settimana 46 – le nostre colpe scaricate sui giovani

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Comprendo che, già dal titolo, questo argomento genererà malumori e contestazioni ma non sono certo io quello che si tirerà indietro sulle proprie convinzioni, a meno che qualcuno non le combatta con una dialettica ragionevolmente accettabile: sono disponibile a rivedere la mia visione solo se riuscirete a confutarne i fondamenti che ne stanno alla base.

Detto questo parto dal titolo che genera confusioni e contusioni nel mondo reale di chi vuole vederne solo una parte: la parte di chi si sente nel giusto.
Questa settimana nasce dal pensiero generato dal gesto di ribellione proposto o imposto dalla nostra gioventù attraverso delle manifestazioni che, in origine e a mio parere, non avevano niente di violento ma si sono trasformate, pochissimi fanatici, in alcuni atti che riteniamo siano assimilabili al terrorismo (pare che la Palestina e il conflitto israeliano siano la base di questo gioco al massacro) e il risultato è, per l’opinione comune, un’azione volta a scardinare lo Stato e minarne i principi democratici.

Risposta facile e riduttiva ad un problema che, sinceramente, abbiamo causato noi e non vogliamo prendercene la colpa quindi quale mossa migliore che far spaccare vetrine e spostare la focalizzazione del problema verso frange estremiste? Magari incendiare cassonetti e instillare nell’opinione pubblica che i giovani siano solo questi quattro coglioni che fanno un gioco di squadra di tipo fascista? E, perché no, come convincere l’opinione(?) pubblica che siamo attorniati da gente che non vuole sottostare alle regole e farsi avanti spaccando tutto rompendo tutte le metodologie che sono alla base di un rapporto tranquillo in società? No, la questione vera è che non riusciamo, come non sono riusciti i nostri padri, ad ammettere di avere fatto degli errori talmente grandi da deturpare l’idea di futuro che vorremmo avessero i nostri figli.

– Quindi spaccando tutto e rovinando indiscriminatamente dovremmo permetterlo perché abbiamo sbagliato qualcosa, Diaolin?

No, non era questo il senso del mio scritto: mi chiedo solo perché se 300.000 persone si lamentano non si fa nulla e se 100 persone fanno casino vale tutto per peggiorare una situazione a dir poco inaccettabile? Perché si ascoltano le persone che hanno una voce minimale nel consesso della gioventù e nel resto del comparto non si prende in considerazione nulla?
Sembra quasi che abbiamo la coda di paglia, e non parlo solo del governo ma di tutta la popolazione che si considera arrivata e, con questa convinzione, butta alle ortiche anni di discussione sociale e rivendicazioni che, a ogni pié sospinto, sembrano annichilirsi in un discorso che si evolve solo in scariche di legnate e cariche di celerini che obbediscono solo alla legge del più forte andando a stringere una protesta che, a mio modesto avviso, può essere ragionevole e ascoltabile in un crogiolo di recriminazioni fatte solo per distruggere quello che abbiamo fatto noi

Ma ci siamo mai chiesti cosa abbiamo fatto nella nostra vita?
Abbiamo mai fatto un discorso collettivo che prenda in mano la nostra vera natura e la disegnasse sopra il gioco della storia?
Io non credo e non voglio tirarmi fuori dall’assurdità del nostro pensiero: i giovani sono come  eravamo noi ai nostri tempi ma con una differenza fondamentale: noi abbiamo vissuto un momento storico con una crescita personale oggettivamente positiva ma abbiamo lasciato in eredità un mondo pieno di problemi: affitti impossibili, scuole devastate dalla mala gestione immerse in un vortice che mira al profitto, prezzi al consumo che non premiano i produttori, tempo libero considerato inutile e siamo sull’orlo di una guerra con il fantasma della leva obbligatoria che, prima o poi, porterà i nostri figli a battagliare per difendere chi li ha usati per farsi i propri comodi!
Volete che vi dica chi sono quei signori che mandano in battaglia i giovani ma si lamentano di una vetrina rotta o lo sapete da voi?
Volete davvero che vi riveli questo segreto segretissimo?

Un amico mi ha detto: sarebbe corretto sentire i giovani anche quando si lamentano ma poi rompono  qualcosa quindi, invece di gestire chi rompe le finestre, non fanno niente e la loro protesta diventa la base per la guerriglia!
E qui casca l’asino: cui prodet?
Vi siete mai chiesti perché vale di più, come detto poco sopra,  un vetro rotto di una protesta pacifica?
Ve lo dico io: siamo ottenebrati dalla nostra voglia di far andare le cose come vogliamo noi e non ci accorgiamo, neppure quando il problema è lampante, che le cose non vanno sempre come vogliamo noi, e per fortuna aggiungo io.

