settimana 29 – un incontro dal Diaolin con una strega

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L’altro giorno ho incontrato una strega, ma certo era veramente, una strega in carne ed ossa, capelli, dipinti di rosso acceso, occhietti furbi, sguardo magnetico e sorriso che ammalia, quindi una strega a tutti gli effetti forse una fata dei boschi anzi “fòrsi na strìa”.

Sinceramente non me l’aspettavo che dal Diaolin venisse in visita una strega, fattucchiera di altri tempi che, non saprei come chiamarla in italiano ma “na anguàna” mi sembra il termine più appropriato in dialetto trentino: portamento elegante, linguaggio ricercato e di bella presenza quasi evocativa ma non ha le orecchie a punta anche se, temo, senta tutto ciò che sto bisbigliando sottovoce in questo racconto-reportage.

Il personaggio, molto interessante visti i presupposti, si è svelato quando ha ammesso di essere “fiammazza” e io ho subito pensato al famoso processo e a un eventuale stirpe arrivata fino a noi nei suoi panni moderni. attraverso gli alambicchi che distillano il tempo. dentro all’anima di questo giovane virgulto “de cavezàl” femmina

Le sue parole mi hanno fatto svanire l’idea iniziale di strega e l’hanno posizionata nella cerchia delle fate dei boschi attorniate da lucciole, in questo caso, multicolori, variopinte e sfuggenti all’occhio dei pellegrini che attraversano la selva senza dare ascolto all’alito delicato che sconfina verso le prime case del paese. Un essere volante che disegna il suo cielo come cielo di chi lo vuol vedere ed appare leggiera come il petalo di un fiore di bosco.

Il racconto sui libri che ha scritto ha fatto nascere una voglia atavica di scrivere, dico atavica perché dentro al mio cuore credo ci sia sempre stata la voglia di scrivere e descrivere il mondo che mi gira intorno. Con la sua umanità corrotta e con la sua disumanità felice, e poi con il sentire mio il profondo disagio verso le ingiustizie ed i torti subiti da chi non può fare nulla per alleviarli o per evitarli. Siamo sulla stessa barca, tutti, è verità ma non siamo tutti uguali, qualcuno la comanda, qualcuno arranca al timone e qualcuno è sul ponte con un bicchiere di whisky ghiacciato da portare alle labbra mentre sottocoperta qualcuno rema. Restano alcuni a spingere il veliero in panne con la forza delle braccia. Quindi no, non siamo tutti uguali anche se sulla stessa barca.

La strega racconta di streghe e folletti, racconta di persone perite nel fuoco sulle antiche pire per espiare umani peccati inesistenti e assolvere il popolo dai suoi delitti. Sono storie intriganti che disegnano un mondo fatato parallelo al pianeta in cui viviamo e si intersecano ai drammi popolari come processionarie impazzite. Forse il grande castigo ridurrà queste empie persone, malvagie, al sentire del prete di turno, giusto prima di un rogo purificatore.
Lei mi dice di canti dal cuore nelle notti di luna calante e li ascolta da un gufo che bubola amore ad un suono suo pari. Sono occhi che fendono il bosco ed un volo, in silenzio, li porta sopra i rami di un tiglio, profumo di miele la notte, arde un fuoco lontano e porta grida e dolore.
Ma la strega è innocente, bambina, si spaventa di fronte al tormento di cuori sbattuti sull’altare del senno degli uomini pii.
Winther cade, nel mezzo del cielo con le ali bruciate dal sole, lei si immagina il vivere quasi fosse rinata dalle ceneri nere del fuoco. Lei è viva e racconta la sua storia per me.

Ma la strega si chiama Ilaria Bonelli, in arte Winther, vive qui ed è rinata dalle ceneri di una notte di luna piena.

