciò che eseguo. Dentro di me conosco il senso che vorrei dare ad un soffio ma la tecnica langue ancora, servirà tempo e studio. Ho una grande dimestichezza coi suoni, datami dal tempo che ho passato al mio vecchio strumento, ma questo non basta: mi serve tempo e volontà.

Alle volte il proprio paracadute di salvataggio lo trovi dentro ad un attrezzo che suona se tu lo vuoi o che tace, in silenzio. Il momento che dedico alla mia ancora salvifica mi fa guadagnare qualche minuto di vita bella e da vivere pienamente. Mi piacerebbe condividere la mia sensazione e farla diventare il traino del mio mondo ma non è possibile, neppure pensarlo è possibile, però rimane un gioiello da condividere con tutti; è una di quelle cose che se tu la dai a qualcuno tu rimani con quello che avevi e non ti sentirai privato di niente.

Ritengo che questo pensiero che è pure la base di un’altra mia passione sia lo sprone ad andare avanti.
La condivisione è un’azione bellissima e, in fondo, non ti fa perdere nulla.

Diaolin

Musica: Arvo Paert – Lamentate