Stiamo affidando il nostro futuro a persone che non vedono il proprio neppure per un solo giorno e le accusiamo di non percepire la bontà dei nostri passi e di essere diventati irrispettosi del nostro presente.

Siamo veramente sicuri di avere preparato un mondo a misura d’uomo o si tratta solo di scuse per dire a qualcun altro di essere colpevole di ciò che, in un altra dimensione, sarebbe nostro compito risolvere?

Detto questo, personalmente non apprezzo le vetrine rotte e gli arresti con motivazioni assurde ma continuo a ritenere che il futuro nostro e dei nostri figli sia in mano ad essi e rompergli la testa con atteggiamenti squadristi non li aiuterà a cercare una soluzione.
Siamo troppo immersi nella ricerca di denaro per parlare di qualcos’altro e questa apnea ci porterà a perire convinti di avere visto giusto e avere tracciato una strada che i giovani non hanno saputo percorrere.

Comunque se non abbiamo la capacità di discernere tra i problemi che affliggono la nostra gioventù da alcune vetrine rotte cosa devo dirvi? Sappiamo fare di meglio? Finora non l’ho percepito!

Le colpe sono sempre dei singoli che non hanno fatto niente per correggersi ma diamo la colpa ai giovani di non riuscire a farci il giro.

Nel passo di chi cammina alle manifestazioni c’è una frase che nessuno vuole sentire: Ascoltateci prima di giudicare! Ascoltate ciò che abbiamo da dirvi, ascoltate questa collettività stufa di individualismo. Ascoltate il vostro futuro.

Stiamo andando verso una deriva dittatoriale con un motu proprio automatico dettato da chi, negli anni di piombo, non avrebbe voluto cadere nella stessa trappola. Noi abbiamo vissuto quegli anni e sappiamo bene che eravamo stretti un una morsa che premeva sulla nostra libertà quindi: “che cazzo stiamo facendo contro chi vorrebbe costruirsi un futuro?” 

Vi lascio con questo pensiero che si perderà nell’inchiostro servito a stamparlo ma rimane una domanda che, spero, non ci farà dormire la notte. Siamo responsabili di ciò che abbiamo costruito e dobbiamo fare in modo che non si perda.

Sto parlando della democrazia che pare l’unico baluardo al potere della rete ma dobbiamo esserne convinti al punto di usarla per fare del bene ai giovani.

Diaolin

P.S.: scusate per le parolacce ma erano necessarie

Musica: Arvo Paert – Lamentate

 

12 risposte a “settimana 46 – le nostre colpe scaricate sui giovani”

  1. In parte posso essere d’accordo sul tuo discorso.
    La protesta è sempre legittima ma SOLO quando è pacifica…
    Non condivido il discorso sui celerini e sugli atteggiamenti squadristi della polizia che fa solo il proprio dovere tentando di limitare i danni causati dai coglioni che – non si capisce come mai – sono sempre presenti.
    Ogni generazione ha dovuto faticare per ottenere qualcosa…
    Non capisco però quale possa essere la soluzione e, cosa possano pretendere dal governo…
    I problemi attuali sono dati dalla situazione geopolitica globale che se ne fotte altamente di qualsiasi decisione del governo italiano.
    Il problema degli affitti alle stelle? Cosa potrebbe fare il governo per i prezzi degli affitti? Imporre un tetto? Limitando il diritto a disporre dei propri beni ai proprietari? (Secondo me è una pura follia)
    Il problema del caro carburante? L’unica cosa che potrebbe fare il governo sarebbe quella di abbassare le accise ma quanti soldi entrano in meno sul bilancio…

  2. … dello Stato?
    Voglio dire… capisco i problemi ma non trovo alcuna soluzione…
    Negli anni del boom economico abbiamo assistito alla fuga dai paesini verso le città… Magari ci sarà un ritorno ai paesini se le città diventano impossibili.
    Se i prezzi nelle città diventano insostenibili, la gente si sposterà, la domanda calerà e i prezzi dovranno scendere per forza.
    Alla fine è una questione di domanda e offerta: il libero mercato farà il proprio lavoro e troverà da solo un nuovo equilibrio.
    Poi è la mia idea eh…

    1. Pacifica significa che non danneggia nessuno… sai: quelle cose dove non si picchiano, non spaccano vetrine, non saccheggiano ecc… Una cosa ragionevole insomma…
      Invece – secondo me – pacifica significa che interessa a qualcuno.
      Interessa a chi sa per che cosa sta manifestando e che cosa chiede.
      Violenta invece sposta l’attenzione dal risultato per cui è nata, e fa si che i riflettori vengano puntati solo sui delinquenti.

