Settimana 47 – il morto: miserere
Sono un amante allo spasimo di un romanzo che, a mio parere, ha rigenerato l’idea di giustizia insita in una società che la bramava ma che, tramite cavilli, sotterfugi e giochi di potere, la stava perdendo o, meglio, pensava che non esistesse proprio; questo capolavoro di fantascienza e fantapolitica scritto da Michail Afanas’evič Bulgakov è “Il maestro e Margherita” ovvero la modernità della figura del Diavolo in tutte le sue sfaccettature ma decisamente diversa dal pensiero comune che sia lui a tentarci e immergerci nel suo brodo primordiale spingendoci ad essere ciò che non vorremmo mai abitare. Ognuno di noi crede di riconoscere il Diavolo ma non riesce ad identificarlo con il sé interiore! E questo è il dramma descritto da Bulgakov che, purtroppo, è presente dentro la nostra esistenza in modo preponderante e quasi mistico! Siamo coinvolti volenti o nolenti e cerchiamo di giustificarlo attraverso religione o credenza che sia, non cambia l’anima dell’uomo ma cambia la sua giustificazione, tutto lì.
Torniamo di un balzo al romanzo del nostro e ci fiondiamo sui giardini di Mosca, Patriaršie prudy (stagni del patriarca), due persone, il presidente del MASSOLIT, (il circolo poeti e scrittori di Mosca), tale Michail Aleksandrovič Berlioz e il poeta Ivan Bezdomnyj, stanno discutendo animatamente sull’esistenza di Dio e Berlioz cerca di convincere Ivan a cambiare il contenuto del suo nuovo libro cercando di confutare il racconto cristiano dell’esistenza di Gesù di Nazareth. D’un tratto un signore slanciato e con voce sicura si intromette e si presenta:
– Il mio nome è Woland e posso confermarle che, caro Michail, il Gesù di cui parlate è esistito davvero, ero presente personalmente al processo con Ponzio Pilato.
La reazione dei due fu prima di sbigottimento e poi di trovarsi di fronte a una spia reazionaria mandata da una potenza occidentale e alla fine dedurre che, davanti a loro sulla panchina ai giardini Patriaršie del centro di Mosca, ci fosse uno squilibrato e rimasero attoniti a seguire le involuzioni letterarie di Woland. Dopo una breve discussione il discorso cadde sulla capacità di prevedere il futuro e l’ospite inatteso si fermò e disse loro qualcosa che li fece ridere sotto i baffi:
“Stasera, caro Michail, non andrai alla riunione; per una semplice congettura: stasera sarai morto”
al che Michail Aleksandrovič Berlioz rispose:
“Carissimo signore, chi provvederà a farmi fuori visto che non sono ammalato e nessuno mi potrà impedire di andare al mio appuntamento se non uccidendomi?”
Woland: “Sarà una giovane donna del partito, e le taglierà la testa di netto, dopo essere scivolato su una macchia d’olio!”
Berlioz con disappunto disse: “Ma la smetta, una donna poi… anzi, ora vado a prepararmi all’appuntamento, la saluto!”
Woland: “Addio, anzi arrivederci”
Berlioz si alzò e dopo pochi rapidi passi scivolò su una chiazza di olio di girasole perso da una signora, Annuska; ruzzolò e finì con il collo appoggiato ai binari del tram che stava sopraggiungendo, guidato da una ragazza (con un fazzoletto rosso della gioventù comunista al collo) che, nonostante l’impegno con i freni, mozzò la testa di Berlioz che rotolò davanti alla panchina sulla quale era seduto Bezdomnyj atterrito e spaventato dall’accadimento. Si riprese dopo un lungo attimo e cercò di inseguire Woland attraverso Mosca ma qui mi devo fermare, ho già raccontato abbastanza del morto. e voglio tornare al titolo di questo breve racconto senza rivelare particolari di questo capitolo che si intitola “Non parlare mai con gli sconosciuti”.