Diaolin

Musica: Arvo Paert – Lamentate

settimana 28 – una partita di pallone, forse una guerra

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Oggi si affrontano due squadre, sì, due squadre… di calcio.
Alla mia sinistra: Louis, Giovannino, Christian, Kiràn, Harris, Bòris e Ayan in panchina
e, alla mia destra: George, Robertino, Malìka, Aitana, Hiba, Eliàs, Faizàn e in panchina Tòivo, credo finlandese.

Portiere della prima squadra una femmina: Kiràn, col suo vestito tipicamente arabo
Portiere della seconda squadra Eliàs, pantaloncini corti, alla scozzese.

Non hanno la divisa di una squadra di calcio ma sprizzano felicità dal desiderio di giocare in compagnia.
E la squadra? No, la squadra non conta se non per la direzione verso la quale portare il pallone a rete!

Capitano Louis e George! Sembra si capiscano anche se credo siano di nazionalità diverse.
Fischio d’inizio!
Ma chi è che ha fischiato?
Ah, ora vedo, Eliàs il portiere della seconda squadra, ha dato inizio alla partita.

Subito una calca, Louis pass a Kiràn che dribbla Hìba ma Aitana lo intercetta e rimonta verso l’altro lato del campo, passa la palla a Malìka, che sarebbe in fuorigioco ma, qui, questa regola non vale, il campo è troppo piccolo, Kiràn prova a intercettare un palo netto ma, fortunatissima lei, la palla è troppo alta e va a finire fuori campo.

Fischio! Rimessa in gioco! Finta, calcio indietro, corner!
Tira George, ah no, è Louis, ma sì vabbè cosa conta conoscere il nome di chi tira?
Un genitore, lì vicino, impreca contro l’arbitro, che non riesco a vedere, perché a dir suo c’è stato un fallo di mano e pretende una punizione.
Mi giro e chiedo ancora spiegazioni e lui impreca nella nostra lingua perché a dir suo io non capisco un fico secco di calcio. No, la parola non era fico secco ma secondo me ci assomigliava molto. Mi spiega a modo suo che il regolamento dice così e cosà e che se non si segue poi i ragazzini non diventeranno mai degli adulti!
Adulti come noi, aggiungo io?
Prosegue la partita e il portiere femmina para un rigore assegnato non si sa per quale ragione e rimette la palla in gioco.
Il genitore solerte continua con le sue imprecazioni al suo dio e ad accusare di incapacità, credo, l’avversario che ha osato affrontare suo figlio e i bambini si guardano e sorridono felici.

Una mamma dice al suo bimbetto di non sudare troppo, quasi che si possa gestire il sudore!
Chiama il ragazzino e lui le dice che non può uscire perché metterebbe in crisi tutta la squadra.
Altri genitori applaudono e ridono contenti, no aspetta, sto esagerando, direi allegri.
Azione, passa la palla, dribbla l’avversario, finta, tacco e fallo.
Non si deve usare il gomito giocando a calcio.
Punizione.
Goal in palo netto, la ragazzina ha tirato con maestria e ha fatto goal!
La sua squadra esulta e la abbraccia con slancio.
Alcuni genitori urlano ai loro pargoli mettendoli di fronte al fatto di essere stati sconfitti da una femmina e prospettano loro un avvenire difficile se vanno avanti così.
Io mi chiedo, basito: ma la partita è tra bambini o è una specie di rivincita tra genitori che non capiscono niente?
Non comprendo perché bisogna aggiungere difficoltà ad un momento di spensieratezza fugace.

Alla fine i bambini fanno il conto dei goal, discutono sui falli e esprimono soddisfazione per le azioni riuscite bene e vanno insieme a mangiarsi un gelato. La squadra ha vinto, tutta la squadra. Nessuno ha perso, nessuno!

Ai genitori resta il rimpianto che la loro squadra abbia perso.

Ma io dico: vogliamo davvero che i bambini diventino questo tipo di adulti dove fondamentalmente prevale la prevaricazione?

A voi la scelta, se riuscirete a farla!

Diaolin

Musica