        1. Bene, ma veniamo al concreto…
          Che soluzioni concrete vedi per i problemi per cui manifestano?
          E’ questo che non capisco!
          Magari sono io che non le vedo eh…

  3. Caro Giuliano concordo in larga parte con le tue riflessioni, e con i vari aspetti che tu hai affrontato recependo le istanze di quella massa di giovani che hanno tolto il tappo di tutte le contraddizioni di questo sistema disumano, organizzato in anni dai tecnocrati del nuovo capitalismo e che hanno messo al centro gli iteressi di pochi padroni nel mondo. Giorno dopo giorno,in questi anni passati e, in questo tempo presente, le politiche attuate dai governi al comando, con una classe dirigente sempre più scadente e incapace di prevedere il futuro, ha lasciato il campo libero al tecnocapitalismo in mano a dei veri psicopatici,che stanno occupando gli Stati in gran parte del mondo.Le democrazie parlamentari della nostra Europa, che erano incentrate sul Welfare, sul Diritto internazionale, e altro ancora, hanno subito una involuzione autoritaria favorendo il mercato globale e i profitti di pochi. a svantaggio dei lavoratori, delle classi sociali più povere, e dei giovani.

  4. Giovani espropriati del loro presente e del loro futuro, rendendogli una vita difficile, quasi impossibile, da ogni parte si volga lo sguardo attento. La consapevolezza maturata in questi anni di guerra “tecnologica” , di pulizia etnica genocidaria, da parte dei giovani che hanno manifestato per far cessare la guerra in Palestina, contro il riarmo globale, contro tutti gli scenari di guerra, contro la prevaricazione razzista.Giovani pacifisti, criminalizzati dalla propaganda becera, identificati come “spaccavetrine”, che sono scesi in piazza contro la devastazione dei territori e delle persone dovute alle conseguenze climatiche di una economia globale fuori controllo.Giovani che stanno protestando contro ogni addebito, a loro assegnato, con la perdita dei più elementari diritti di sopravvivenza::la casa, lo studio e un lavoro dignitoso, dopo anni di studi, pagati cari.dalle loro famiglie.Bisogna saper distinguere, allarmarsi per questa nuova strategia della tensione, in atto. Grazie

  5. Voglio rispondere a Federico ricordandogli le misure adottate dai governi del passato, con i cosiddetti partiti di massa, dove gli affitti erano regolati dall’equo canone.Quando il Parlamento legiferava, non con i decreti leggi, come oggi è in uso, (e abuso) esautorandolo in questo modo di una delle sue prerogative costituzionali. Leggi votate da maggioranza e opposizione.Oggi i privati sono, nella città italiane, gli immobiliaristi che costruiscono palazzi con affitti impossibili, e per convertirli in “bed and breakfast” o studentati a cifre impossibili..Se vogliamo che l’economia sia solo basata sulla privatizzazione selvaggia dei territori, i risultati sono devastanti. Ci si preoccupa della migrazione, propagandisticamente, quando nella mia città Roma, è in atto da tempo la gentrificazione, a danno dei residenti. Fenomeno davvero inquietante. Uno Stato democratico deve fissare delle regole, intervenire sul dissesto territoriale, a causa della cementificazione. E garantire i cittadini

    1. Il problema della casa esiste, ma ricordare l’equo canone come una soluzione significa dimenticare che quella legge ha anche scoraggiato molti proprietari dall’affittare, riducendo l’offerta e favorendo gli affitti irregolari.

      Oggi, non siamo senza regole: nelle grandi città esistono già contratti a canone concordato, con limiti stabiliti in base alla zona e alle caratteristiche dell’immobile. Il punto è trovare un equilibrio tra affitti sostenibili e incentivi a mettere le case sul mercato.

      Gli affitti brevi invece non vanno demonizzati: sono una forma di attività economica e i proprietari devono poter decidere come utilizzare i propri immobili, nel rispetto delle regole. Turisti e visitatori generano domanda e sostengono tante attività locali. Se ci sono troppe poche case per i residenti, bisogna affrontare il problema aumentando l’offerta e costruendo politiche abitative efficaci, non trasformare chi affitta ai turisti nel capro espiatorio.

      Servono più..

  6. … alloggi, edilizia pubblica, meno burocrazia e regole chiare. Ma serve anche tutelare i proprietari: chi paga regolarmente deve avere i suoi diritti e chi non paga non può occupare una casa per anni senza conseguenze. Occorrono procedure giudiziarie più rapide ed efficaci per ottenere il rilascio dell’immobile, garantendo comunque le tutele previste dalla legge.

    Uno Stato deve certamente intervenire, ma non basta imporre divieti o tetti ai prezzi: bisogna creare le condizioni perché le case vengano effettivamente affittate. Altrimenti si rischia di ottenere l’effetto opposto a quello desiderato.

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