Giorgio Allegri, grande musicista, scrisse il suo Miserere 3 secoli prima della dipartita violenta di Berlioz ma resta pur sempre un inno all’oscurità fatto di poche note, anche se lo esegue un doppio coro, che ne evidenziano il tratto apocalittico nella sua lettura spuria di una partitura glabra che si trasformerà durante la sua esecuzione futura fuori dalla Cappella Sistina in un capolavoro di sonorità: quasi a descrivere la partitura musicale in un connubio di fede e di credenza che percorre i secoli senza scalfirsi. Senza soluzione di continuità. Io trovo che il Miserere di Allegri ben si addica alla mancanza di fede di Berlioz come un momento di sentenza mistico senza alcuna possibilità di esimersi dal giudizio. Però siamo ancora daccapo e non sono arrivato al dunque del titolo. Sto divagando ma ora ci riprovo.
Quale sarebbe la similitudine tra il morto, Berlioz, e il Miserere di Allegri?
In questo caso non abbiamo nessuna similitudine ma un tentativo tramite il credere di rendere la morte una cosa accettabile; no, non per il morto ma per chi sopravvive e trascorrerla come un momento di transito verso un’idea balzana di aldilà: cristiano o musulmano o di qualsiasi credenza professata da vivo.
La morte come passaggio è un concetto che mi viene difficile da sopportare e condividere, personalmente ritengo che la morte definisca il momento che attraversiamo alla fine della nostra vita, senza altri pensieri, senza portarsi dietro nulla a parte la speranza dei sopravvissuti che il dolore provato dal paziente sia breve e leggero!
Resta comunque un nodo da districare e riguarda Woland e la protagonista di questa storia incredibile ed affascinante: Margherita, la regina del Sabba organizzato dal Maestro di ballo, sì proprio lui, con una schiera di dannati che per una notte salgono nella casa di Berlioz, il morto, trasformata in una sala da ballo sfarzosa e abbagliante per ossequiare il Diavolo e la sua Regina, per una notte.
La scena è questa: Margherita in compagnia di Koroviev e del gatto Behemot, due personaggi del romanzo, attendono che i dannati si genuflettano e salutino la regina ma ad un tratto, nella folla urlante, compare una ragazza di nome Frida che chiede a Margherita di aiutarla e poi viene trascinata via nella calca. Questa invocazione resta nelle corde di Margherita e, alla fine del grande ballo, mentre sta per andarsene a morire senza chiedere il pattuito a Woland, viene fermata dallo stesso Woland che le dice:
– Noi non abbiamo debiti con nessuno, le ho promesso un desiderio e tale voglio esaudire! ricordandole l’impegno preso
– Qualsiasi desiderio? disse Margherita
– Qualsiasi, noi non abbiamo problemi di sorta!
Margherita stava per chiedere che si liberasse il Maestro ma le passò per la mente la richiesta di aiuto di Frida, che aveva ucciso il proprio bambino dopo lo stupro con un fazzoletto bianco, e rispose:
– Voglio che, a Frida, venga tolta la pena di trovare sul comodino il fazzoletto bianco. D’altronde anche chi l’ha stprata ha fatto del male ma l’unica colpevole sembra lei.
Woland disse che lui non faceva queste cose compassionevoli e aggiunse: “lo faccia lei!”.
Margherita chiamò Frida e le rivelò che non le avrebbero più portato il fazzoletto sul comodino.
Ecco: questa è la storia d’amore tra Margherita e il Maestro (leggetelo) per chi vuole trattare il romanzo come tale ma, intrinsecamente, rivela una voglia di rivincita di Bulgakov difatti la storia vera è il suo amore per la giustizia che si evince dalle poche righe (25) del libro. E chi è la giustizia?
La giustizia è togliere una pena eccessiva a chi non se la merita.
in pratica questa specie di pubblicità prima a Bulgakov e poi a Allegri non era altro che l’ammissione che tante volte non siamo in grado di giudicare neppure le azioni che appaiono becere e, paradossalmente, neppure il Diavolo è riuscito nel suo compito di assegnare una pena corretta ad una persona che ha agito per disperazione. Ci ha dovuto pensare una donna!
Leggetevi il Maestro e Margherita cercando di superare indenni il secondo capitolo che vi stupirà non poco e ascoltatevi il Miserere di Allegri: sono due capolavori che vivono nel mondo che percorriamo ogni giorno.
Il Diavolo vi ringrazierà e troverete un Gesù molto afferente alla credenza cristiana, senza fronzoli e senza inganni.
Diaolin

